Situata nel cuore pulsante del quartiere Capo a Palermo, tra via Cappuccinelle e piazza Sant’Anna al Capo, sorge la chiesa dedicata a Santa Rosalia e ai Santi Quattro Coronati (originariamente nota come Sant’Isidoro Agricola). Questo edificio – raccontato dagli scatti fotografici del professor Baldo Lo Cicero – non è solo un luogo di culto, ma un simbolo del profondo legame tra la fede popolare e le antiche corporazioni di mestiere della città.
Chi erano i Santi Quattro Coronati?
I santi Castorio, Sinforiano, Claudio e Nicostrato erano abili scalpellini e scultori romani vissuti tra il III e il IV secolo. La loro storia è segnata dal coraggio: si rifiutarono di scolpire statue di divinità pagane per l’imperatore Diocleziano, pagando con il martirio la fedeltà al loro credo. Per questo motivo, sono i protettori universali dei costruttori e dei lavoratori della pietra.
Il legame con Santa Rosalia e le Maestranze
A Palermo, la devozione per i Quattro Coronati si è intrecciata indissolubilmente con quella per la Santa Patrona, Rosalia. La chiesa del Capo divenne il punto di riferimento per la maestranza degli scalpellini, una delle corporazioni più influenti della città. Secondo alcune fonti, il legame tra questa categoria e la “Santuzza” era sancito da un privilegio speciale concesso dal Senato palermitano. Ai membri della maestranza era stato affidato, infatti, il compito di trasportare l’urna d’argento contenente le reliquie di Santa Rosalia durante le processioni. Questo onore derivava dal fatto che furono proprio i lavoratori della pietra a rinvenire e scortare i resti della Santa in città.
Approfondimento presente nel sito del Centro diocesano delle confraternite di Palermo.
Per questo servizio, i 32 portatori ricevevano un compenso di 8 tarì ciascuno, dei quali uno veniva tradizionalmente devoluto alla propria confraternita per le opere di carità e la manutenzione della chiesa.
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Foto: © Baldo Lo Cicero
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