L’Aula Paolo VI è troppo “piccola” per contenere le migliaia di giovani, della diocesi di Roma, giunti in Vaticano per l’Udienza di Papa Leone XIV, e così, per garantire a tutti un momento di vicinanza, il Pontefice ha effettuato due brevi soste prima dell’inizio ufficiale dell’incontro, rivolgendo un saluto ai tantissimi ragazzi rimasti all’esterno, che hanno assistito alla cerimonia attraverso i maxischermi.
“Zio” e nipoti
Il Santo Padre ascolta con attenzione i quesiti posti dai giovani, e scelti per dare voce a quella imponente e calorosa adunanza. Poi, nel rispondere alle domande, condivide un significativo scambio di messaggi avuto – poco prima di venire all’incontro – con una sua giovane nipote: «Zio, come fai con tanti problemi del mondo, con tante preoccupazioni? Non ti senti solo? Come fai a portare avanti tutto?» E la risposta – afferma il Pontefice –, «in gran parte, siete voi! Perché non siamo soli!».
Una risposta affettuosa che adesso, “Uncle Robert Francis” – nel frattempo diventato il successore di Pietro – condivide con milioni di “nipoti” sparsi per il mondo. E quella conversazione privata tra zio e nipote non è più confinata al circolo di legami familiari e di sangue, ma è diventata una sorta di magistero universale.
Una vita di link e di like
Pur essendo costantemente “connessi” attraverso gli strumenti offerti dal web, molti giovani sperimentano una grave solitudine, accompagnata da un senso di smarrimento e delusione, così – afferma Papa Leone – «la solitudine mostra il suo volto peggiore: non si viene ascoltati, perché immersi nel frastuono delle opinioni; non si guarda niente, perché abbagliati da immagini frammentarie. Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio».
Il Pontefice incoraggia i ragazzi a non mollare: «quando ti senti solo, ricorda che Dio non ti lascia mai. La sua compagnia diventa la forza per fare il primo passo verso chi è solo, eppure ti sta proprio accanto. Ognuno resta solo se guarda unicamente a sé stesso. Invece, avvicinarsi al prossimo ti fa diventare immagine di quel che Dio è per te. Come Egli porta speranza nella tua vita, così tu puoi condividerla con l’altro. Vi troverete allora insieme ad essere cercatori di comunione e di fraternità».
Un incontro vero con Cristo
La risposta al vuoto e all’isolamento non risiede in una formula astratta, ma in un incontro vero con Cristo che va accolto e rilanciato: «quello che vivete nelle parrocchie romane, in oratorio, e nelle associazioni, non potete tenerlo per voi! Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi».
Una vita “santa” e “sana”
Che cosa desidera il Papa per i giovani? A questa domanda “Zio” Robert Francis risponde: «nelle mie preghiere, chiedo per ciascuno una vita buona e vera, secondo la volontà di Dio. In breve, spero per tutti una vita santa». Papa Leone precisa che il termine «“santa” ha la stessa radice della parola “sana” e che se veramente vogliamo essere santi, bisogna cominciare con una vita sana e bisogna aiutarci, gli uni gli altri, a cercare come evitare quelle cose come, purtroppo, le dipendenze: tante situazioni in cui vivono i giovani»; «Non abbiate paura di accettare questa responsabilità. Niente di meno desidero, perché vi voglio bene: vive davvero, infatti, chi vive con Dio, autore e salvatore della vita».
Avere tutto non significa possedere l’essenziale: spesso un cuore colmo di distrazioni perde la bussola del proprio cammino. In questo contesto – conclude il Pontefice –, l’insoddisfazione non va temuta, ma accolta come un’eco della verità, «non deve spaventarvi, perché mostra bene quale vuoto ingombra la vita, riducendola a strumento in funzione di altro».
L’atto rivoluzionario della preghiera
Per rompere queste catene, l’atto più concreto e rivoluzionario è la preghiera: «Pregare è atto di libertà, che spezza le catene della noia, dell’orgoglio e dell’indifferenza. Per infiammare il mondo occorre un cuore ardente! E il fuoco lo accende Dio quando preghiamo, specialmente quando lo riceviamo e lo adoriamo nell’Eucaristia, quando lo incontriamo nel Vangelo, quando lo cantiamo nei Salmi. Così Lui ci rende capaci di essere luce del mondo e sale della terra».
Testo integrale dettato dal Papa
Foto: screenshot Vatican Media
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