Papa Leone XIV, durante l’ultima Udienza Generale del mercoledì, dedicata al sesto capitolo della Sacrosanctum Concilium (una delle quattro costituzioni del Concilio Vaticano II, che ha profondamente rinnovato la liturgia), ha spiegato come la musica sacra esprima la dimensione affettiva della preghiera, e il cantofavorisca la comunione. «Attraverso la sinfonia delle voci – precisa il Pontefice – contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa così epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura».

Questa immagine di Chiesa come insieme armonioso e sinfonico di voci diverse richiama subito una delle pagine più intense del teologo svizzero Hans Urs von Balthasar, tratte dal suo celebre volume La verità è sinfonica. Aspetti del pluralismo cristiano.

La sinfonia di Dio

«Con la sua rivelazione – scriveva Balthasar – Dio sta seguendo una sinfonia, dellaquale non è possibile dire cosa sia più maestoso, se l’ispirazione unitaria della composizione, oppure l’orchestra polifonica della creazione, che egli si è preparato a questo scopo. Prima che la Parola di Dio si facesse uomo, l’orchestra andava invece strimpellando senza un disegno preciso: concezioni del mondo, religioni, progetti di vita politica in grande quantità; ognuno suona qualche cosa per sé. In qualche modo si ha il presentimento che questo suono cacofonico era soltanto una “accordatura”: al di sopra di tutto risuona il la, simile a una promessa [la venuta del Figlio, ndr]».

Per farla breve, Dio realizza una unità attraverso il Figlio, «l’“erede di tutto” – annotava Balthasar – per il quale era stata voluta anche tutta l’orchestra. Mentre sotto la sua direzione viene eseguita la sinfonia di Dio, si svela anche il significato della sua pluralità».

Cosa sta accadendo oggi?

Ormai da alcuni anni a questa parte, osserviamo un fenomeno culturale (in ambito sociale e talvolta ecclesiastico) che mette in discussione l’unità, prima descritta, e viene vissuta da alcuni come una prigione.

Oggi – osservava provocatoriamente Balthasar nel 1972 – «assistiamo a un potente desiderio di pervenire alla figura affascinante di Gesù Cristo, di comprendere il Cristo come egli era in sé, allo stato genuino, liberato dai funesti legami con una Chiesa istituzionale, con un mucchio di dogmi incomprensibili, di usanze sorpassate e di tradizioni sclerotizzate. Dopo le incrostazioni di duemila anni di storia, egli deve risorgere per noi nel suo primitivo, semplice e nuovo splendore».

L’esegesi biblica – come sottolineato dal grande teologo svizzero – afferma in modo categorico che la nostra conoscenza di Gesù Cristo avviene unicamente tramite la testimonianza di fede della prima comunità cristiana; questa stessa fede ha infatti plasmato la stesura dei racconti relativi alla sua vita. Di conseguenza, non potremo mai separare la figura storica di Cristo dal contesto e dall’interpretazione della Chiesa.

Ed è proprio in tale contesto che assistiamo oggi (come la definisce Balthasar) ad una «seconda battaglia che consiste nello spogliare, nel ripulire, nel semplificare a tal punto la Chiesa attuale, ricca di tradizioni, fino a che non cominci a trasparire in essa la supposta signoria di Gesù Cristo. Inoltre bisogna mettere in discussione anche le più originarie formule di fede della Chiesa primitiva: non sono forse già anch’esse un velame, un soffocamento?»

Non possiamo separare bruscamente Cristo dalla Chiesa, ma allo stesso tempo non possiamo neppure ridurre semplicemente la Chiesa al Cristo. Se il nostro obiettivo principale è cogliere un significato chiaro e comprensibile, dobbiamo necessariamente metterci in ascolto dell’insieme complesso e armonioso — come una composizione a più voci — con cui la rivelazione divina si manifesta.

«La trasparenza in ordine al Cristo – concludeva Balthasar – non si raggiunge distruggendo la Chiesa o sostituendola con formule comunitarie inventate da noi, ma operando in modo tale che i credenti si rendano il più possibile conformi alla realtà ecclesiale: la Chiesa infatti è corpo di Cristo e perciò la sua presenza fisica».

Le citazioni di Hans Urs von Balthasar sono tratte da “La verità è sinfonica. Aspetti del pluralismo cristiano”, Ed. Jaca Book, Milano 1991, pp. 7-10.

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È Presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.