L’Assunzione della Beata Vergine Maria, celebrata il 15 agosto, rientra certamente tra le solennità più care alla tradizione cristiana. Il suo cuore è semplice e grande: Maria, al termine della sua vita terrena, è stata assunta da Dio alla gloria del cielo in anima e corpo. La Sacra Scrittura non racconta direttamente questo evento, ma offre le basi per comprenderlo: Maria è la donna totalmente unita a Cristo, la «piena di grazia» (Lc 1,28), colei che, come proclama il Magnificat, «tutte le generazioni chiameranno beata» (Lc 1,48). La sua vicenda è inseparabile da quella del Figlio e dalla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

Fin dai primi secoli la Chiesa ha custodito e approfondito questa fede. Tra le prime testimonianze troviamo i racconti del Transitus Mariae, testi non canonici probabilmente del IV-V secolo, che narrano il passaggio di Maria dalla vita terrena alla gloria e testimoniano l’antichità della riflessione cristiana sulla sorte finale della Vergine.

Nel VI secolo, a Gerusalemme, la celebrazione della Madre di Dio assunse progressivamente la forma della festa della Dormizione, cioè del suo «passaggio» o «transito» da questa vita alla gloria. Benedetto XVI ricorda che proprio allora la festa della Theotokos (Madre di Dio) «divenne la festa della dormizione, del passaggio, del transito, dell’assunzione di Maria». (Angelus, 15 agosto 2012).

Il termine Dormizione (Dormitio Mariae, in greco Koímēsis) esprime il modo con cui soprattutto la tradizione orientale contempla la morte di Maria: non come una fine, ma come un passaggio alla vita e alla gloria di Dio. Per questo la liturgia bizantina celebra la Dormizione con un forte carattere pasquale e conserva questa espressione: «Nella tua maternità hai conservato la verginità, nella tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio». (Catechismo della Chiesa Cattolica, 966, citazione dalla liturgia bizantina).

I Padri della Chiesa contribuirono a dare forma teologica a questa fede. Tra essi emerge san Giovanni Damasceno, che così affermò in uno dei suoi scritti: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte».

La celebrazione del 15 agosto è molto antica e precede di molti secoli la proclamazione del dogma. La festa mariana si sviluppò in Oriente tra il V e il VI secolo e a Gerusalemme assunse progressivamente la forma della Dormizione. La data del 15 agosto si consolidò poi nella tradizione cristiana e la festa giunse a Roma, dove papa Sergio I (687-701) la inserì tra le grandi celebrazioni mariane accompagnate da una solenne processione. Successivamente Leone IV (847-855) ne accrebbe la solennità introducendo la vigilia e l’ottava.

In Oriente rimase il nome di Dormizione della Madre di Dio, mentre in Occidente prevalse quello di Assunzione. I due termini sottolineano aspetti diversi dello stesso mistero: la Dormizione richiama il passaggio di Maria attraverso la morte; l’Assunzione, invece, la sua glorificazione presso Dio in anima e corpo.

Il cammino della fede della Chiesa giunse alla sua espressione solenne il 1° novembre 1950, quando Pio XII, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, proclamò il dogma: «L’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». (Munificentissimus Deus, 44).

La definizione dogmatica non introdusse quindi una nuova devozione, ma raccolse e confermò solennemente una fede già presente nella liturgia, nella tradizione dei Padri e nella vita della Chiesa da molti secoli.

Il Concilio Vaticano II ha poi inserito pienamente l’Assunta nel mistero della Chiesa. Lumen gentium afferma che Maria è «assunta alla celeste gloria in anima e corpo» e costituisce «l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura»; sulla terra è «segno di sicura speranza e di consolazione» per il popolo di Dio pellegrino. (n. 68).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiunge: «L’assunzione della santa Vergine è una singolare partecipazione alla risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani». (n. 966).

Per questo l’Assunta non è una figura lontana, ma la promessa di ciò che Dio vuole compiere in ciascuno di noi. In Maria la Chiesa contempla già realizzato il destino verso cui cammina tutto il popolo di Dio: la vittoria della vita sulla morte, la piena comunione con Cristo e la glorificazione dell’uomo intero.

Mediante l’Assunzione, dunque, la Chiesa non guarda soltanto al passato, ma al proprio futuro. Maria è già là dove la Chiesa è chiamata ad arrivare. Per questo il 15 agosto è anche una festa di speranza: in lei la Chiesa vede anticipata la meta del cammino umano, la piena comunione con Dio.

Maria, già glorificata in anima e corpo, rimane così, secondo le parole del Concilio Vaticano II, «segno di sicura speranza e di consolazione»: la meta è la vita, e in Maria questa meta è già diventata realtà.

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Di Sem Urbano

Sem Urbano (1983). Docente di Religione Cattolica della Diocesi di Palermo; insegna Sacra Scrittura presso la Scuola Teologica di Base "San Luca Evangelista" e docente del Corso Biblico Diocesano. Dopo gli Studi Teologici presso la Facoltà Teologica di Sicilia ha conseguito un Master in Dialogo Interreligioso presso l'Istituto di Studi Ecumenici "San Bernardino" di Venezia e, a seguire, la Licenza in Religioni e Culture. Collabora con il Dipartimento di Teologia delle Religioni della Facoltà Teologica di Sicilia, continuando la sua ricerca sul fronte della Teologia Pubblica e dell'Ecumenismo.