Le fotografie del professor Baldo Lo Cicero ci guidano oggi alla scoperta del Santuario della Madonna dei Rimedi. Situato sul lato occidentale di piazza Indipendenza a Palermo, il complesso — comprensivo della chiesa e del convento — fu edificato dai Carmelitani Scalzi tra il 1610 e il 1625. Nonostante le spoliazioni e i rimaneggiamenti seguiti alla confisca dei beni ecclesiastici del 1866, la struttura conserva ancora la sua fisionomia architettonica originaria. La facciata della chiesa richiama i tratti del tardo Manierismo romano, stile a cui si ispirò l’ignoto progettista (opera da alcuni attribuita a Mariano Smiriglio), mentre il portale mostra un’evidente impronta tardo-gaginesca.
Anche l’interno riflette l’architettura romana della Controriforma: le cappelle si distribuiscono lungo un’unica navata, e le linee strutturali convergono idealmente verso la cupola — mai realizzata — pensata come elemento di centralità e dominio spaziale. Le sobrie membrature cinquecentesche sono state purtroppo distrutte o coperte dall’intonaco attuale; persino la successiva decorazione in marmi mischi, stucchi e affreschi è stata rimossa in epoca recente.
Ai lati del presbiterio si possono ammirare due pregevoli tele del Settecento, raffiguranti lo Sposalizio della Vergine a sinistra e la Presentazione di Maria al tempio a destra. L’altare nel braccio destro del transetto ospita invece una statua cinquecentesca della Vergine col Bambino. Il convento, un tempo sede del Distretto militare, articola i propri ambienti attorno a un chiostro caratterizzato da semplici arcate a tutto sesto.
Proseguendo lungo corso Pisani (ex strada dei Porrazzi), che parte da piazza Indipendenza proprio nei pressi del santuario, sorge al civico 220 un palazzo neogotico del XIX secolo, meglio conosciuto come Castelletto del Principe d’Aci. Al numero 201 si trova invece l’edificio neoclassico della Real Casa dei Matti, ospedale psichiatrico eretto tra il 1832 e il 1834 riadattando il settecentesco Noviziato dei Teresiani. Accanto a tale edificio sorge la parrocchia di San Giacomo dei Militari, anch’essa legata in passato legata al Noviziato carmelitano.
Più avanti, vicino a via Colonna Rotta, all’angolo tra le vie Albina e Vulpi e nella depressione ormai prosciugata dei Danisinni, si incontra l’Edicola dell’Averiga, oggi purtroppo versante in grave stato di degrado. Fatta costruire nel 1587 dal pretore Andrea Salazar per la raccolta delle acque, la struttura a pianta rettangolare conserva un elegante portale, mentre la trifora architravata con due esili colonnine è stata purtroppo trafugata. Infine, all’inizio di corso Calatafimi, si incontrano sulla destra due palazzi del Settecento fortemente alterati dal tempo: Palazzo Fici d’Amalfi e Reggio della Ginestra al civico 89 e Palazzo Barile di Savochetta al civico 121.
Testo consultato per questo nostro contributo: Giuseppe Bellafiore, Palermo. Guida della città e dei dintorni, Edizione Susanna Bellafiore.
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Foto: © Baldo Lo Cicero
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