Carismi riconosciuti pubblicamente, doni spirituali che edificano la Chiesa e che sono “utili” alle comunità. I vescovi siciliani hanno pubblicato le linee guida sull’istituzione dei ministeri di lettore, accolito e catechista: un documento approvato alcuni mesi fa e che attua, anche nell’Isola, le novità volute da Papa Francesco.

Cosa sono i ministeri istituiti

I ministeri istituiti sono, in alcune diocesi come Palermo, realtà ormai consolidate da decenni mentre in altre erano rimasti a una fase molto più embrionale; il pontefice ha creato un nuovo ministero, quello del catechista, e aperto gli altri due anche alle donne, apportando cambiamenti di non poco conto che la Conferenza episcopale siciliana ha pensato di inserire in un documento che fa il punto sulla questione. Ricordiamo che si tratta di ministeri, cioè servizi ecclesiali, che vengono definiti “istituiti” perché conferiti dal vescovo in forma stabile, a differenza di quanto accade per altri ministeri, detti “di fatto”, che si svolgono nelle parrocchie ma senza un riconoscimento formale o una durata prefissata.

Il ruolo delle parrocchie

I vescovi dell’Isola hanno elaborato linee guida che, oltre a fornire indicazioni pratiche, sono anche l’occasione per una riflessione più approfondita sul ruolo dei laici nelle comunità. Dopo aver sottolineato la differenza tra i carismi (doni spirituali) e i ministeri (carismi pubblicamente riconosciuti e messi a disposizione, in forma stabile, delle comunità), i presuli valorizzano un altro aspetto non meno significativo e cioè il ruolo delle comunità in cui sono svolti. “La comunità è il luogo teologico in cui il carisma diventa ministero – si legge nel documento – essendo l’ambito pastorale più adeguato per capire quello che lo Spirito decide e dispone nella Chiesa”; comunità che hanno anche un ruolo ben preciso nell’avviare il discernimento. “È necessario che le comunità accettino di rivisitare il loro modo di vivere la pastorale nel territorio parrocchiale e interparrocchiale”, continuano i vescovi che pongono l’accento su un ulteriore aspetto: “Il coraggio di accogliere e attuare una nuova forma di Chiesa, in cui consacrati e fedeli laici assumono ruoli ministeriali, istituiti e non, in piena collaborazione con il clero e talvolta in assenza anche di quest’ultimo”.

Legati alla dimensione episcopale

Ministeri che, per quanto svolti nelle parrocchie, sono comunque legati alla dimensione diocesana: “Anche se la segnalazione di coloro che sono chiamati al ministero prende le mosse dalla comunità – non bisogna dimenticare che è il parroco, assieme al Consiglio Pastorale Parrocchiale, il primo soggetto del discernimento – la persona istituita è mandata a svolgere il suo ministero in altre comunità, oppure come coordinatrice, in un vicariato. Ciò spiega il senso di tale diaconía che non è per tutti, essendo i ministeri istituiti un preciso mandato del vescovo, con un rito di istituzione”. Spetta quindi ai vescovi l’ultimo discernimento tramite un’apposita commissione che dovrà valutare non solo “l’evidente inclinazione al ministero” ma anche la maturazione umana e spirituale della persona. “Sono molteplici i criteri da tenere in considerazione: carattere, età, virtù, e un’evidente apertura al senso della comunione, alimentata da una salda vita di fede non devozionalista”.

Le condizioni

La Cesi precisa che i ministeri sono revocabili (ma senza il limite quinquennale proposto dalla Cei), possono essere conferiti a uomini e donne mature, dai 25 ai 75 anni, che abbiano ricevuto la Confermazione e che svolgano un servizio ecclesiale in parrocchia. Per la formazione i vescovo propongono “un percorso specifico di tipo teologico-pastorale, biennale e con il seguente indirizzo: il primo anno comune ai tre ministeri, con discipline teologiche; il secondo specifico e in forma laboratoriale, con discipline che riguardano l’ambito pastorale dei singoli ministeri. Possono iscriversi a quest’itinerario formativo tutti coloro che lo desiderano, senza uno specifico titolo di istruzione e con una discreta attitudine allo studio e all’apprendimento”.

Il lettore

Partiamo dal primo ministero che è quello del lettore che svolge un servizio “legato alla presenza di Cristo maestro che istruisce i suoi fedeli con la sapienza della sacra Scrittura”. “La persona, che riceve questo ministero, deve dare prova della sua familiarità con il testo biblico. È proprio di questo servizio la lettura meditativa della sacra Scrittura, la conoscenza dei testi biblici, il desiderio di divulgare la conoscenza e l’amore per la parola di Dio. Questa funzione, originaria e originale, del lettore esige particolari capacità e anche accorgimenti tecnici, ma soprattutto la consapevolezza gioiosa di essere a servizio della parola di Dio per suscitare, risvegliare e far vibrare la fede in coloro che l’ascoltano”.

