Nuove regole per i consigli pastorali parrocchiali, sulla scia del cammino sinodale. L’arcidiocesi di Monreale ha pubblicato lo statuto e il regolamento per gli organismi che dovranno essere adeguati o ricostituiti entro il prossimo 18 febbraio, a cui seguirà la ricostituzione del nuovo consiglio pastorale diocesano.
Il consiglio pastorale
I consigli pastorali, auspicati dal Concilio Vaticano II e previsti dal Codice di diritto canonico, sono “veri e propri laboratori di comunione, partecipazione, corresponsabilità e discernimento”. Luoghi in cui i fedeli “prestano il loro aiuto nel promuovere l’attività pastorale”; non si tratta di organismi decisionali, alla stregua di un’assemblea elettiva, ma consultivi, a cui il Sinodo ha voluto ridare centralità come spazi di corresponsabilità.
Il termine del 28 febbraio
L’arcivescovo, monsignor Gualtiero Isacchi, ha così decretato i modelli a cui dovranno attenersi tutte le parrocchie, così da favorire omogeneità sul territorio, e la composizione dei nuovi consigli pastorali dovrà essere comunicati dai parroci all’arcivescovo entro il 28 febbraio 2026, per avere l’approvazione.
Il potere consultivo
Lo statuto precisa che il consiglio pastorale non ha potere deliberativo, quindi ogni decisione dovrà avere il voto favorevole del parroco che ne è il presidente naturale. Una dimensione consultiva che va però calata nel contesto della comunione ecclesiale: una decisione può essere discussa ma poi viene assunta da colui a cui spetta “l’autorità pastorale”. Il che significa che il parroco non può ignorare il parere del consiglio pastorale e può disattenderne le indicazioni solo in casi particolari. In caso di disaccordo, meglio optare per un supplemento di preghiera e riflessione, rinviando la questione ad altra riunione.
Il consiglio, in carica per 5 anni, dovrà, al termine dell’anno pastorale, presentare alla comunità un consuntivo di attività e, in vista del successivo, chiedere anche un parere su questioni di interesse generale.
La composizione
Lo statuto non indica un numero preciso di componenti, ma si limita a suggerire che questo aiuti l’operatività delle riunioni, salvaguardando la rappresentatività delle varie componenti. Sono organi “necessari” il presidente, che è sempre il parroco, il comitato di presidenza (un uomo e una donna, responsabili insieme al parroco della relazione annuale da trasmettere al vescovo), il segretario e l’assemblea (composta da tutti i membri del Cpp).
Possono essere membri del consiglio chi ha almeno 16 anni, ha ricevuto tutti i sacramenti dell’iniziazione cristiana e appartengano al territorio parrocchiale. Dovranno avere “fede sicura, scienza adeguata, buoni costumi e prudenza”, oltre alla capacità di dialogo e all’imprescindibile piena comunione con la Chiesa.

Le elezioni
Alcuni membri lo sono di diritto, altri verranno scelti in base a un’elezione. Per tutti varrà il limite di due mandati consecutivi.
Sono membri di diritto il parroco, i vicari, i diaconi, i superiori delle comunità di vita consacrata, il responsabile Caritas, il segretario del consiglio per gli affari economici, il responsabile dei catechisti, la coppia responsabile della pastorale familiare, il responsabile della pastorale giovanile. Il parroco potrà designare altri due fedeli, mentre altri membri potranno essere scelti dal consiglio per rappresentare realtà pastoralmente rilevanti.
Gli altri andranno eletti: 5 laici per rappresentare gli operatori pastorali, 2 in rappresentanza delle associazioni, 2 giovani tra i 16 e i 25 anni, 2 rappresentanti eletti dalle confraternite, un laico in rappresentanza dei ministri istituiti e di fatto (lettori, accoliti, ministranti, cantori). A questi si aggiungono altri fedeli adulti, cioè con più di 25 anni, eletti dall’assemblea parrocchiale: saranno 3 se la parrocchia conta meno di 5 mila abitanti, 5 se si superano le 5 mila unità.
Potranno votare coloro che, con più di 16 anni, hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e risiedono nel territorio. Ogni parrocchia dovrà costituire una commissione elettorale che redigerà la lista dei candidati, allestire il seggio ed effettuare lo scrutinio pubblico, con tanto di verbale.
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