Il “vero passaggio” da compiere non è solo quello di passare: dalle tenebre alla luce, dal peccato alla grazia, dal dolore alla gioia, dalle guerre alla pace ma di comprendere che “solo” lo Spirto ci può guidare alla comprensione di “quanto accaduto a Gerusalemme”. Altrimenti come i discepoli di Emmaus, diremo anche noi “credevamo che fosse lui”, ci hanno raccontato che la tomba era “vuota”, e che degli angeli affermano che egli era “vivo”, Ma lui “non lo abbiamo viso” (cfr Lc 24).
Come raccogliere e vivere le parole di Gesù (Mt 28): “Non temete, andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”? Infatti “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20).
Le promesse battesimali che abbiamo rinnovato nella “madre di tutte le veglie” (S. Agostino) ci chiamano ad essere testimoni del Risorto da “risorti”, per rendere il dolore di tutte le madri che piangono per il destino dei loro figli, la giustizia a tutti i perseguitati e sfruttati della terra, la verità sulla menzogna che la guerra porta alla pace, la libertà ai prigionieri dell’economia che “sfrutta e specula” per generare solo lavoro precario.
Come gli apostoli solo a Pentecoste, quando lo Spirito scende e rinnova il loro cuore e il mondo, saremo capaci di “ricordare” quanto fatto e detto da Gesù e di viverlo con coraggio, trasparenza e coerenza. Comprenderemo che questa “vita nuova” ci è stata “donata” e quindi, a sua volta, va “donata” fino alla fine, fino alla morte! Raccoglieremo il frutto del nostro cammino di conversione: vivremo la gioia della sequela, chiameremo a giudizio il mondo, saremo strumenti di pace nella giustizia e nella legalità.
Solo allora… sarà Pasqua!
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