Le parole pronunciate da Papa Leone XIV sull’aborto, in occasione dell’udienza ai partecipanti a un convegno, stanno suscitando molto clamore, specie sui social network. Basta leggere i commenti agli articoli delle principali testate giornalistiche italiane per rendersene conto, per non parlare dei video o dei post di tante persone, fra cui molti cattolici.
Un episodio che, al di là del merito, la dice lunga sui meccanismi della comunicazione e su come oggi, troppo spesso, non si riesca ad andare oltre un titolo “acchiappa click”. Proviamo quindi a capire cosa è successo e perché.
La frase della discordia
La frase che ha suscitato l’indignazione di molti è la seguente: “Il più grande distruttore della pace è l’aborto”. Una frase sicuramente forte e che, inevitabilmente, è divenuta virale, conquistando i titoli di tutti i giornali e scatenando una ridda di commenti, alcuni dei quali offensivi nei confronti del pontefice.
Una cosa va subito chiarita: questa frase il Papa l’ha effettivamente detta quasi a conclusione del discorso rivolto, al Palazzo apostolico, ai partecipanti al convegno “One Humanity, One Planet”.
Il punto è che la frase è sì stata pronunciata dal Santo Padre, ma non è sua: è infatti una citazione di Madre Teresa di Calcutta che la pronunciò il 3 febbraio del 1994 nel discorso al “National Prayer Breakfast”.
Il che, ben inteso, non ne cambia il senso o il valore: il Papa ha citato la frase perché evidentemente la condivide e del resto l’insegnamento della Chiesa sull’aborto non è mai cambiato con nessuno dei successori di San Pietro che hanno preceduto Prevost al soglio pontificio.
Il cortocircuito della comunicazione
Il punto, semmai, è un altro. Molti giornali hanno infatti scelto titoli che più o meno suonano così: “Il Papa: il più grande distruttore della pace è l’aborto”. Facendo quindi intendere, anche senza volerlo, che la frase fosse in qualche modo inedita e attribuibile a Leone XIV, come se fosse – in poche parole – una novità.
E a poco vale che poi, nel corpo del pezzo, l’autore abbia specificato che la frase era una semplice citazione perché ormai, sempre più spesso, chi commenta sui social si ferma al titolo, senza neanche fare lo sforzo di leggere tutto l’articolo. Un po’ come successo qualche mese fa quando il Santo Padre si pronunciò sulla famiglia.
Le critiche mosse al Santo Padre sono state essenzialmente due: aver condannato l’aborto (come se un Papa potesse fare diversamente) e averlo indicato come unica causa della mancanza di pace nel mondo, dimenticando – secondo i critici – le guerre e le ingiustizie.
Cosa ha detto il Papa
Ma cosa ha detto veramente il Papa? La frase, che ripetiamo è una citazione, è stata in realtà decontestualizzata. E per capirlo basta leggere l’intero discorso, reperibile sul sito della Santa Sede, o almeno il paragrafo interessato che riportiamo:
“Vi invito a riflettere sul fatto che non ci sarà pace senza porre fine alla guerra che l’umanità fa a sé stessa quando scarta chi è debole, quando esclude chi è povero, quando resta indifferente davanti al profugo e all’oppresso. Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi. Madre Teresa di Calcutta, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace, affermava a riguardo che ‘il più grande distruttore della pace è l’aborto’. La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale”.
E’ facile capire, quindi, che il Papa ha sì condannato l’aborto ma nell’ambito di un ragionamento più ampio che riguarda la difesa di tutti i deboli e quindi anche di poveri, profughi, oppressi e in generale di tutti coloro che sono indigenti materialmente e spiritualmente. In pratica dei ‘piccoli’, tra cui “coloro che stanno per venire al mondo”.
Appare quindi incredibile criticare il Papa perché avrebbe “dimenticato” i poveri e gli oppressi che, invece, sono stati esplicitamente citati o pensare che si sia limitato a parlare dell’aoborto.
L’educazione digitale
Criticare un Papa è legittimo, ovviamente, ma farlo solo perché ribadisce la dottrina della Chiesa rischia di apparire fuori luogo, se a farlo sono i cattolici. Diverso è se si critica il Papa per una frase decontestualizzata, solo in base a un titolo: in questo caso bisognerebbe prima leggere l’articolo, magari la fonte e solo dopo esperimere un giudizio.
La comunicazione al tempo dei social, però, è tutt’altro: veloce e quindi inevitabilmente meno accurata, incapace di lasciare spazio all’approfondimento e alla creazione di un’opinione ragionata, basata sulla polarizzazione e sulle tifoserie.
Un pericolo che Papa Leone XIV ha sottolineato nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e di cui bisognerebbe far tesoro.
“Ci sono da tempo molteplici evidenze – si legge nel messaggio – del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media – redditizio per le piattaforme – premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale”.
Per approfondire
Il discorso del Papa ai partecipanti al convegno “One Humanity, One Planet”
Il messaggio del Papa per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
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