La luce per Giovanni è la verità. Attraverso le nostre scelte, siamo chiamati ad operare un giudizio per credere che solo Gesù ci rivela il Padre. Lui che “non guarda l’apparenza, ma il cuore dell’uomo” (I lettura) e ci chiama a comprendere e a mettere in pratica “ciò che è a Lui gradito”. A “non partecipare alle opere delle tenebre che non danno frutto, ma piuttosto a condannarle apertamente” (II lettura). Ma noi di fronte alla tragedia delle guerre, alle ingiustizie commesse contro la persona umana preferiamo il “politicamente corretto”, le piccole certezze che il più volte, sono solo illusioni di poter “andare avanti, a qualunque costo”, scaricando le colpe sugli altri.
Nel brano odierno (Gv 9,1-41) Gesù si presenta come il padrone del sabato, induce il miracolato a cooperare con lui, e mentre i vicini sono colti dallo stupore e dalla meraviglia i Farisei si dividono tra contese e divisioni e alla fine decidono di ucciderlo. Solo il cieco nato, ha una coscienza retta che gli permette di essere libero e di dire la verità su quanto accaduto “prima non ci vedevo, adesso ci vedo… e quindi a professare la sua fede in Cristo: luce del mondo.
Il Brano inoltre, richiama il nostro Battesimo, attraverso il quale siamo stati inseriti in Cristo e nell’opera dello Spirito Santo, per vivere nella verità, evitando ogni pretesto per giudicare gli altri e tentare di nascondere il nostro peccato.