Si è spento il 26 aprile 2026 Fulvio Rampi, tra i più autorevoli studiosi e interpreti del canto gregoriano in Italia. Il suo lavoro ha indicato con precisione una strada esigente: quella di un canto che non si misura sul consenso immediato, ma sulla sua verità liturgica, musicale e testuale. Una lezione che oggi interpella ancora molti contesti ecclesiali, dove il gregoriano viene talvolta evocato più che studiato, praticato più che realmente compreso.
Nato a Cremona nel 1959, Rampi si è formato nel solco più rigoroso della tradizione gregoriana, conseguendo il Magistero e il Dottorato in Musica sacra e canto gregoriano presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano, sotto la guida di Luigi Agustoni, di cui fu anche successore nell’insegnamento. Una continuità che non è stata solo accademica, ma profondamente metodologica: lo studio del gregoriano come disciplina fondata sulle fonti, sulla lettura dei neumi e sulla comprensione della parola liturgica.
Il suo lavoro si colloca nel solco della restaurazione gregoriana e della semiologia, sviluppata a partire dagli studi di Eugène Cardine e trasmessa in Italia proprio attraverso la scuola di Agustoni. In questa prospettiva, l’attenzione ai manoscritti antichi e alla notazione neumatica non rappresenta un dettaglio tecnico, ma la via necessaria per restituire al canto la sua originaria articolazione espressiva.
In questo senso, Rampi ha costantemente richiamato a una verità essenziale: il canto gregoriano non è un repertorio da eseguire, ma una lingua da apprendere. Una lingua che vive nell’unità tra testo e melodia, tra segno e suono, tra liturgia e musica. Senza questo livello di consapevolezza, il rischio è quello di ridurre il gregoriano a una forma esteriore, incapace di esprimere la profondità che gli è propria.
La sua attività scientifica e didattica è testimoniata da numerose pubblicazioni, divenute punti di riferimento per lo studio del gregoriano: Manuale di canto gregoriano (1991, rist. 1997), Del canto gregoriano (2006), Alla scuola del canto gregoriano (2015), fino a Nella mente del notatore. Semiologia gregoriana a ritroso (2019), testo che rappresenta una sintesi matura del suo percorso di ricerca. A queste si affianca Nova et Vetera (Libreria Editrice Vaticana, 2004), opera che testimonia anche il suo impegno compositivo nel dialogo tra tradizione e contemporaneità.
Accanto alla riflessione teorica, intensa è stata l’attività musicale. Nel 1985 ha fondato i Cantori Gregoriani, ensemble professionale da lui diretto, con cui ha svolto un’ampia attività concertistica internazionale, partecipando a festival di rilievo e realizzando numerose incisioni e registrazioni. Dal 1998 al 2010 è stato maestro di cappella della Cattedrale di Cremona, esperienza nella quale ha affrontato repertori che spaziano dal gregoriano alla polifonia, fino alla musica contemporanea. Più recentemente aveva fondato il Coro Sicardo e l’ensemble Ingegneri Consort, dedicato alla polifonia rinascimentale, in particolare alla tradizione di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Era inoltre titolare della cattedra di Prepolifonia presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.
La sua scomparsa lascia una responsabilità aperta. In molti contesti ecclesiali, infatti, il canto gregoriano continua a essere presente più come pratica che come consapevolezza. Si canta, ma non sempre si conosce; si esegue, ma non sempre si comprende. È proprio qui che la lezione di Rampi si fa più esigente: senza studio delle fonti, senza attenzione ai neumi, senza un reale ascolto della parola liturgica, il gregoriano rischia di smarrire la propria identità.
Non si tratta di una questione estetica, né di una preferenza tra stili diversi, ma di una responsabilità culturale e liturgica. Il gregoriano, riconosciuto dalla tradizione della Chiesa come canto proprio della liturgia romana, non si misura sul criterio dell’immediatezza o del consenso, ma sulla sua verità intrinseca.
Fulvio Rampi lascia così un’eredità che non può essere elusa: una scuola di rigore, di fedeltà alle fonti e di intelligenza musicale. Una lezione ancora da accogliere, per chiunque voglia accostarsi al gregoriano non come a un reperto del passato, ma come a una lingua viva, esigente e necessaria.
Foto: migliorata con AI Gemini
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