Rimini ha accolto Leone XIV con l’entusiasmo di una grande festa. Ma la presenza del Papa al “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” ha avuto un significato che va oltre l’emozione dell’evento: dopo 44 anni, un pontefice è tornato a incontrare personalmente il popolo di “Comunione e Liberazione”. L’ultimo era stato Giovanni Paolo II, nel 1982.

Davanti a decine di migliaia di persone, Leone XIV ha trasformato l’accoglienza in una chiamata alla responsabilità, rivolta anzitutto ai giovani. Il tema dell’edizione di quest’anno, «L’amor che move il sole e l’altre stelle», gli ha offerto la chiave per parlare di un mondo attraversato da guerre, paure e divisioni. «È l’amore che cambia il mondo, è l’amore che ferma le guerre», ha detto incontrando i ragazzi. E poi l’invito più diretto: «I primi a dover amare siamo noi, siete voi giovani».

Il cuore del suo messaggio è stato l’incontro, parola strettamente legata alla storia stessa del Meeting. Riprendendo l’intuizione di Giovanni Paolo II, che a Rimini parlò dell’«incontro di amicizia», Leone XIV ha ricordato che la pace non nasce soltanto dagli accordi tra istituzioni, ma da persone capaci di incontrarsi, ascoltarsi e confrontarsi. «Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone»: una consapevolezza, ha sottolineato, che «è al cuore del cristianesimo».

È qui che il richiamo alla comunione assume tutta la sua forza. Il Papa ha invitato il movimento di “Comunione e Liberazione”, e con esso l’intera Chiesa, a mettere «il Vangelo al centro della vita»: nella società, nel lavoro, nelle relazioni, negli incontri quotidiani. Un messaggio che si intreccia anche con la storia recente del movimento. Benedetto XVI, profondamente legato a don Luigi Giussani, ne aveva celebrato i funerali; Francesco, pur riconoscendo il bene dei movimenti, li aveva richiamati «come un padre richiama i propri figli», perché non smarrissero il carisma originario.

Leone XIV ha poi puntato il dito contro quello che ha definito il «falso realismo», la convinzione che la logica dello scontro sia inevitabile. A questa mentalità ha contrapposto un diverso modo di guardare la realtà: il «realismo della misericordia». Da qui il suo appello a «liberare la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte». E ancora: «Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti», quelli che stanno alla radice di povertà, disuguaglianze, guerre e disastri ambientali.

Il Papa ha così consegnato al Meeting una responsabilità concreta: non rassegnarsi a un mondo diviso, ma ricominciare dalle persone. Richiamando anche Sant’Agostino, ha ricordato che «l’amore è la forza che può veramente cambiare il mondo».

È forse questa la vera consegna di Rimini: la comunione non è un’idea astratta, ma una scelta quotidiana. Comincia dall’incontro con l’altro, dal rifiuto del sospetto, dalla capacità di riconoscere una persona prima ancora che un avversario. In un tempo che sembra costruire continuamente nuovi muri, Leone XIV ha indicato una strada semplice e radicale: «Il mondo ha bisogno di voi». E la rivoluzione, ancora una volta, può cominciare dall’amicizia, dall’incontro, dal dialogo.

Foto: screenshot Vatican Media 

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Di Sem Urbano

Sem Urbano (1983). Docente di Religione Cattolica della Diocesi di Palermo; insegna Sacra Scrittura presso la Scuola Teologica di Base "San Luca Evangelista" e docente del Corso Biblico Diocesano. Dopo gli Studi Teologici presso la Facoltà Teologica di Sicilia ha conseguito un Master in Dialogo Interreligioso presso l'Istituto di Studi Ecumenici "San Bernardino" di Venezia e, a seguire, la Licenza in Religioni e Culture. Collabora con il Dipartimento di Teologia delle Religioni della Facoltà Teologica di Sicilia, continuando la sua ricerca sul fronte della Teologia Pubblica e dell'Ecumenismo.