Destano preoccupazione le parole del patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e quello dei greco ortodossi, Teofilo III, annunciate in una recente nota congiunta con il proposito di non lasciare Gaza dopo la decisione di Israele di prendere il controllo di Gaza City.

Una massiccia mobilitazione militare e i preparativi per un’imminente offensiva si concentrano sulla popolazione di Gaza City, che verrà evacuata e trasferita a sud della Striscia, dove vivono centinaia di migliaia di civili e dove si trova la comunità cristiana che Pizzaballa e Teofilo III non intendono abbandonare.

«Sembra – si legge nella Nota congiunta – che l’annuncio del governo israeliano secondo cui “le porte dell’inferno si apriranno” stia effettivamente assumendo forme tragiche. L’esperienza delle passate campagne a Gaza, le intenzioni dichiarate del governo israeliano riguardo all’operazione in corso e le notizie che ci giungono ora da terra, dimostrano che l’operazione non è solo una minaccia, ma una realtà già in fase di attuazione».  

Il complesso greco-ortodosso di San Porfirio e il complesso della Sacra Famiglia, dallo scoppio della guerra, sono stati rifugio per centinaia di civili. Tra loro ci sono anziani, donne, bambini e persone con disabilità, e molti sono indeboliti e malnutriti a causa delle difficoltà degli ultimi mesi. In questo drammatico scenario descritto nella Nota congiunta, il patriarca di Gerusalemme dei Latini e quello dei greco ortodossi non intendono lasciare Gaza City, «cercare di fuggire verso sud sarebbe una condanna a morte. Per questo motivo, il clero e le suore hanno deciso di rimanere e continuare a prendersi cura di tutti coloro che saranno nei complessi». 

Le parole dei due presuli risuonano con estrema e disarcionante decisione: «Non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta. Facciamo eco a quanto affermato da Papa Leone XIV pochi giorni fa“Tutti i popoli, anche i più piccoli e deboli, devono essere rispettati dai potenti nella loro identità e nei loro diritti, in particolare il diritto di vivere nella propria terra; e nessuno può costringerli all’esilio” (Discorso al gruppo di rifugiati di Chagos, 23.8.2025)».  

«Questa non è la strada giusta – si conclude nella Nota –. Non c’è motivo di giustificare lo sfollamento deliberato e forzato di massa dei civili.  È tempo di porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone. C’è stata già abbastanza devastazione, nei territori e nelle vite delle persone. Non c’è motivo di giustificare la detenzione di civili come prigionieri e ostaggi in condizioni drammatiche. È giunto il momento di guarire le famiglie che soffrono da tempo, da tutte le parti». 

Il testo della Nota congiunta si conclude con un appello alla comunità internazionale «affinché agisca per porre fine a questa guerra insensata e distruttiva e per il ritorno delle persone scomparse e degli ostaggi israeliani. Nella via della giustizia c’è la vita, e seguendola non c’è morte (Proverbi 12,28)».

Il neretto è nostro.

Foto: Patriarcato Latino di Gerusalemme

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È Presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.