La  Chiesa Ortodossa ha iniziato la  Settimana Santa con la solenne Celebrazione della Domenica delle Palme. Mentre la Chiesa Cattolica segue il calendario gregoriano, quella ortodossa segue il calendario giuliano, così la Pasqua cade molto spesso in date diverse. Gli ortodossi, durante la Settimana Santa seguono un rigido digiuno e rinunciano ad alimenti come: carne, latte ed olio vegetale. Mercoledì e Venerdì, quando commemorano il tradimento di Giuda e la crocifissione di Cristo, non mangiano nulla.

Nelle Chiese Ortodosse, non in comunione con il Vescovo di Roma, la Domenica delle Palme arriva subito dopo il Sabato di Lazzaro, ovvero il giorno in cui i vangeli vogliono che Gesù abbia resuscitato Lazzaro dalla morte. Subito dopo questo miracolo, chiaramente la voce si sparge velocemente e tutta la popolazione della Giudea viene a conoscenza del fatto, rendendosi conto che il “Re” che tanto stavano aspettando è in realtà già arrivato ed è lì con loro.

Perché gli orientali celebrano “il Sabato di Lazzaro”, prima della Domenica delle Palme? Tutto avviene a Betània, un piccolo paese ai piedi del Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme. In questa narrazione, la famiglia di Lazzaro, dove a Gesù piaceva essere ospitato. Lazzaro è morto. Molti giudei sono a casa di Marta e Maria a consolarle per la perdita del fratello. I rappresentanti dell’Antica Alleanza non portano la vita nuova. Consolano appena. Gesù è colui che porterà la vita nuova. Nel vangelo di Giovanni, i giudei sono anche gli avversari che vogliono uccidere Gesù (Gv 10,31). Cosicché, da una parte, la minaccia di morte contro Gesù,  dall’altra parte, il Maestro che arriva per vincere la morte.

È in questo contesto di conflitto tra vita e morte, che si realizzerà il settimo segno della risurrezione di Lazzaro, la vittoria sulla morte. Il punto centrale della Resurrezione di Lazzaro, è il confronto tra l’antico modo di credere nella risurrezione che avviene solo alla fine dei tempi, e quella nuova portata da Cristo, che, fin da adesso, vince la morte. Marta, i farisei e la maggioranza del popolo credeva già alla Risurrezione (At 23,6-10; Mc 12,18). Credevano, ma non la rivelavano, poiché era fede in una risurrezione che sarebbe avvenuta solo alla fine dei tempi e non nella risurrezione presente della storia, qui e adesso. Quella non rinnovava la vita. Mancava fare un salto. La vita nuova della risurrezione apparirà con Gesù.

La professione di fede nel Signore è un salto di fiducia: Gesù sfida Marta a fare questo salto (Pesach infatti in ebraico significa non solo passaggio, ma anche salto). Non basta credere nella risurrezione che avverrà alla fine dei tempi, ma si deve credere che la Risurrezione sia già presente oggi nella persona di Gesù e in quelli che credono in lui. Su questi la morte non ha più alcun potere, perché Gesù è la “risurrezione e la vita”. Dunque, la memoria di Lazzaro, nella Chiesa Ortodossa, anticipa quanto a partire dalla domenica delle Palme il Signore compirà per donare al mondo la salvezza.

La Chiesa di San Lazzaro a Larnaca (Cipro)

Secondo la tradizione orientale, Lazzaro divenne vescovo di Cizio (oggi Larnaca), nell’isola di Cipro, e vi rimase per circa un trentennio dove fondó la chiesa omonima e dove morì. Già dal IV secolo questa versione era quella comunemente accettata, forse anche per suffragare le pretese di autocefalia della Chiesa di Kittim (nome semitico di Cipro). Oltretutto, a supporto di questa versione, nell’anno 890 fu ritrovata una lapide con l’iscrizione “Lazzaro, l’amico di Cristo“. Successivamente quelle che si pensava fossero le reliquie, furono traslate a Costantinopoli e quindi in Francia dai Crociati. Nel 1972 sotto l’altare della chiesa di Larnaca fu rinvenuta un’arca di marmo contenente resti umani, che si ritengono quelli di Lazzaro. Quindi secondo quest’ipotesi, il trasferimento delle reliquie a Costantinopoli fu di altre reliquie o soltanto parziale. Ad oggi è possibile visitare il grande sarcofago ritrovato sotto la chiesa negli anni settanta, scendendo in un angusto antro sotto il livello del culmine della sala principale, e venerare le reliquie che nelle occasioni religiose vengono esposte in uno scrigno d’argento.

