È un silenzio particolare quello che avvolge questa mattina la Cattedrale di Palermo. Un silenzio composto interrotto dai ricordi dei colleghi, dei ragazzi e delle ragazze presenti, per dare l’ultimo saluto alla loro Prof. Ma c’è un silenzio ancora più assordante ed è il silenzio che avvolge oggi i corridoi del Liceo Classico Vittorio Emanuele II.
Il silenzio di una campanella che non è suonata, il silenzio delle aule vuote senza i ragazzi e le ragazze, ma soprattutto senza la professoressa Giovanna Somma, insegnante 59enne di Italiano e Latino, colta da un improvviso malore e morta, mercoledì scorso, mentre faceva ciò che ha sempre amato: insegnare.
Era in classe, durante una normale interrogazione. Una scena quotidiana, familiare a generazioni di studenti: i banchi, gli sguardi tesi, la voce dell’insegnante che guida, corregge, incoraggia. Poi, improvvisamente, qualcosa si è spezzato. Il tempo si è fermato. E quella routine rassicurante si è trasformata in tragedia.
Chi era presente porterà per sempre con sé quell’istante. Non solo per lo shock, ma per il contrasto stridente tra la normalità di pochi secondi prima e l’irrealtà di ciò che è seguito. Perché la scuola è il luogo della vita che cresce, non di quella che si interrompe.
Di lei resteranno molto più di un ricordo doloroso. Resteranno le parole spiegate con passione, le pagine amate e trasmesse, i versi fatti risuonare tra i banchi. Resterà il modo con cui guardava i suoi studenti, riconoscendoli uno ad uno, credendo nelle loro possibilità anche quando loro stessi faticavano a farlo.
Insegnare latino e italiano non è solo spiegare e tradurre versi ma dare strumenti per capire il mondo, per esprimersi, per pensare. È lasciare un segno invisibile ma profondo. Ed è proprio questo segno che oggi emerge, nei messaggi, nei ricordi, nelle lacrime di chi l’ha conosciuta.
Il suo impegno non si fermava tra le mura della scuola. Fuori dall’aula, dedicava tempo ed energie al volontariato con la Comunità di Sant’Egidio, portando aiuto concreto a chi viveva in difficoltà. Con discrezione e dedizione, si prendeva cura degli altri, offrendo ascolto, sostegno e presenza. Era un modo diverso di insegnare, fatto non solo di libri ma di gesti, capace di trasmettere valori profondi come la solidarietà e il rispetto.
La sua morte improvvisa ci ricorda quanto sia fragile la linea tra il quotidiano e l’imprevedibile. Ci ricorda anche quanto valore abbiano le persone che, ogni giorno, con discrezione, costruiscono il futuro degli altri.
Oggi la scuola si ferma, colpita e incredula. Ma nel silenzio che resta, si sente ancora la sua voce. Nelle parole dei suoi studenti, nei libri aperti sui banchi, nelle aule che continueranno a vivere. Perché chi insegna davvero, infondo, lascia il segno… ecco perché, non se ne va mai del tutto!
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