Ogni anno, con il rito del Mercoledì delle Ceneri, la Chiesa apre il tempo santo della Quaresima: quaranta giorni che conducono al cuore del mistero cristiano, la Pasqua del Signore. Non si tratta semplicemente di un periodo penitenziale, ma di un vero e proprio itinerario spirituale, nel quale il credente è chiamato a rientrare in sé stesso, a riscoprire l’essenziale e a rinnovare la propria adesione a Cristo. In un tempo storico segnato da inquietudini, frammentazioni e profonde trasformazioni culturali, la Quaresima si presenta come uno spazio di silenzio e discernimento, un’occasione privilegiata per riascoltare la Parola e lasciarsi riconciliare con Dio. Ma quale significato assume oggi questo cammino? Come vivere autenticamente il digiuno, la preghiera e l’elemosina senza ridurli a semplici pratiche formali?
Per approfondirne il significato spirituale e teologico, abbiamo incontrato Antonio Amenta, sacerdote, religioso de “I Ricostruttori nella preghiera”, svolge il suo ministero pastorale nella diocesi di Palermo come vice-parroco della Parrocchia di santa Maria della Pietà alla Kalsa. Inoltre è docente invitato presso la Facoltà teologica “San Giovanni evangelista”, specializzato in teologia ed ecclesiologia dell’Oriente cristiano. Impegnato nella pastorale parrocchiale e nell’accompagnamento spirituale, ci offre una riflessione capace di coniugare profondità teologica e concretezza pastorale.
Padre Antonio dal punto di vista teologico, che cos’è realmente la Quaresima e perché la Chiesa la considera un tempo così centrale nel cammino cristiano?
Dal punto di vista teologico la Quaresima è un tempo forte da dedicare alla conversione, al raccoglimento, alla preghiera. È un tempo che ci orienta verso la Pasqua il mistero centrale della nostra fede, il mistero di morte e di risurrezione del Signore Gesù. Come ha detto papa Leone XIV nel suo recente messaggio, «la Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita» (Messaggio per la Quaresima 2026). Attraverso questo tempo di quaranta giorni, ci è offerta un’occasione per ravvivare e dare nuovo slancio alla nostra fede ma per cogliere quest’opportunità dobbiamo evitare le distrazioni e le dispersioni e puntare ad un clima di raccoglimento che favorisca la nostra vita spirituale.
La Quaresima richiama spesso il tema del deserto. Che significato spirituale ha oggi quest’immagine per l’uomo contemporaneo?
Leggiamo nei Vangeli sinottici che Gesù, dopo il battesimo al Giordano, viene sospinto dallo Spirito di Dio nel deserto e lì visse le tentazioni. La Chiesa ogni anno, si unisce a questo mistero con i quaranta giorni della Quaresima. Ecco dunque perché il tema del deserto. Nella vita religiosa e monastica è in uso la possibilità, una volta a settimana o una volta al mese, a seconda delle consuetudini, di “fare” un tempo di deserto e cioè di smettere le consuete occupazioni per fermarsi anche mezza giornata nel silenzio, nel raccoglimento, nella preghiera, nell’adorazione.
Si tratta di una pratica salutare che serve a rinvigorire la nostra vita spirituale. Penso che l’uomo contemporaneo abbia smarrito il significato spirituale del deserto. Lo si vede troppo immerso nella fretta, nelle cose da fare, nella dispersione quotidiana trascinato qua e là dagli eventi. Non è facile sospendere le nostre occupazioni per fare deserto, fosse anche e solamente per mezza giornata, subito ci coglie la paura del “vuoto”. Non si può sempre riempire questa paura del “vuoto” grazie ai molti impegni. Quando qualcuno mi chiede come fare raccoglimento rispondo con le parole del monaco Arsenio vissuto tra Roma e Costantinopoli intorno al IV sec. d.C., che chiese al Signore come fare a raggiungere la salvezza ed una voce gli rispose: «Arsenio, tace, fuge, quiesce» e cioè: taci, fuggi e rimani tranquillo, ovvero la sintesi di un cammino spirituale che specialmente in Quaresima dobbiamo poter fare.
