Il 12 gennaio 2023, alle prime ore del mattino, fratel Biagio Conte moriva all’età di 59 anni, 33 dei quali spesi testimoniando e vivendo il Vangelo di Cristo accanto agli ultimi, lasciando in eredità spirituale la Missione di Speranza e Carità, che contava già ben 10 sedi sparse in Sicilia.

Trentatré anni di vita missionaria consegnati nelle mani del buon Dio, in fedeltà e obbedienza, e quella pagina del Vangelo di Matteo che adesso – per fratel Biagio – diventava premio e corona: «Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”» (Mt 25,34-40).

I giornali locali, nei titoli dei loro giornali, dicevano: “È morto l’angelo dei poveri”, “Il cantore laico dell’amore di Dio”, “L’anima buona di Palermo”, “Il San Francesco di Palermo”.

In poche ore, in diversi social network il ricordo e la figura di Biagio Conte diventavano virali, incuriosendo e coinvolgendo tante altre persone che vivevano fuori dalla Sicilia.

L’omaggio dell’Arcivescovo di Palermo

Tra i primi a rendere omaggio a fratel Biagio, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che in quelle ore ebbe a dire: «Oggi il Signore chiama la nostra Chiesa che è in Palermo – chiama ciascuno di noi – a raccogliere il testimone di un esempio così fulgido. La sua vita, segno per l’intera città degli uomini, manifesta la fede in Dio alimentata dal Vangelo, la speranza vissuta nella radicale povertà e la carità senza limiti che contribuisce alla trasfigurazione della convivenza umana a partire dai più poveri».

Il Presidente della Repubblica

Oltre alle diverse autorità politiche locali, giunse anche il cordoglio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Ho appreso – disse Mattarella – con profondo dolore la triste notizia della morte di Fratel Biagio, punto di riferimento, non soltanto a Palermo, per chi crede nei valori della solidarietà e della dignità della persona, che ha testimoniato concretamente, in maniera coinvolgente ed eroica. Il rimpianto e la riconoscenza nei confronti di Biagio Conte vanno espressi consolidando e sviluppando anche in futuro le sue iniziative affinché il ricordo della sua figura sia concreto e reale, così come è stato il suo esempio».

Migliaia di fedeli per salutare fratel Biagio

Nel pomeriggio del 12 gennaio venne allestita la camera ardente nella chiesa “Casa di preghiera per tutti i popoli” di via Decollati, e per la durata di quattro giorni – dal mattino alla sera, senza sosta – migliaia di persone vi si recarono per onorare fratel Biagio, il custode dei poveri, che ormai in città chiamavano tutti “santo”.

In silenzio e devoto raccoglimento, tantissima gente sostava – per pochi istanti, visto il notevole flusso di persone – davanti le spoglie mortali di fratel Biagio, per poi prendere posto tra i banchi della chiesa e continuare a pregare, accompagnati dai canti e dalle orazioni curate dalle sorelle consacrate e dai volontari della Missione. La chiesa era sempre piena!

Si prepara la bara con un legno particolare

Nel frattempo, Arbi, un ospite musulmano sordomuto, che lavorava nella falegnameria della Missione, e un altro volontario, iniziavano a costruire la bara di legno che avrebbe accolto le spoglie mortali di fratel Biagio. Una bara particolare, fatta con il legno di alcune traversine ferroviarie dismesse, provenienti dalla Stazione Centrale (e donate dai ferrovieri) dove Biagio aveva iniziato il suo cammino vocazionale. Legni molto duri da lavorare per costruirci una bara, ma per Arbi, quell’impresa faticosa era il modo per dire ancora grazie a Biagio che lo aveva accolto e aiutato.

Il Cardinale De Giorgi

In quei giorni giunse anche il ricordo del cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, che in esclusiva a Portadiservizio rivela: «“San Francesco di Palermo”. Cosi ho conosciuto e definito fratel Biagio Conte nel mio indimenticabile servizio episcopale a Palermo. Così mi è  apparso sin dal mio primo incontro con lui in Cattedrale il 25 maggio 1996 .E tra i primi miei impegni pastorali è stato quello di rendermi conto di quanto  Dio operava per mezzo di lui in via Decollati, trasformando  ruderi abbandonati in una dignitosa villetta di accoglienza di quanti distrutti nella loro dignità dall’alcool e dalla droga erano soli e rifiutati dalla società, dei poveri senza cibo e senza casa, dei sempre più numerosi migranti di ogni razza, cultura e religione .Mi resi conto che Biagio era per la Chiesa di Palermo un segno profetico dato dal Signore per essere più operosa e concreta nel privilegiare e aiutare gli ultimi, i suoi prediletti, con i quali Gesù ha voluto identificarsi ritenendo fatto o non fatto a sé quanto noi abbiamo fatto o non fatto a loro».
(Estratto da Michelangelo NascaFratel Biagio. Il sorriso dei poveri, Edizioni Sanpino, 2023)

Foto: Arcidiocesi di Palermo

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È Presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.