Il prossimo ottobre compirà 92 anni, e don Antonio Serina – classe 1932, con quasi 68 anni di ministero presbiterale alle spalle – non finirebbe mai di raccontare le numerosissime occasioni di apostolato e missione pastorale vissute a Palma di Montechiaro e in altre province della diocesi di Agrigento, in qualità di parroco, canonico, docente in Seminario di teologia morale e scienze pastorali e in tanti altri incarichi.
Particolarmente caro a don Serina è l’impegno in favore dei migranti e dei giovani, che lo hanno portato alla costituzione del Movimento giovanileAmici della Pace. Nel 2021, il longevo presbitero di Palma di Montechiaro, ha pubblicato un libro “Partner e altare di Dio. Il laico cristiano”, dedicando la sua opera alle riflessioni circa il valore e la responsabilità dei fedeli laici nella Chiesa. Porta di Servizio lo ha intervistato.

Perché è così importante, soprattutto oggi, rilanciare l’esperienza vocazionale del laicato?
La nostra è una missione, è la missione della Chiesa, è il “Ritorno del Figlio Prodigo”. Di chi la colpa se i laici sono fuggiti? Di chi la colpa se i laici non trovano facilmente la via del ritorno? Può darsi che la colpa sia della stessa Chiesa, ferma nel suo “dogmatismo scolastico”? Mentre i preti, rigidi, stretti dalle normative parrocchiali, non riescono a raggiungere tutte le pecorelle. Non sarebbe giustificabile nessun atteggiamento di disprezzo e di abbandono! Vediamo invece, di trovare insieme la via del ritorno… a Gesù! Camminare insieme è la via del ritorno! Insieme, non soltanto nella vita parrocchiale, nei momenti di preghiera o della Caritas, ma anche nella vita civile dei laici, nello sport, nel soccorso pubblico. Abbiamo detto spesso che la Chiesa è la casa della comunità e della salvezza. Forse sarebbe meglio dire la Chiesa è lo stesso Gesù che scende nel Mondo, per salvare l’uomo che vive nel Mondo. Non rimanere in Chiesa aspettando l’uomo, ma scendere nel mondo incontro all’uomo, sì, ma portando Gesù! L’amicizia con l’uomo è nel programma del Vangelo! Ora è chiaro che i laici, come esperienza di vita di mondo, ne sappiano di più dei sacerdoti e dei religiosi, che forse in ogni caso vedrebbero uno spunto di peccato. Ecco il motivo primario di saper valorizzare lo spirito vocazionale dei nostri cristiani laici. In altri termini la parrocchia, come struttura pastorale di lavoro, non può fare riferimento esclusivo e predominante alla singola figura del parroco (con tutte le sue precarietà). Ma che sia prevista, anche giuridicamente, specie nelle parrocchie centrali, la partecipazione attiva e ufficiale da parte dei laici, di particolare esperienza (ma con corsi di studio particolari). Rimanendo sempre nelle linee fondamentali, non possiamo ridurre la Chiesa alla pura salvezza dell’uomo dal peccato e dall’inferno. Il progetto di salvezza e di incarnazione di Gesù si estende a tutto l’uomo, a tutta l’umanità e a tutta la cultura umana. Ecco l’urgenza dei laici cristiani che tornino nella Chiesa, affinché la Chiesa si allarghi al mondo e a tutta la cultura umana e internazionale.

Che tipo di collaborazione ritiene sia necessaria riscoprire tra i presbiteri e i laici che condividono l’esperienza della comunità parrocchiale?
La grande esperienza dei laici, nella pastorale della Chiesa, specie nelle parrocchie, è di fatto in corso ed è già iniziata da più di un secolo, con l’onore di essere ricordata ed esaltata nello stesso Concilio Ecumenico Vaticano II. Ed è la grande e storica “Azione Cattolica Italiana”. Grande anche perché, visto, nella speranza, il suo valore pastorale, fu sottoposta sotto la guida diretta dei vescovi in ogni diocesi e con un proprio direttivo nazionale. E questa fu una grande grazia di Dio. Eppure il sottoscritto, nella sua tesi di laurea, iniziata a elaborare negli anni ’70, aveva messo in evidenza proprio la grande crisi (ancora iniziale) in cui era caduta proprio la nostra autorevole aggregazione laicale. Sì, oggi è ancora grande, ma non è più estesa capillarmente in tutte le parrocchie come una volta. Anche questo si può considerare come un segno particolare della crisi del laicato nella Chiesa oggi. Oggi come tutti ci accorgiamo, la situazione è molto ingarbugliata e, con piacere, vediamo che si fanno varie esperienze, speriamo positive e valide per uscire dall’attuale crisi della Chiesa.

