“Portate nel cuore una duplice ricchezza: quella della terra dei vostri padri e quella delle esperienze maturate nei luoghi in cui la Provvidenza vi ha chiamati a vivere e lavorare”. Con queste parole l’eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Raffaele De Angelis, in una lettera aperta si è rivolto ai fedeli emigrati della diocesi.
Un messaggio pubblicato anche sui social e indirizzato a chi “durante il tempo estivo” fa ritorno nella terra delle origini. “Il vostro ritorno è un dono per i nostri paesi – si legge nella lettera – perché la vostra presenza rinnova i legami di famiglia, rafforza l’amicizia tra le persone e testimonia che, anche quando la vita e il lavoro conducono lontano, il vostro cuore non ha dimenticato la casa, la fede e le tradizioni ricevute”.
L’eparca non manca di ricordare che “il cristiano è sempre pellegrino nella storia ma non è mai senza una patria, perché la sua vera cittadinanza è nei cieli mentre sulla terra continua a edificare fraternità, giustizia e pace”. Una terra “benedetta, custodita dalla fede dei nostri padri arbëreshë” in cui “risplende da secoli la preziosa eredità della tradizione bizantina”.
Un invito a vivere il tempo estivo non solo come occasione di riposo ma di incontro col Signore, attraverso i sacramenti, la preghiera silenziosa, le celebrazioni e le feste patronali. “Dedicate il tempo necessario ai vostri genitori e familiari, agli amici – si legge – visitate gli anziani e gli ammalati. Lasciate che i profumi e i sapori della vostra terra vi restituiscano il calore della casa e la serenità degli affetti che nessuna distanza può cancellare”.
Infine l’invito ai più giovani a custodire “con orgoglio la lingua arbëreshë”, ad amare le tradizioni, a conoscere la storia “del vostro popolo” e a conservare la fede che ha reso possibile la “sopravvivenza della nostra identità. Le radici non imprigionano: rendono forti i rami e permettono all’albero di portare frutto. Il popolo arbëreshë ha saputo attraversare la storia senza smarrire la propria anima: anche voi, ovunque viviate, siete chiamati a essere ambasciatori di questa preziosa eredità spirituale e culturale”.
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