L’ 8 marzo ci ricorda una verità spesso dimenticata: la storia del mondo non si può raccontare senza le donne. 

Eppure per secoli le loro voci sono state messe in secondo piano, invisibili tra lavori silenziosi, cura quotidiana e battaglie spesso non riconosciute. Volti celati da ferite nascoste. 

Le donne hanno costruito famiglie, educato generazioni, tenuto insieme comunità nei momenti più difficili. Hanno lottato per diritti che oggi consideriamo naturali: studiare, votare, lavorare, decidere della propria vita. Molte lo hanno fatto in silenzio, senza titoli né riconoscimenti, resistendo a un mondo segnato dal patriarcato.

E ancora oggi, purtroppo, il pericolo è concreto: femminicidi, violenze domestiche, discriminazioni quotidiane raccontano che la strada verso l’uguaglianza è lunga. Ecco perché l’8 marzo non può ridursi a una celebrazione simbolica: è un momento per riflettere, denunciare e impegnarsi perché la dignità delle donne sia rispettata sempre.

La tradizione biblica custodisce un messaggio sorprendentemente moderno. Nei momenti decisivi della storia della salvezza, sono spesso le donne a restare: Maria che accoglie l’annuncio dell’Angelo, le donne ai piedi della croce quando altri fuggono, sono donne  le prime testimoni della Risurrezione.

Dio affida spesso alle donne la custodia della speranza. Come a ricordarci che la speranza, la cura e la responsabilità possono anche essere silenziose e resilienti. 

Ricordarle oggi non significa soltanto render loro omaggio. Significa riconoscere che dove una donna è rispettata, ascoltata e libera, lì cresce anche la dignità dell’intera umanità.

Segui Porta di Servizio

Seguici sul nostro canale WhatsApp oppure qui t.me/porta_diservizio sul gruppo Telegram.

Di Adele Di Trapani

Giornalista, collabora con “Radio Spazio Noi”, l’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo. Docente di Teologia Morale, Vicepresidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.