Don Serina ricorda con lucidità e commozione alcuni episodi del passato, quando celebrava (erano all’incirca gli anni ’50) la S. Messa – alle 6 del mattino – per la novena del S. Natale o per l’Immacolata con la Chiesa piena di contadini, con la zappa sulle spalle, e con i muli legati ai capezzoli di legno delle strade vicine. Erano – precisa don Serina – le antiche tradizioni, che persistevano e avevano valore per quel popolo di cultura semplice e dal sapore antico. «Ebbene – prosegue Serina –, oggi tutto sta cambiando, è tempo di crisi! Qui si tratta, piuttosto, di far crescere l’uomo in Dio, nell’Amore, nella Luce. In altri termini, far crescere la stessa Chiesa in tutti i sensi». Di fronte al fatto che le chiese si vanno sempre più svuotando – secondo don Serina – «noi cristiani e responsabili, non possiamo rimanere freddi e sconfitti. Forse Il Signore stesso ci invita a “combattere” con i mezzi, con i tempi e metodi possibili, confidando sempre nella Provvidenza, in Lui, in Gesù! Sono i nostri tentativi, della nostra fede, del coraggio. Sì, Gesù sarà sempre con Noi!».

Per usare una espressione tratta dal suo libro, in che cosa possiamo dire che “il laico si è evoluto”?
L’evoluzione del laico, ci tengo a dire, non è avvenuta tramite la Chiesa, ma, specie negli ultimi due secoli, tramite la Scuola, l’emigrazione (anche verso le città) e le stesse guerre mondiali. Anche la stessa Chiesa ha fatto un lungo e profondo cammino di conversione e di evoluzione, specie dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II. Tutti siamo stati testimoni del risveglio della società. Parliamo del mondo occidentale, specialmente dopo le due Guerre Mondiali, dopo gli anni ‘50. Anche prima, specie per la grande emigrazione di massa, verso le Americhe. Intensa è stata pure l’emigrazione italiana, verso gli altri Stati Europei, specie verso la Germania. In Italia si è registrata la fuga verso il Nord, con l’ingrossamento delle città universitarie, e con fabbriche, città Industriali, o più commerciali. Forse fu uno shock emotivo che i primi nostri avventurieri avranno provato. É chiaro che anche la cultura cristiana, ancora un po’ infantile dei nostri primi “avventurieri”, avrà subito le sue prime reazioni e modifiche. I nostri cari fratelli laici vivevano nei loro paesi, e nelle loro stesse parrocchie, ancora giovani e senza problemi e senza dubbi. Hanno pensato solo al lavoro, al pane, alla casa. Soltanto dopo il loro trasferimento, nasceranno dubbi e problemi. Ma, in contemporanea, nasce anche la capacità di leggere e risolvere i problemi nascenti: ecco la nuova cultura! L’antico parroco non aveva dato tutte le risposte e tutte le soluzioni ai nuovi problemi, della vita, o meglio, forse avrà fatto vedere una vita troppo semplice e infantile, senza problematiche o altre difficoltà. Cose forse che nel nuovo mondo hanno trovato e studiato. Ecco l’evoluzione e la nuova capacità dei nuovi laici: la loro evoluzione culturale!

Oggi, il laicato più difficile da coinvolgere nelle attività parrocchiali è quello dei giovani. Quali alternative pastorali per riconquistare l’attenzione dei ragazzi?
Se i giovani vengono lasciati soli, senza mano e senza guida, vista la diffusione del calcio, cadranno più facilmente nello sport del pallone. Si tratta del giuoco associativo più attraente e più comune. Con i Giovani ancora non si può parlare di cultura che quasi ti converte e, quasi, ti dà una personalità propria, diversa. Una personalità nuova, che comincia a nascere con l’esercizio di una nuova arte di lavoro, o con una professione scientifica, attraverso studi universitari. Per questo motivo, molti giovani, abbandonati a loro stessi, saranno facile preda delle organizzazioni delinquenziali. Perciò l’urgenza di correre incontro ai giovani e prevenirli! Eppure noi parroci, questi giovani li abbiamo battezzati e, perciò, siamo diventati, moralmente, responsabili del loro futuro. Sì, è vero, ma di fatto e di ufficiale cosa la Chiesa opera in loro favore? Sta togliendo i Padrini nella celebrazione del Battesimo. Sì, ma cosa mette in sostituzione? Il momento è difficile!

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.

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