Annotazione storica

Dopo aver resuscitato Lazzaro, Cristo si reca presso Gerusalemme, dove è accolto in trionfo, un ingresso degno di un Re “mite e umile di cuore”. Coerentemente con il messaggio che porta con se, Gesù entra nella città sacra su un asino e non su un cavallo, in quanto quest’ultimo è tipicamente associato ad un messaggio di guerra, mentre invece l’asino porta con se la retorica della calma e della pace. Proprio per via di questa entrata trionfale accolta tra ali di folla ornata di palme, olivi, mirto, salice e alloro, ancora oggi gli ortodossi utilizzano lo stesso simbolo per portare a casa un pezzo di quel trionfo avvenuto 2000 anni addietro. Questa celebrazione è stata istituita a partire dal IX secolo dopo Cristo. Mentre nei primi anni del Cristianesimo era il vescovo di Gerusalemme a “rievocare” la celebrazione tramite un’entrata in città, successivamente (durante il periodo bizantino) era proprio l’imperatore a impersonare Gesù Cristo entrando trionfale in città.

La Domenica delle Palme Ortodossa (Κυριακή των Βαϊών)

Nei primi secoli del Cristianesimo, sia l’imperatore che il patriarca, si incaricavano di distribuire le croci che sarebbero servite per “addobbare” le case dei fedeli e dell’iconostasi (ovvero quella zona delle chiese ortodosse che nasconde l’altare e su cui sono dipinte le icone). Queste croci erano realizzate a partire da foglie di palma, una tradizione che ancora oggi è viva e vegeta. Nella domenica delle Palme, tutti i fedeli che vanno in chiesa possono prendere e portare con se una di queste croci fatte di palme, oltre a un rametto di alloro. Inizialmente, erano le coppie appena sposate o comunque le donne appena sposate a supplire le chiese locali con queste croci (le βαΐα, che poi vuol dire palme), come buon auspicio di fertilità. In alcuni luoghi, come per esempio a Paros, la tradizione della Domenica delle Palme vuole che questi rami di palma, salice, alloro e olivo vengano usati per colpire quasi qualunque cosa (da cui il nome βαγιοχτυπήματα, colpi di palma), sempre come atto di rendere fertile ciò che viene colpito).

I rami di palma, salice, alloro, olivo, non si buttano assolutamente via, anzi! Vengono inceneriti e la stessa cenere verrà poi usata durante l’anno successivo alle Ceneri appunto (che nel calendario ortodosso accade di lunedì e si chiama Kathara Deftera, non di mercoledì come per i cattolici). Nonostante sia ancora Quaresima, durante la Domenica delle Palme si mangia pesce, il che è totalmente accettato dalla chiesa perché metaforicamente è il segno che la salvezza sta arrivando sotto forma di Gesù Cristo che entra a Gerusalemme. Il pesce infatti, è sempre stato il simbolo di Cristo proprio perché in greco ιχθυος è l’acronimo di Ιησούς (Gesù) Χριστός (Cristo) Θεού (di Dio, genitivo) Υιός (Figlio) Σωτήρ (Salvatore).

La settimana Santa Ortodossa

Alla Domenica delle Palme  o dei salici, segue la settimana santa di Passione, la più rigida per quanto riguarda il digiuno. Questa giornata, che inizia a celebrarsi la domenica sera, è dedicata a Giuseppe, il figlio più amato di Giacobbe che i suoi fratelli avevano venduto, per invidia, a commercianti venuti dall’Egitto. Giuseppe si collega con il rito pasquale perché anche lui, come Cristo, ha patito ingiustamente. Inoltre la Chiesa esorta il fedele ad essere spiritualmente forte come Giuseppe, resistendo alle tentazioni come ha resistito lui. Giuseppe ha portato il popolo di Israele in Egitto, dove rimase prigioniero fino a Mosè, il quale con l’aiuto di Dio liberò il popolo dalla schiavitù. La Pasqua ebraica celebra il passaggio dell’angelo mandato da Dio per uccidere tutti i primogeniti d’Egitto, senza toccare i bambini degli israeliti che avevano segnato le porte delle loro case con il sangue di agnello. Lo stesso giorno si celebra anche la parabola del fico maledetto, dal Vangelo di Matteo: è un invito per i fedeli a condurre una vita che produce frutti spirituali, altrimenti saranno recisi come gli alberi secchi. Mentre in altre alcune Chiese Ortodosse, il lunedì santo, e soltanto una volta all’anno, si celebra la cerimonia della benedizione del crisma. Il crisma è una miscela particolare di oli profumati, resine e altre sostanze. Viene distribuito a ciascuna parrocchia per compiere il rito del battesimo e della cresima e dell’unzione degli infermi. Per questo esiste anche il detto: “Siamo tutti unti dallo stesso olio”, abbiamo cioè tutti qualcosa in comune.

