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Nel ricordo di Albino Luciani, papa per 33 giorni. “Della fede si conserva solo ciò che si difende”

DiMichelangelo Nasca

Ago 26, 2022

Alle 19:31 di sabato 26 agosto 1978, il cardinale Albino Luciani veniva eletto papa, nella festa – come faranno notare poi alcuni cronisti – della Madonna di Czestochowa.

Sono ormai trascorsi quarantaquattro anni da quella memorabile data che rimane scolpita nel cuore di tantissimi credenti, nel ricordo di un pontefice, Giovanni Paolo I, che in soli 33 giorni di pontificato lasciò di sé il sorriso della fede e dell’umiltà.

Quando Luciani si affaccio per la prima volta dalla loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro, per salutare e benedire, urbi et orbi, tutto il popolo cristiano, avrebbe voluto dire alcune parole alla folla, ma gli fecero notare che il cerimoniale non prevedeva questa possibilità. E lui obbedì con grande umiltà. Trentatré giorni dopo, sarà il suo successore, Giovanni Paolo II, ad infrangere il cerimoniale!

Tanto si è detto e scritto sulla prematura morte di Giovanni Paolo I, e tuttavia egli rimane nel cuore di tantissime persone, alle quali, in poco più di un mese di pontificato, ha lasciato il ricordo indelebile della sua santità. Giovanni Paolo I, infatti, il prossimo 4 settembre, verrà proclamato beato.

Negli anni ’70 Albino Luciani, quando era ancora cardinale Patriarca di Venezia, scriveva delle lettere immaginarie ad alcuni personaggi della fede e della cultura. Una di queste lettere la scrisse a Pinocchio, affrontando così il problema della autonomia giovanile e delle fede.

Riportiamo un breve passaggio di questa lettera (il neretto è nostro), che risulta ancora oggi di grandissima attualità:

«Nel viaggio verso l’autonomia, come quasi tutti i giovani sui 17-20 anni, caro Pinocchio, urterai forse anche tu contro un duro scoglio: il problema della fede. Respirerai, infatti, obiezioni antireligiose come si respira l’aria a scuola, in fabbrica, al cinema, ecc. Se la tua fede è un mucchio di buon frumento, ci sarà tutto un esercito di topi a prenderlo d’assalto. Se è un vestito, cento mani tenteranno di lacerartelo. Se è una casa, il piccone la vorrà smantellare pezzo per pezzo. Bisognerà difendersi: oggi, della fede si conserva solo ciò che si difende. Per molte obiezioni c’è una risposta persuasiva. Per altre, una risposta esauriente non è ancora stata trovata. Che fare? Non gettar via la fede! “Diecimila difficoltà, diceva Newman, non formano ancora un dubbio”».

Foto: Vatican News

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Michelangelo Nasca

Giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.

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