Foto: Nino Ruffino per Porta di Servizio (vietata la riproduzione)

In provincia di Palermo, c’è una fiaccolata unica nel suo genere, da tempi anitichi ad oggi, la storia di una forte devozione a Maria Immacolata.

Una volta l’anno, a Sciara (come in tutta la Sicilia) viene celebrata Maria SS. Immacolata, patrona del territorio diocesano palermitano, e di tutta l’intera isola di Sicilia. Nel piccolo centro della provincia di Palermo, la devozione alla Madonna è molto forte, essa viene infatti celebrata il 15 di agosto in occasione dell’Assunzione, e infine in occasione dell’Addolorata. Nel cuore degli sciaresi, c’è però un posto privilegiato per l’Immacolata, in particolar modo per la “Processione dell’Aurora”, meglio conosciuta come “Sciacculata” (fiaccolata).

No, non è la fiaccolata che state pensando. La storia di essa infatti, affonda le sue radici in tempi più remonti, non tanto remoti, ma certamente non tanto conosciuti, specialmente dalle nuove generazioni. La devozione alla Madonna è presente a Sciara da sempre, fin dalla sua fondazione avvenuta poco dopo la metà del 1600, della sciacculata, abbiamo notizie anche recenti, già nei primi anni dello scorso secolo.

Dalla montagna al paese

L’illuminazione pubblica a Palermo arrivò nel 1745, con lampade ad olio che illuminavano parte della città, successivamente, nel 1845 i primi fanali a gas illuminarono il Foro Borbonico voluto dalla medesima casa reale. In provincia arrivò molto dopo, erano tempi bui, nel senso letterale del termine perchè veramente si stava al buio, figuriamoci nelle campagne. L’Immacolata coincideva (solotamente), anche con la fine della raccolta delle olive nelle campagne dei Principi di Sciara, poste in particolar modo alle pendici del Monte San Calogero.

Le terre, all’epoca brulicavano di persone provenienti dal territorio messinese che venivano a Sciara proprio nel periodo della raccolta delle olive, perchè all’epoca erano una importante fonte di reddito per tutto l’anno. Questi contadini, che tanto desideravano partecipare alla messa, e quindi alla processione dell’aurora, dovevano scendere dalla montagna al buio, perchè ovviamente si camminava a piedi, al massimo con muli, asini e carretti. Non esistevano dunque mezzi di locomozione (macchine, trattori ecc), ma non esistevano neanche le torce elettriche. L’ingegno umano, facendo di necessità virtù, ha pensato bene di infasciare degli steli di “disa” (ampelodesmo), dando così vita ad una fiaccola. In questo modo, riuscivano intanto a farsi luce lungo la strada, ed anche a riscaldarsi fino a quando giungevano in paese, e con la luce prodotta dal fuoco, accompagnavano la “Mmaculatedda” lungo le vie del paese, fino al suo rientro in chiesa.

Di Giovanni Azzara

Giornalista, laureando in Lettere e Storia, ha studiato Scienze Religiose. Appassionato di Storia della Chiesa, segue la cronaca vaticana. Membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo, è vicedirettore del quotidiano Esperonews, collabora con Radio Spazio Noi inBlu e Radio Panorama.

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