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Fabrizio De André, l’ateo che parlava di Dio

DiVito Giuliana

Mar 18, 2022

Una associazione paradossale, per certi versi assurda. Pensare al cantautore genovese vicino alla figura di Cristo potrebbe essere visto come una semplice provocazione. Invece no!

Quella linea sottile che separa chi crede da chi non crede è talmente impercettibile da confondere, quasi da spiazzare. Non stiamo parlando nemmeno minimamente di moralità e senso civico. Quello, infatti, chi più, chi meno, lo possiede senza grandi distinzioni.

Esempio migliore di questi concetti non si può trovare che nella poetica, nella scrittura, nel modo di concepire gli ultimi della società da parte di uno dei maggiori esponenti della canzone italiana.

Fabrizio De André vedeva Dio come un grande uomo, un rivoluzionario della storia, non una entità sopra le parti o il motore immobile delle cose.

La domanda di oggi, dunque è: Dove sta Dio nei pensieri, nella vita e negli scritti di Fabrizio De André?

È chiaro a tutti che i versi delle sue canzoni possano evocare situazioni non angeliche: dalla prostituzione alla droga, la transessualità, la guerra, il terrorismo senza colore politico.

Infatti, la stessa vita del cantautore, particolarmente tormentato ed inquieto, non fa pensare la sua figura vicina alla luce immensa di Cristo.

Eppure non è affatto così! Nonostante la sua lontananza dai culti organizzati, da chiese ed organizzazioni religiose, parlava sempre di Dio.

Si faceva voce del lato più oscuro che tutti quanti tendiamo a non vedere per miopia e forte disinteresse o forse perché troppo presi dagli affari della nostra quotidianità: il lavoro, la famiglia, le bollette da pagare, la spesa da fare.

Riflettiamoci: Dio si è immolato per noi, per salvarci, per pulirci dal peccato ed invitarci ad aprirci alla sua luce, pagando un prezzo molto alto, e mettendo in gioco una sofferenza potentissima che gli ha trapassato la carne e l’anima. Lui ha sofferto per tutti quanti noi.

Focalizzando la nostra attenzione su certe sofferenze umane che talvolta non hanno nome, né titolo, possiamo intravedere nei testi musicati da Fabrizio De André un senso religioso molto profondo. Perché, forse nell’idea del cantautore, Dio è “Marinella che scivolò nel fiume a primavera”, è il dolore di “princesa” dopo una “vertigine di anestesia”, è quella prostituta con “gli occhi grigi come la strada” in “Via del Campo”. È il grido esasperante e dolente dei soldati caduti in battaglia nella sua bellissima “Guerra di Piero”.

L’ateo che parlava di Dio ha messo al centro lo stesso Dio che tutti noi non riusciamo a riconoscere nella vita di sempre, perché dall’alto della propria sensibilità intellettuale buttava continuamente luce su di loro, sui “fratelli ultimi” come li chiama fratel Biagio Conte.

Anche se il cantautore stesso rifiutava l’idea di un Dio come entità assolutistica, si è fatto portatore della sua grande luce di speranza, raccontando il dolore dell’essere umano sotto tutti i suoi più piccoli grandi aspetti. Tutto questo perché puoi trovare Dio solo lì (o almeno non solo), prevalentemente in chi soffre. Perché il Signore è stato crocifisso per salvarci.

Dio è nella sofferenza, e magari anche De André lo ha rintracciato e cantato per tutta la vita!

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Vito Giuliana

(1993), ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni presso l’Università degli Studi di Palermo. Appassionato di giornalismo, scrittura, musica, automobili e pubblicità. Socio Rotaract presso Rotaract Club Palermo Ovest, Distretto 2110 Sicilia – Malta.

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