In un momento in cui il Medio Oriente è scosso da una “guerra folle” che ridisegna gli equilibri regionali, la comunità cristiana in Libano del Movimento Ecclesiale Carmelitano racconta il dramma di questi giorni. Il “Paese dei Cedri” — un tempo definito la Svizzera dell’Est — si trova oggi a essere il teatro di scontri ideologici altrui, mettendo a dura prova la tenuta fisica, psicologica e spirituale dei suoi abitanti.

La testimonianza che giunge dal cuore del conflitto è un misto di dolore e resilienza. “Siamo stati creati in questa parte del mondo perché Dio ha un progetto per noi: diffondere il Suo amore a tutti, anche a chi ci odia”, si legge nella nota. Tuttavia, dopo decenni di accoglienza verso chi rifiuta la convivenza, la sensazione è quella di camminare in un tunnel buio dove la luce fatica a scorgere.

In un contesto dove la fede si mescola al dubbio e la vita alla morte, i cristiani libanesi pagano il prezzo di essere “diversi”: nei valori, nella visione dell’essere umano e nell’insegnamento evangelico.

“Ogni volta la guerra in Libano ha un volto diverso. È stata una guerra tra libanesi e palestinesi, tra cristiani e musulmani, poi tra libanesi e siriani, e con fermezza abbiamo continuato la nostra strada, ma oggi è una guerra ideologica tra Israele e Hezbollah, e ne stiamo pagando il prezzo. Più di una volta, le nostre case sono state distrutte, abbiamo perso il lavoro. Più di una volta abbiamo ricostruito, abbiamo ricominciato da capo e continuiamo il cammino basandoci sulla nostra ferma fede nel Signore Gesù”.

Nonostante le divergenze ideologiche con i circa 750.000 sfollati dal sud del Libano, la comunità cristiana continua ad aprire le proprie case seguendo l’insegnamento di Cristo. “Li accogliamo pur sapendo che, finita la guerra, potrebbero tornare a schierarsi contro di noi”, prosegue il testo, sottolineando un sacrificio che è insieme economico, psicologico e di fede.

“Ci sono paesi che sono diventati una minaccia per l’equilibrio di sicurezza nella regione, e c’è una risoluzione internazionale e un progetto internazionale volti a creare un nuovo Medio Oriente, in cui tutte le equazioni stanno cambiando e gli equilibri di potere si stanno ridefinendo. Questo processo ha alimentato una guerra folle in tutta la regione a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran. In questo contesto si è riacceso anche il conflitto ideologico tra Israele e Hezbollah, con il risultato di una devastazione immensa che il Libano subisce ogni giorno. Resta però la domanda più importante: quale sarà il prezzo di tutto questo? Che volto avrà questo nuovo Oriente? E soprattutto: quale posto sarà riservato al popolo cristiano in Libano, che — come ho già detto — continua a pagare il prezzo delle dispute altrui sulla propria terra?”.

Mentre i proiettili cadono a pochi chilometri dai centri abitati, la resistenza dei cristiani in Libano si nutre di preghiera e di aiuti concreti.

Si rinnova l’appello alla comunità internazionale per un sostegno che non sia solo materiale, ma volto a proteggere la presenza cristiana in un “Nuovo Medio Oriente” dai contorni ancora oscuri e minacciosi.

Link della Lettera del Movimento Ecclesiale Carmelitano presente in Libano

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