Quello narrato oggi (Gv 11,1-43) è l’ultimo dei segni compiuti da Gesù, prima del “più grande segno” della sua risurrezione. Facendo risorgere Lazzaro, Gesù dimostra il potere che ha sulla morte, proprio nel momento in cui la morte prende possesso del suo corpo. È lui infatti il principio e la causa della risurrezione. “Questa malattia è per la gloria di Dio” ecco, perché si rallegra di essere presente, e tutto ciò deve rassicurare i suoi discepoli, anche noi, che la malattia e la morte non sono le parole ultime della nostra esistenza.
Inoltre, nel dialogo con le sorelle, Marta e Maria, Gesù suscita in loro una profonda adesione di fede alla sua parola: “Io sono la risurrezione”. Questo dono esclusivo che, prima era solo di Dio, ora lo si può ottenere in Gesù, perché anche noi possiamo vincere le tenebre e le ombre della morte.
Usciamo con Lazzaro dai nostri sepolcri per ritornare alla vita, dono di Dio, che ci appartiene, nella misura in cui viviamo da risorti; dopo avere sperimentato la morte, saremo capaci di dare senso e significato vero alla nostra vita e alla nostra fede. Siamo figli della luce e non delle tenebre!
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