Recentemente, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, ha avuto luogo – nella parrocchia dell’Annunciazione del Signore – l’evento dal titolo: “Dalla ferita, dal limite nella comunità, si diventa costruttori di comunità”, organizzato dalla pastorale persone con disabilità e dall’ufficio catechistico dell’arcidiocesi di Palermo.

Alla presenza dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, del garante per la disabilità, dottor Pasquale Di Maggio, esperienze testimonianze di disabilità vissute, e orgogliosamente trasformate in valori, hanno animato l’incontro.

Tante le sfide e le difficoltà, che le famiglie e le persone con disabilità continuano a vivere. Abbiamo ascoltato il racconto della mamma di Gabriele, un ragazzo con sindrome di down, che racconta: “Quando mi domandano cosa c’è che non va in tuo figlio, io rispondo: niente ha solo più bisogno di aiuto e di amore”.

La testimonianza di Monica

Monica Saia, nonostante la disabilità, è riuscita a conseguire la laurea in psicologica e a scrivere un libro, “Ricomincio da me punto e a capo”.  Monica denuncia che nonostante nel 1992 fu istituita questa giornata per sensibilizzare le persone sulla disabilità, ancora oggi nel 2023, ogni giorno le persone con disabilità sono obbligate a sopravvivere o meglio a vivere nell’adattamento.

“Non tutti i locali (negozi, ristoranti, cinema…) – precisa Monica – hanno libero accesso (con gli scivoli o i montascale per esempio), ed è per questo che, talvolta, una persona in sedia a rotelle o con mobilità ridotta, è costretta a non frequentare certi posti, con una conseguente opportunità socializzante difficile o completamente assente. Quello dell’inclusione è sicuramente la ferita più profonda di una persona con disabilità, soprattutto quando questa si rende conto della situazione, ma non può contrastarla. Una situazione che bisogna migliorare, affinché tutti possiamo vivere più serenamente, senza nessuna barriera”.

Sono alcune delle esperienze di vita che riflettono il punto ideologico del nostro tempo, che ci vuole sani, perfetti, competitivi, e in cui sopravvivono forme di pregiudizio che rendono difficoltoso l’incontro fecondo con la disabilità. Si è sempre cercato di dare risposta alla domanda su cosa sia la disabilità e le sfide che le persone disabili e le loro famiglie si trovano a dovere affrontare, stabilendo limiti e prerogative. Sia che si nasca disabili, sia che lo si diventi nel corso della vita, è sempre un momento tragico di rifiuto della realtà.

Anche le famiglie coinvolte

Il carico maggiore riguarda anche la famiglia, che spesso deve fare i conti con tante difficoltà, e a volte anche con il disagio che la porta a chiudersi in sé stessa vivendo in isolamento, e constatando che spesso la società non è di fatto inclusiva.

Papa Francesco, a tal proposito, ha più volte incoraggiato la nascita di una rete di sostegno, che accolga e sorregga queste particolari famiglie. La persona con disabilità ha bisogno di una comunità inclusiva che impari ad abbattere le barriere mentali, in modo da potere avere un ruolo sociale e interagire con la comunità.

Lo spazio per eccellenza dove questo può compiersi è la chiesa che accoglie i più fragili, in particolare i disabili, creature che parlano con Dio attraverso la loro vita.

La disabilità è un volto, il volto di tanti uomini e donne che nonostante le difficoltà hanno trasformato la loro disabilità in una missione, in una forza, una sfida, cercando di abbattere, non solo le barriere architettoniche ma anche gli stereotipi culturali che sono i più duri da demolire.

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Di Adele Di Trapani

Giornalista, collabora con “Radio Spazio Noi”, l’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo. Docente di Teologia Morale, fa parte anche dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.

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