Durante l’ottantaduesima assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, tenutasi recentemente in Vaticano, i vescovi del nostro Paese hanno approvato all’unanimità la proposta di proclamare il beato Rosario Livatino quale patrono dei magistrati italiani. Questo passaggio fondamentale, annunciato nella nota conclusiva dei lavori della Cei, precede l’invio ufficiale della domanda al Dicastero vaticano preposto, a cui spetterà la ratifica definitiva.
Livatino rappresenta una figura unica, essendo il primo magistrato in assoluto a ricevere la proclamazione a beato nella storia della Chiesa cattolica. Tale riconoscimento è avvenuto nella primavera del 2021, in una data – il 9 maggio 2021 – dall’alto valore simbolico che richiama il celebre discorso antimafia di Giovanni Paolo II pronunciato ad Agrigento.
La Chiesa ha decretato la sua beatificazione riconoscendo il martirio subito a causa della fede, una scelta maturata grazie a un’esistenza vissuta con totale coerenza e autenticità cristiana. Per lui, il messaggio evangelico non era un semplice elemento accessorio o formale, ma il pilastro centrale attorno al quale far ruotare ogni azione della sfera pubblica e di quella privata.
Questa profonda dedizione spirituale era testimoniata anche dall’abitudine di siglare i propri documenti con l’acronimo latino che invocava la protezione divina su ogni sua decisione: S.T.D., ovvero “Sub Tutela Dei” (Sotto la tutela di Dio).
La vita del giovane magistrato si è interrotta tragicamente all’inizio degli anni Novanta, quando fu barbaramente ucciso in un agguato mafioso lungo la strada che collegava Caltanissetta e Agrigento, mentre viaggiava da solo e privo di protezione.
Nonostante il tragico epilogo, il suo sacrificio e il suo rigore morale continuano a costituire un ostacolo insormontabile e un monito vivente contro la pretesa della criminalità organizzata di calpestare il valore e la dignità degli esseri umani.
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