La decisione di Papa Leone XIV di indire una giornata di preghiera e digiuno per la pace, nella memoria liturgica di Maria Regina, ha scatenato un ampio dibattito anche fra i cattolici. In tanti, specie sui social network, non sembrano aver compreso la scelta del pontefice e avrebbero preferito una presa di posizione netta su Gaza.

Opinione che probabilmente parte da un assunto sbagliato, cioè che la preghiera e il digiuno non sortirebbero alcun effetto limitandosi a essere gesti più simbolici che pratici, forme di protesta quantomeno poco efficaci nel bel mezzo di conflitto armato.

Una concezione incompatibile con il Vangelo, dove Gesù ci invita alla preghiera: “Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto” (Lc 5, 9-10),

La Chiesa non è una ong

Facciamo una doverosa premessa. La Chiesa, per quanto voce autorevole a livello internazionale, non è un’organizzazione umanitaria, né un partito, una ong o un attore “tradizionale” dello scacchiere geopolitico.

La diplomazia pontificia ha una tradizione secolare apprezzata e specie negli ultimi decenni ha svolto un ruolo di mediazione fra gli Stati, provando (a volte con successo, altre no) a evitare o a risolvere i conflitti facendo leva sulla propria caratura morale, universalmente riconosciuta. Papa Giovanni XIII fu determinante per disinnescare la crisi di Cuba, Giovanni Paolo II provò a sventare la seconda guerra in Iraq e, in occasione dei funerali di Papa Francesco, Trump e Zelensky si sono seduti in San Pietro faccia a faccia.

Questo però non significa che la Chiesa sia un attore internazionale nel senso classico del termine. Ha uno Stato, la Città del Vaticano, che è per definizione neutrale, non partecipa cioè a conflitti e svolge un ruolo di mediazione. Ecco perché non ci si può attendere dalla Chiesa scelte e posizioni come si farebbe con i vari Paesi del mondo.

Il digiuno e la preghiera

La Chiesa è una realtà “altra” che quindi agisce e si muove in modo diverso rispetto agli Stati, affiancando alla diplomazia la preghiera e il digiuno.

Due strumenti che i cattolici non possono considerare “superflui” o inefficaci, a meno di non voler giudicare così anche la propria fede e la testimonianza che, come cristiani, sono chiamati a offrire.

La preghiera e il digiuno ci aiutano a fare esperienza del silenzio in un mondo affollato di urla e contrapposizioni, lasciando spazio alla meditazione e alla riflessione, e consentono di vivere in prima persona la “fame” di cui soffrono i popoli in guerra.

Gesù per primo digiuna nel deserto per vincere le tentazioni e ne sottolinea il valore, condannando le pratiche meramente esteriori. Ma anche nell’Antico Testamento non mancano i riferimenti, con Mosé ed Elia che si astengono dal cibo per prepararsi all’incontro con Dio, così da rendersi conto dei propri limiti e della propria finitezza di fronte all’Onnipotente.

Il digiuno acquisisce un senso, nell’ottica cristiana, se accompagnato alla preghiera che colma il vuoto lasciato dall’astinenza. Una preghiera che è efficace e capace di cambiare i cuori anche più ostinati.

Le parole di Papa Francesco

Papa Francesco nel 2024, in una lettera ai cristiani del Medio Oriente, ne ha ribadito l’assoluta necessità: “Preghiera e digiuno sono le armi dell’amore che cambiano la storia, le armi che sconfiggono il nostro unico, vero nemico: lo spirito del male che fomenta la guerra”.

Perché il Vangelo ci insegna che l’altro non è mai un “nemico” ma sempre un “prossimo” da amare e perdonare, con cui relazionarsi. Una prospettiva diversa da quella del mondo e che i cristiani non possono rinnegare, perché il rischio sarebbe quello di abiurare la fede in Gesù.

Per approfondire

Papa Leone XIV: “Venerdì giornata di preghiera e digiuno per la pace”

Maria “Regina”, la memoria liturgica voluta da Pio XII per la pace

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Di Roberto Immesi

Giornalista, collabora con Live Sicilia, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.