Il Martedì Santo, celebra la “parabola delle dieci vergini” che sono andate incontro allo Sposo, ma cinque di queste, stolte, si sono addormentate dimenticando di mettere olio nelle loro lanterne, così alla fine non sono riuscite a partecipare alle nozze. L’insegnamento di questa parabola è che ognuno di noi deve sempre essere pronto per partecipare al banchetto nel regno dei cieli. Lo stesso giorno si celebra anche la parabola dei talenti che il ricco signore affida ai tre servi, parabola che invita il fedele a mettere a frutto i doni divini che ha ricevuto. La funzione liturgica del giorno si conclude con “l’inno di Kassiani”. Kassiani ricca e colta ragazza, diventa monaca che scrisse questo famosissimo inno di penitenza.

Il Mercoledì Santo, celebra la peccatrice che va incontro a Gesù, si prostra e lava i suoi piedi con prezioso olio profumato asciugandoli poi con i propri capelli. Il santo innografo mette a confronto il caducità del corpo, con la speranza del perdono attraverso il pentimento, con la fragilità dell’anima di Giuda. La meretrice si pente e così si allontana dal peccato avvicinandosi a Cristo e nello stesso momento Giuda si allontana dal Signore. Si legge anche il passo in cui Cristo parla della sua morte imminente e racconta ai discepoli che la donna versandogli l’olio profumato l’ha preparato per la sepoltura. Lo stesso giorno si svolge la funzione dell’olio santo, contro le malattie dell’anima e del corpo.

In altre Chiese Ortodosse, invece, la preparazione liturgica alla Pasqua inizia il mercoledì, quando ha luogo la prima celebrazione importante, dedicata alla Passione del Signore. Anticipa la celebrazione mattutina del giovedì durante la quale gli ortodossi ricordano l’Ultima cena e accorrono in chiesa a comunicarsi in ricordo della prima EucarestiaI fedeli ortodossi hanno appena il tempo di sistemare la casa per poi andare di sera di nuovo a messa dove vengono letti i dodici passi del Vangelo che descrivono la passione di Cristo.

Il Giovedì Santo si celebra “il lavaggio dei piedi degli apostoli” da parte del Signore, invito all’umiltà, e l’Ultima Cena, dove Gesù raduna i suoi discepoli, spezza il pane e lo dà ai discepoli, pane che simboleggia il suo corpo, e di seguito il vino, a simbolo del suo sangue, invitandoli a farlo in sua memoria. Questa è la prima comunione e costituisce il fondamento del sacramento della Santa Comunione. Quella è la sera in cui Gesù, voltandosi verso i discepoli dice loro che uno di essi lo tradirà e rivolto a Giuda dice: va e fai quello che devi. Infatti Gesù è arrestato, dopo il tradimento di Giuda, nel giardino del Getsemani, dove si era recato a pregare con i suoi discepoli. Lo stesso giorno la sera si celebra la crocifissione. In chiesa vengono letti dodici vangeli che guidano il fedele all’estrema passione, il processo di Gesù da parte di Ponzio Pilato, il percorso terribile verso il Calvario, la crocifissione con Gesù sulla Croce.

Il Venerdì Santo, celebra l’estrema umiliazione e la sepoltura. In tutte le chiese si prepara l’epitafio, che rappresenta il sepolcro, decorato con fiori primaverili. Alla fine della funzione liturgica l’epitafio viene portato in processione dai fedeli. Allo stesso modo, in altre Chiese Ortodosse, il Venerdì Santo, è dedicato esclusivamente alle liturgie: la mattina, al posto della messa tradizionale, si leggono le Ore. Quindi alle 14 inizia la “compieta santa”, nella quale si ricorda la morte di Gesù e la sua Deposizione. Al centro della chiesa si espone un lenzuolo con la raffigurazione del Cristo morto. La “piccola compieta”, che inizia alle 17, ha termine con la “sepoltura” del sudario che viene portato all’altare.

Il Sabato Santo, celebra la discesa negli inferi di Cristo e la Resurrezione. In mattinata si celebra quella che è chiamata la prima risurrezione dove è letta la profezia della Risurrezione; ma la funzione della Resurrezione si celebra a mezzanotte. I fedeli si recano in chiesa portando candele bianche ed esattamente a mezzanotte si spengono tutte le luci e il sacerdote esce con una candela accesa, che simboleggia la luce della risurrezione, intonando il canto: “Venite a prendere la luce che non tramonta…”. Segue la liturgia della risurrezione che dura fino alle prime luci dell’alba. È tradizione, tornando a casa, di segnare l’uscio con un segno di croce con il fumo della candela. Il sabato è il giorno in cui si dovrebbe commemora la presenza di Cristo nel sepolcro. La mattina del giorno di Pasqua le famiglie si recano sulla tomba di un parente, dove viene consumato il pranzo. Durante i quaranta giorni successivi alla Pasqua, è di rito salutare chi si incontra con “Cristo è risorto” ed è consuetudine ricevere in risposta “Veramente è risorto”.

