In un mondo che urla e procede per slogan e spesso fake news, c’è bisogno di studio, incontro e ascolto specie dei poveri, continuatori e attuatori della dottrina sociale della Chiesa. Questo il messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto, in udienza, ai membri della Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice”.

Una realtà voluta da Papa Giovanni Paolo II che nel 1991 scrisse l’enciclica “Centesimus annus” in occasione del centenario della “Rerum Novarum” di Leone XIII, considerata l’atto di nascita della dottrina sociale della Chiesa.

Un documento con cui san Giovanni Paolo II ribadì la centralità della persona anche nel campo dell’economia e del lavoro, attualizzando le intuizioni del predecessore e mettendole al passo con i progressi scientifici e tecnologici.

Dialogo fra le nazioni

Un’esigenza che anche Leone XIV ha avvertito e che, come ha spiegato, lo ha spinto a scegliere il suo nome da pontefice.

“Già il Papa Leone XIII, vissuto in un periodo storico di epocali e dirompenti trasformazioni – ha detto Prevost – aveva mirato a contribuire alla pace stimolando il dialogo sociale, tra il capitale e il lavoro, tra le tecnologie e l’intelligenza umana, tra le diverse culture politiche, tra le nazioni”.

“La dottrina sociale della Chiesa è chiamata a fornire chiavi interpretative che pongano in dialogo scienza e coscienza, dando così un contributo fondamentale alla conoscenza, alla speranza e alla pace – ha continuato il Sommo Pontefice -. Ci educa a riconoscere che più importante dei problemi, o delle risposte a essi, è il modo in cui li affrontiamo, con criteri di valutazione e principi etici e con l’apertura alla grazia di Dio”.

Dare voce ai poveri

“Nel contesto della rivoluzione digitale in corso, il mandato di educare al senso critico va riscoperto, esplicitato e coltivato, contrastando le tentazioni opposte che possono attraversare anche il corpo ecclesiale – ha continuato il Papa -. C’è poco dialogo attorno a noi e prevalgono le parole gridate, non di rado le fake news e le tesi irrazionali di pochi prepotenti“.

Fondamentali dunque sono l’approfondimento e lo studio, e ugualmente l’incontro e l’ascolto dei poveri, tesoro della Chiesa e dell’umanità, portatori di punti di vista scartati ma indispensabili a vedere il mondo con gli occhi di Dio. Chi nasce e cresce lontano dai centri di potere non va semplicemente istruito nella dottrina sociale della Chiesa, ma riconosciuto come suo continuatore e attualizzatore: i testimoni di impegno sociale, i movimenti popolari e le diverse organizzazioni cattoliche dei lavoratori sono espressione delle periferie esistenziali in cui resiste e sempre germoglia la speranza. Vi raccomando di dare la parola ai poveri”.

Il discorso integrale

Foto: screenshot – Vatican Media Live – Vatican News

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Di Roberto Immesi

Giornalista, collabora con Live Sicilia, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.