E’ compito del lettore curare le attività pastorali che hanno a che fare con la Scrittura come la lectio divina, i centro di ascolto, le catechesi bibliche sia in parrocchia che nel vicariato o negli ambienti sociali.

L’accolito

Il ministero dell’accolito è invece legato al mistero eucaristico: “E’ una persona che ha con l’Eucaristia un rapporto intimo e profondo: aspetti che qualificano un comportamento specifico, evidenziato non soltanto dalla fedeltà alla celebrazione eucaristica, domenicale e non, ma anche a momenti personali di adorazione davanti a Gesù nel tabernacolo. Questa dimensione dell’accolitato consente di discernere la specificità del servizio nella comunità, oltre al fatto che colui o colei che vengono istituiti devono scorgere in sé stessi il desiderio di sollecitare negli altri l’amore per l’Eucaristia, il cui scopo è la formazione al senso della comunione fraterna”.

L’accolito assiste il presbitero e il diacono nel servizio all’altare, purifica i vasi sacri e, oltre a distribuire la comunione, “coordina i ministri straordinari della comunione in una parrocchia o a livello interparrocchiale, e, collaborando con i delegati del vescovo, si occupa della loro formazione spirituale (ritiri, catechesi). Egli è animatore del gruppo liturgico e per questo ha il compito di preparare le celebrazioni, guidare il loro svolgimento, curare il culto e l’adorazione eucaristica, e può, in casi particolari, esporre il Santissimo per l’adorazione e poi riporlo, senza benedire il popolo”.

Il catechista

La vera novità è quella del catechista, “tra i più antichi della Chiesa”, la cui peculiarità “è l’annuncio del vangelo nelle sue diverse forme kerygmatiche: primo annuncio, istruzione in riferimento ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, formazione permanente. Tale servizio, la cui delicatezza si coglie nel contenuto da trasmettere, richiama una particolare attitudine che interessa la trasmissione della fede”. “Egli deve essere testimone della sua fede, poiché l’annuncio reclama soprattutto credibilità non soltanto nel suo modo di essere: scelte, decisioni, proposte, ma anche nella capacità di saper dire la fede con il linguaggio di coloro che ascoltano e accolgono la sua testimonianza”.

I vescovi sottolineano però la difficoltà legata al modo di annunciare il vangelo, cosa che richiede anche una coerenza di vita. “La dottrina richiede l’esperienza. Non è possibile annunciare il Signore, senza che il catechista si coinvolga personalmente, avendo assimilato il senso del discepolato cristiano. Annunciare il vangelo è dire la fede a qualcuno, e ciò accade tenendo conto di alcuni passaggi preliminari: la testimonianza che passa attraverso la propria vita; la consapevolezza che l’annuncio riguarda la persona di Gesù; la trasmissione della fede che è inculturazione. Questa triplice dimensione dell’annuncio, oltre a specificare la spiritualità del catechista, rileva la sua consapevolezza di essere chiamato e mandato per un servizio”.

Le linee guida evidenziano la differenza tra i catechisti di fatto “che dopo aver ricevuto il mandato del vescovo, si adoperano nel trasmettere la fede all’interno delle comunità d’appartenenza” e quelli istituiti “con il compito di coordinare, sostenere e formare, collaborando con il parroco o più parroci, dopo aver ricevuto ufficialmente il mandato del vescovo con il rito di istituzione. Occorre infatti che, oltre a esercitare le virtù che sono tipiche dell’evangelizzatore, come ascolto, prossimità, consolazione, incoraggiamento, i catechisti istituiti abbiano conoscenza delle dinamiche della famiglia e siano in grado di interagire con altri ambiti educativi (oratori, scuola, associazioni). Inoltre, è importante che essi sappiano recepire l’odierna trasformazione dei linguaggi, a partire dalla veemenza dei social media, includendo la riflessione sugli stili di vita, provocata dalla grande questione del gender”.

Insomma, il catechista istituito in Sicilia non dovrà guidare la preghiera della comunità (come invece aveva proposto la Conferenza episcopale nazionale) e avrà invece il compito di curare i linguaggi dell’annuncio, vivere la dimensione multimediale e sociale senza trascurare le sfide poste dalla società sui temi della famiglia e della sessualità.

Foto: Avvenire

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Di Roberto Immesi

Giornalista, collabora con Live Sicilia, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.

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