Le Tradizioni Ortodosse della Pasqua

Durante il pranzo di Pasqua, famiglia e amici si riuniscono intorno a un grande tavolo, coperto con piatti di pesce e carni fredde. Al centro della tavola viene posta la cesta delle uova colorate. Il pranzo inizia con la tradizionale battaglia delle uova: ognuno sceglie un uovo e lo tiene in modo che si veda solo un estremo, che il vicino cercherà di colpire. E’ un’occasione di festa, sia per i credenti che non, i brindisi sono molti e sicuramente si riuscirà a gustare un pranzo delizioso. Per la chiesa ortodossa, la Pasqua è la festa più importante, che si trascorre in famiglia e con gli amici, mentre durante l’intera settimana santa si hanno celebrazioni speciali. Una tradizione pasquale molto sentita dagli ortodossi, risale ai primi cristiani e vuole che il giorno di Pasqua si indossino soltanto vestiti nuovi (simbolo di vita nuova). Un’altra tradizione consiste nell’alzarsi all’alba per prevedere come sarà il tempo nell’estate seguente. Gli altri giorni del periodo pasquale sono tutti abbinati a un significato particolare: al mercoledì non si lavora, altrimenti il raccolto sarà rovinato dalla grandine; il giovedì è il giorno dedicato al culto dei defunti; e il venerdì è il giorno nel quale chiedere e ottenere il perdono dai propri cari e dai propri amici. Il Sabato Santo, i fedeli portano in chiesa i piatti tradizionali, preparati in casa, per farli benedire: le uova colorate e altri cibi che vengono benedetti dal sacerdote.

Nella tradizione ortodossa, non c’è Pasqua senza uova… Una fase obbligatoria delle preparazioni è la consuetudine a dipingere uova, meglio se con la tinta naturale. Questa tradizione è collegata al fatto che la Pasqua coincide con l’inizio della primavera, anticamente era celebrata con riti per la fecondità ed il rinnovamento della natura. Dipingere uova insieme ai bambini significa trasmettere loro i valori, raccontare il senso di una grande festa. Le uova di Pasqua fatte a mano, solitamente sono dipinte semplicemente di rosso per rappresentare il sangue di Cristo, ma in giro si trovano anche uova molto più elaborate.

Fratelli Ortodossi, in attesa della Resurrezione, anche noi vi rivolgiamo l’augurio pasquale più bello, che possa risuonare nelle nostre labbra come segno di unità, di pace e di speranza per un futuro dove tutte le Chiese riconciliate in Cristo possano dare al Risorto i frutti buoni della fede: “Χριστός Ανέστη! Καλό Πάσχα σε όλους!” Cristo è risorto! E’ veramente Risorto! Buona Pasqua a tutti!

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Di Don Salvatore Lazzara

Don Salvatore Lazzara (1972). Presbitero dell’Arcidiocesi di Palermo, ordinato Sacerdote dal cardinale Salvatore De Giorgi il 28 giugno 1999. Ha svolto per 24 anni il suo ministero presso l’Ordinariato Militare in Italia, dove ha avuto la gioia di incontrare e conoscere tanti giovani. Ha partecipato a diverse missioni internazionali dapprima in Bosnia ed in seguito in Libano, Siria e Iraq. Ha concluso il servizio presso l’Ordinariato Militare presso la NATO-SHAPE (Bruxelles). Appassionato di giornalismo, dapprima è stato redattore del sito “Papaboys”, e poi direttore del portale “Da Porta Sant’Anna”. Ha collaborato con il quotidiano “Roma” di Napoli, scrivendo e commentando diversi eventi di attualità, politica sociale ed ecclesiale. Inoltre, ha collaborato con la rivista di geopolitica e studi internazionali on-line “Spondasud”; con la rivista ecclesiale della Conferenza Episcopale Italiana “A sua immagine”, con il quotidiano di informazione on-line farodiroma, vatican.va e vatican insider. Nel panorama internazionale si occupa della questione siriana e del Medio Oriente. Ha rivolto la sua attenzione al tema della “cristianofobia” e ai cristiani perseguitati nel mondo, nella prospettiva del dialogo ecumenico ed interreligioso con particolare attenzione agli ebrei ed ai musulmani. Conosce l’Inglese, lo Spagnolo, l’Ebraico e l’Arabo.

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