Situata nell’omonima piazza, a pochi passi dal Conservatorio di Musica, la chiesa di San Giorgio dei Genovesi si erge come uno dei rari esempi di architettura cinquecentesca rimasti intatti nel cuore di Palermo. Proveremo a raccontare questo edificio sacro attraverso lo sguardo fotografico del professor Baldo Lo Cicero.
I mercanti genovesi a Palermo
Per secoli, la fiorente comunità dei mercanti genovesi a Palermo ebbe i suoi punti di riferimento tra la Loggia del Garraffello e la chiesa di San Francesco d’Assisi. Tuttavia, la crescita costante della colonia rese necessaria la creazione di un nuovo polo che unisse le esigenze spirituali a quelle economiche e sociali.
Nel 1576, i Genovesi acquistarono la chiesa di San Luca, ormai in stato di abbandono presso l’antica Porta di San Giorgio, e le abitazioni circostanti. In quest’area edificarono non solo il nuovo tempio, ma anche un ospedale, di cui oggi purtroppo non restano tracce.
Architettura e genesi del monumento
Il progetto fu affidato all’architetto piemontese Giorgio di Faccio, da tempo attivo a Palermo, affiancato per l’apparato decorativo da Battista Carabio, scultore di scuola gaginesca. La costruzione procedette a rilento: iniziata nel 1576, raggiunse un primo completamento solo nel 1591 (data visibile sulla finestra a cartocci del prospetto).
I lavori subirono in seguito una battuta d’arresto, probabilmente a causa della flessione dei commerci genovesi durante la dominazione spagnola. Sebbene nel 1720 il presbiterio fosse stato arricchito da stucchi dorati, i restauri di fine Ottocento li rimossero per restituire alla chiesa la sua originaria austerità rinascimentale.
Il patrimonio pittorico
Dal punto di vista stilistico, l’edificio precede la stagione del tardo Rinascimento romano. Sebbene la chiesa sia un capolavoro architettonico, essa fungeva da scrigno per una pinacoteca d’eccezione. I dipinti, oggi custoditi presso la Galleria Regionale della Sicilia, annoverano firme prestigiose che testimoniano i legami culturali della colonia: una «Lapidazione di S. Stefano» di Bernardo Castello; tre tele di Jacopo Palma il Giovane, cioè «Annunciazione» (1594 ca.), «Martirio di S. Giorgio» (1604 ca.), «Battesimo di Cristo» (1604); un «Martirio di S. Vincenzo di Saragozza» (1614) di Iacopo Chimenti detto l’Empoli; una «Vergine patrona di Genova» attribuita a Giovanni Andrea De Ferrari; una «Estasi di S. Francesco» attribuita a Gerardo Astorino; una «Madonna del Rosario» di Luca Giordano; un «S. Luca che dipinge la Madonna» (1601) di Filippo Paladini.
Testo consultato per questo nostro contributo: Giuseppe Bellafiore, Palermo. Guida della città e dei dintorni, Edizione Susanna Bellafiore.
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Foto: © Baldo Lo Cicero
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