Preghiera, digiuno ed elemosina sono i tre pilastri della Quaresima. Come possiamo viverlo in modo autentico, senza ridurli a semplici gesti formali?
Per viverli in modo autentico debbono essere accompagnati da due ingredienti fondamentali: ascolto e silenzio. Il santo Padre, nel suo messaggio per la Quaresima 2026, ci ha ricordato l’importanza dell’ascolto, nel senso di dare il giusto spazio alla Parola. La Quaresima è un tempo di ascolto ma anche di digiuno come pratica concreta che coinvolge il corpo e dispone all’accoglienza della Parola di Dio: «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». Si può dire dunque che non c’è ascolto senza silenzio, così come non può esserci preghiera senza digiuno e astinenza dalle tante cose superflue che rendono inquieto il nostro cuore e non ci danno pace. La Quaresima c’invita ad uno stile di vita più sobrio che ci aiuti, come dice papa Leone, a mantenere viva la fame e sete di giustizia e che ci guidi ad una maggiore responsabilità e condivisione verso il prossimo, in questo senso autentico si deve parlare di elemosina. Il papa ci ha ricordati ascolto e digiuno ma anche il nostro Vescovo nel suo messaggio per la Quaresima ci ha invitati alla preghiera e al silenzio, ricordandoci una cosa fondamentale: «non si può fare senza prima essere» (Messaggio per la Quaresima 2026).
Dal suo ministero pastorale, quali sono le domande o le fatiche spirituali che le persone portano più spesso durante questo tempo?
La Quaresima è un tempo di deserto e dunque anche di combattimento spirituale. Quello che raccolgo sono soprattutto paure, ansie e preoccupazioni per il futuro, per i figli, per le proprie vite. Le domande che spesso mi pongono riguardano il “come” poter ritrovare la voce di Dio in mezzo al frastuono del mondo e alle sue molteplici distrazioni. La mia risposta sarebbe sempre quella di Arsenio: «taci, fuggi, rimani tranquillo». Fai silenzio, astieniti dal vuoto parlare, fuggi le distrazioni del mondo, rimani tranquillo. Quando siamo spinti a correre per fare tante cose, possiamo sempre rallentare, affidarci e lasciarci guidare e stare a vedere come poi le cose si ordinano da sole.
La Quaresima è orientata alla Pasqua. In che modo questo tempo ci prepara alla speranza della Risurrezione anche nelle situazioni di sofferenza e incertezza che viviamo oggi?
Ci prepariamo alla Pasqua non senza prima attraverso il deserto. Le situazioni di sofferenza e di incertezza che oggi viviamo sono sempre più evidenti ma si può rispondere con le parole del Signore: «non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede in me» (Gv 14,1). L’invito è non farsi prendere né dallo sconforto, dalla depressione, dalla paura. Ma ricordarsi che Dio è presente nelle nostre vite ed il tempo di Quaresima ci aiuta a ritrovarlo per rinnovare la nostra decisione di seguire Cristo. “
Dalle parole di padre Antonio Amenta emerge con chiarezza che la Quaresima non è un tempo di tristezza, ma di verità; non è ripiegamento sterile, ma apertura alla grazia. È il tempo favorevole per lasciarsi plasmare dallo Spirito, per imparare nuovamente a confidare in Dio e per riscoprire la gioia esigente del Vangelo.
Il cammino quaresimale, se vissuto con autenticità, non termina semplicemente con le celebrazioni pasquali, ma continua nella vita quotidiana, trasformando lo sguardo, le relazioni e le scelte. La Quaresima diventa scuola permanente di conversione, laboratorio di speranza, anticipo di quella vita nuova che la Pasqua annuncia e dona. Il cuore del messaggio che ci viene consegnato: tornare all’essenziale per ritrovare la gioia del Risorto
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