Papa Francesco rimprovera una signora per aver chiamato “bambino” il suo cagnolino, e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sceglie di indossare l’abito bianco in presenza del Romano Pontefice. Sono gli argomenti che tengono banco in questi giorni, sintesi inutile e colorata (molto colorata!) di un incontro, che si è svolto recentemente sul palco dell’Auditorium della Conciliazione di Roma, in occasione degli Stati Generali della Natalità, i cui temi, invece, meriterebbero maggiore e seria attenzione!

Il Papa e il Presidente del Governo italiano sembrano parlare la stessa lingua, quella del rispetto della persona umana, della famiglia e della vita nascente; una coincidenza, questa, che si stentava a rintracciare nelle precedenti legislature.

«La nascita dei figli – afferma Papa Francesco – è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo. Se ne nascono pochi vuol dire che c’è poca speranza», «c’è qualcuno – domanda il Pontefice – che sa guardare avanti con il coraggio di scommettere sulle famiglie, sui bambini, sui giovani?».

Una società che smette di essere generativa, degenera inevitabilmente nella tristezza, e la tristezza – ricorda Francesco – «è un malessere brutto, grigio. Non possiamo accettare passivamente che tanti giovani fatichino a concretizzare il loro sogno familiare e siano costretti ad abbassare l’asticella del desiderio, accontentandosi di surrogati privati e mediocri: fare soldi, puntare alla carriera, viaggiare, custodire gelosamente il tempo libero…»

Da parte sua, Giorgia Meloni, sottolinea l’attuale momento storico, dove parlare di maternità, natalità e famiglia «è diventato sempre più difficile. A volte sembra quasi un atto rivoluzionario». «Noi vogliamo – afferma il Presidente del Consiglio – una Nazione nella quale non sia più scandaloso dire che, qualsiasi siano le legittime scelte e le libere inclinazioni di ciascuno, siamo tutti nati da un uomo e una donna. Nella quale non sia un tabù dire che la maternità non è in vendita, che gli uteri non si affittano, che i figli non sono prodotti da banco, che puoi scegliere sullo scaffale come se fossi al supermercato e magari restituire se poi il prodotto non corrisponde a quello che ti aspettavi. Vogliamo ripartire dal rispetto della dignità, dell’unicità, della sacralità di ogni singolo essere umano, perché ognuno di noi ha un codice genetico unico e irripetibile e questo, piaccia o no, ha del sacro. Vogliamo affrontare questa sfida con gli occhi della realtà e il motore della visione, non vogliamo infilare la camicia di forza dell’ideologia». 

Qualcuno dirà che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o se volete, come diceva Cicerone, “Sunt facta verbis difficiliora” (I fatti sono più difficili delle parole). Intanto, che se ne parli, è già un gran bel risultato!

Al termine dei loro discorsi.

Il Pontefice: «A voi, che siete qui per trovare buone soluzioni, frutto della vostra professionalità e delle vostre competenze, vorrei dire: sentitevi chiamati al grande compito di rigenerare speranza, di avviare processi che diano slancio e vita all’Italia, all’Europa, al mondo, che ci portino tanti bambini».

Il Presidente del Consiglio: «Vincere l’inverno demografico, ci ha detto Papa Francesco, significa combattere qualcosa che va contro le nostre famiglie, contro la nostra Patria, e anche contro il nostro futuro. Santità, noi amiamo le nostre famiglie, amiamo la nostra Patria, crediamo nel nostro futuro. E faremo fino in fondo la nostra parte».

Foto: screenshot

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.

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