L’avvento dell’intelligenza artificiale, con le sue innumerevoli implicazioni, pone l’umanità di fronte a una sfida anzitutto culturale: come immaginiamo il nostro futuro? In una società che sarà sempre più permeata e condizionata dalla tecnologia, che mondo vogliamo costruire e lasciare alle future generazioni? Chi si prenderà cura dei più deboli?

Interrogativi di non poco conto di cui, però, si parla pochissimo. Fa eccezione la Chiesa di Papa Leone XIV, pontefice che, sin dalla scelta del nome, ha voluto indicare la volontà di essere protagonista nel dibattito planetario su quella che può essere considerata una nuova “rivoluzione industriale”.

Lo dimostra, ancora una volta, il messaggio che il Santo Padre ha diffuso per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra proprio oggi, solennità dell’Ascensione: un testo ricco di spunti di riflessione, non solo per i cattolici, che invita a custodire “volti e voci umani”.

La rivoluzione dell’IA

L’intelligenza artificiale ha, e avrà sempre più, un impatto sociale ben più significativo di quello che si possa immaginare: alcune professioni scompariranno o cambieranno profondamente, interi settori produttivi verranno cancellati, le big tech saranno in grado di condizionare le scelte di intere nazioni, più di quanto già non facciano oggi.

Questo non vuol dire che l’IA sia un nemico da combattere: la tecnologia progredisce e pensare di fermarla sarebbe inutile, oltre che anacronistico. Il vero quesito è l’uso che si vuole fare della tecnologia, se porla al servizio dell’umanità o pensare che sia l’umanità a doversi piegare al progresso tecnologico a vantaggio di pochi.

C’è poi la questione, per nulla secondaria, di cosa deleghiamo all’IA: l’intelligenza artificiale può essere utilissima per creare delle slide o riassumere un testo molto lungo, ma può diventare deleteria se ci spingerà a non leggere, a non riflettere, in poche parole a non pensare più, illudendoci di poter ottenere facili risposte da un alter ego virtuale.    

Una sfida antropologica

In un contesto così complesso la Chiesa fa sentire forte la sua voce, consapevole dei possibili rischi che il mondo sta correndo. Papa Leone, nel suo messaggio per la Gmcs, lo dice chiaramente: “Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri. La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati”.

La sfida, scrive ancora il Pontefice, non è solo tecnologica ma antropologica: “Accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacità, i rischi”.

Non rinunciare al pensiero

Papa Leone non usa troppi giri di parole: gli algoritmi che regolano il web sono creati per polarizzare le emozioni puntando sulla velocità, a scapito della riflessione, gestiti da aziende che sono alla ricerca del profitto e non del bene comune.

“Dietro questa enorme forza invisibile che ci coinvolge tutti, c’è solo una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della “persona dell’anno 2025”, ovvero gli architetti dell’intelligenza artificiale. Ciò determina una preoccupazione importante riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto”.

Rischiamo quindi di rinunciare, anche inconsapevolmente, alla nostra immaginazione, alle vere relazioni chiudendoci in una simulazione della realtà che può portare all’estraniamento.

Una possibile alleanza

Questo non vuol dire però essere pessimisti, anzi. La Chiesa invita a cogliere la sfida per guidare l’innovazione digitale proponendo un’alleanza basata su responsabilità, cooperazione ed educazione.

L’obiettivo è governare la tecnologia vigilando sul rispetto della dignità umana, sulla tutela dei più deboli, sul rispetto della verità. “Tutti siamo chiamati a cooperare. Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. È necessario perciò creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate – dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori – devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile”.

Il richiamo ai media

Un richiamo in particolare è rivolto al mondo dei media, principali destinatari del messaggio. “Le imprese dei media e della comunicazione non possono permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sulla fedeltà ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verità. La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi. I contenuti generati o manipolati dall’IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone. Va tutelata la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto. L’informazione è un bene pubblico. Un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti, sull’inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità”.

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Di Roberto Immesi

Giornalista, collabora con Live Sicilia, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.