Nel giorno del Santissimo Salvatore, titolare della Cattedrale di Cefalù, il vescovo monsignor Giuseppe Marciante al termine della Celebrazione Eucaristica e della processione, ha pronunciato il consueto discorso alla città. Un discorso, quello di quest’anno, denso di spiritualità e richiamo, che ha toccato temi cruciali per la città e l’intero territorio madonita. Ha infatti invitato i fedeli a salire sul “monte della preghiera” ma anche a “scendere nella storia” per trasformarla, riflettendo su temi che vanno dalla crisi abitativa, alla fuga dei giovani, allo spopolamento delle aree interne fino alla perdita di identità.
Con parole forti, ha definito il Piano SNAI un “accanimento terapeutico” verso i piccoli comuni, condannandolo come “eutanasia comunitaria”. Ha poi esortato i sindaci a reagire e a investire su fede e cultura per salvare i paesi dall’estinzione. “Carissimi, cari Sindaci – ha detto – in modo particolare, contesto con forza tale visione. La luce che emana la Trasfigurazione mi dice che la Resurrezione di Cristo afferma la vita e nessuno può, in alcun modo, pianificare la morte di un territorio, di una città, di una cultura; insomma la morte di un popolo. Carissimi Sindaci, carissimi Cittadini, svegliamoci! Aprite gli occhi e alzate la vostra voce: i paesi delle Madonie che voi rappresentate e governate rischiano l’estinzione”.
Il vescovo ha portato l’attenzione sulla città, dove case inaccessibili ai giovani e altro, rischiano di soffocare la dignità e il decoro della stessa. Ha chiesto più vigilanza, attenzione ai giovani, contrasto alle dipendenze, tirocini per i neodiplomati e sostegno alle famiglie.
Marciante ha però lodato i segni di speranza, come la solidarietà nelle scuole e la rinascita dell’IPAB San Pasquale. “Ribadisco – ha proseguito – ancora una volta il ruolo di porta aperta che Cefalù può e deve avere verso i Comuni delle Madonie, condividendo con essi le risorse di un turismo esperienziale e di qualità. Fratelli e sorelle, la Parola ci chiama ad essere portatori della Luce della Resurrezione, della Vita nuova ovunque aleggia la logica della rassegnazione a danno soprattutto degli ultimi e dei poveri. E in particolare dei giovani che vanno via; scappano, ci lasciano. Una società senza giovani è destinata alla morte. L’urgenza di un futuro ci chiede d’immaginare e progettare un mondo in cui regni la pace”.
Ha infine richiamato tutti alla pace, contrapponendo alla memoria di Hiroshima la luce della Trasfigurazione, che: “si fa adesso cammino di vita. Per tutti”.
