Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme, prima acclamato e poi messo a morte; d’altronde neanche i suoi discepoli avevano accettato il suo annuncio della sua passione e morte.
Sant’Andrea di Creta ci dice che “non dobbiamo distendere i rami” per accogliere Gesù, perché “destinati a seccare”, oppure i tappeti “la nostra esteriorità”, ma la nostra vita “deve accogliere” Gesù. Non con le nostre idee e pregiudizi, ma credendo e mettendo in pratica la sua parola di vita.
Solo allora ci incammineremo per celebrare, anche noi, non la “Pasqua di Gesù”, ma la “nostra” Pasqua che, come sappiamo, significa “passaggio”. Da cosa e da chi, dipende solo da noi deciderlo…
È anche la “Domenica della Passione del Signore” in cui vengono messe in luce: la divinità di Cristo, l’infedeltà del popolo eletto, il passaggio del Regno di Dio ai pagani.
Seguiamo Gesù che, con la forza del suo amore, non salva se stesso, ma gli altri. Noi. Sperimentiamo con Lui la solitudine della nostra croce, per essere poi accolti dal Padre. Sperimenteremo la nostra vittoria sulla morte, per essere testimoni di comunione, di pace, di umanità riconciliata.
Per l’approfondimento
Puntata radiofonica sul significato della Domenica delle Palme proposta da Portadiservizio sull’emittente diocesana Radio Spazio Noi. Confronto curato dal giornalista Roberto Immesi e il liturgista Giuseppe Costa.
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