Riscoprire il valore della preghiera, e in particolare della Liturgia delle Ore, specie in un tempo dominato “dalla mentalità efficientistica e consumistica”. E’ questo l’invito che Papa Leone XIV ha rivolto nel corso dell’udienza generale di ieri, dedicata alla costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” e in particolare alla preghiera della Chiesa.

“In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte – ha detto il Sommo Pontefice – pregare può apparire come una forma di evasione, la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e irrisorio. Anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera”. Una dichiarazione di crudo realismo, accompagnata da un’altra (quanto mai opportuna) considerazione: “Numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale”, ha precisato il Santo Padre, provando così a evitare commistioni con altre forme di pseudo-spiritualità che nulla hanno a che fare con la preghiera cristiana.

“La preghiera – ha continuato il Papa – in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità merita di essere riscoperta nella sua verità”. Un’esigenza emersa nel corso del Concilio Vaticano II e in particolare nella costituzione “Sacrosanctum Concilium” in cui la “preghiera designa tutta la liturgia. Questa prospettiva è decisiva perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli”.

Già San Paolo VI aveva sottolineato la necessità di ridare centralità alla Liturgia delle Ore, “inseparabile dall’Eucarestia”, perché guidi ed esprima tutta la preghiera cristiana. “La Liturgia delle Ore – ha detto Papa Leone – deve essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana”.

“Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana – ha concluso il Santo Padre – al mattino iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni ora è un atto di speranza”.

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Di Roberto Immesi

Giornalista pubblicista, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo, oltre a essere componente del cda di Radio Spazio Noi, la radio dell'arcidiocesi di Palermo