Un rito ad experimentum, valido cioè tre anni, per istituire i nuovi catechisti. La Conferenza episcopale italiana ha pubblicato il nuovo rito votato dai vescovi nel 2024 e che ha ricevuto lo scorso febbraio il via libera del Dicastero per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti.
Usato per la prima volta da Papa Leone XIV domenica scorsa, in occasione del Giubileo dei catechisti, è servito per istituirne 39, di cui tre italiani. Un testo che sarà consegnato ai vescovi il prossimo novembre, in occasione dell’assemblea generale straordinaria, ma che è già stato reso pubblico.
Il nuovo ministero
E’ bene però fare una precisazione. Quelli che comunemente vengono chiamati “catechisti” svolgono, nelle parrocchie, un ministero “di fatto”, cioè non istituzionalizzato, seppur importantissimo. Uomini e donne che accompagnano piccoli e adulti alla ricezione dei sacramenti come il battesimo, la confermazione o la prima comunione, ma senza una specifica formazione o un formale mandato.
Realtà che Papa Francesco ha profondamente rinnovato nel 2021, quando con la Lettera apostolica “Antiquum ministerium” ha reso quello del catechista un ministero istituito, cioè riconosciuto pubblicamente e conferito dal vescovo, al pari di accoliti e lettori, per il bene della Chiesa.
Un catechista quindi “istituito”, il cui servizio, fondato sull’iniziazione cristiana, non si limita a preparare chi deve ricevere un sacramento ma che è profondamente legato alla missione evangelizzatrice del popolo di Dio.
“Il ministero del catechista – si legge nella presentazione del rito al numero 4 – come quello del lettore e dell’accolito, si inserisce nella Chiesa locale come manifestazione autentica della molteplice iniziativa dello Spirito che riempie e vivifica il corpo di Cristo”.
Il rito
Un ministero che finora è stato conferito a macchia di leopardo, in base alle decisioni dei singoli vescovi, creando non poche differenze tra una diocesi e l’altra e tra un Paese e l’altro. La figura del catechista istituito è stata pensata più per le terre di missione e la Cei ha provato quindi a calarlo nella realtà italiana, evitando sovrapposizioni con il ministero del lettorato.
“Compito del catechista – scrivevano i vescovi già nel 2022 – è formare alla vita cristiana, attingendo alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa. In primo luogo questo compito si esplica nella cura della catechesi per l’iniziazione cristiana, sia dei bambini che degli adulti. A questo si aggiunge anche l’ufficio più ampio di accompagnare quanti hanno già ricevuto i sacramenti dell’iniziazione nella crescita di fede nelle varie stagioni della loro vita”.
Compito del catechista istituito può essere anche quello di coordinare altre figure laicali della parrocchia o fungere da referente per piccole comunità, in assenza di un presbitero stabile, guidando, quando mancano i diaconi e in collaborazione con accoliti e lettori, le celebrazioni domenicali della Parola.
A conferire il ministero del catechista sarà il vescovo, con un rito da svolgersi durante la messa o una liturgia.
Il segno
Il rito prevede un segno, cioè una croce da consegnare ai catechisti, al pari della Bibbia per i lettori e dei vasi sacri per gli accoliti, e viene suggerito di celebrarlo nelle parrocchie in cui i candidati sono conosciuti e opereranno. Sarà possibile optare per il formulario della Messa per i ministri della chiesa, i laici o per l’evangelizzazione. Colore liturgico è il bianco.
La processione introitale prevede la presenza dei catechisti dopo l’Evangeliario; dopo la proclamazione del Vangelo, sarà la volta della presentazione dei candidati che risponderanno con “eccomi”, infine la benedizione e la consegna della croce.
Le differenze col lettore
La congregazione per il Culto divino, distinguendo fra i catechisti in senso stretto e quelli chiamati a partecipare “alle varie forme di apostolato, in collaborazione con i ministri ordinati”, specifica che quello del catechista è un ministero prettamente laicale e che quindi non può essere conferito a seminaristi, religiosi o chi svolge un servizio solo per gli appartenenti a un movimento ecclesiale.
Una raccomandazione viene formulata anche per coloro “che accompagnano il percorso di iniziazione dei fanciulli, dei ragazzi e degli adulti”. Non tutti possono essere istituiti come catechisti e alcuni potranno invece accedere al lettorato.
“Considerando che è antica tradizione che ogni ministero sia direttamente legato ad un particolare ufficio nella celebrazione liturgica, risulta senz’altro evidente che il proclamare la Parola nell’assemblea ben esprime il servizio di chi accompagna il cammino di iniziazione: coloro che ricevono l’insegnamento catechistico vedrebbero nel lettore che si fa voce della Parola l’espressione liturgica del servizio che rende a loro”.
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