I parroci di Termini Imerese, comune in provincia di Palermo, dicono “no” al Carnevale in Quaresima. E’ questo il senso della lettera che i presbiteri hanno firmato e pubblicato sui social, in risposta alla scelta dell’amministrazione comunale di spostare il corteo dei carri di Carnevale dal “martedì grasso” alla prima domenica di Quaresima, causa maltempo.

“Comprendiamo il desiderio di preservare una tradizione che accompagna da anni la vita della nostra città – si legge nella nota -. Sentiamo anche la responsabilità di riflettere sul senso del tempo e sul modo di custodire, come comunità cristiana, il significato dei tempi liturgici”.

“Non confondere i tempi”

“Nella tradizione culturale non solo di Termini Imerese, il Carnevale ha sempre preceduto l’inizio della Quaresima invitando a vivere un tempo di festa che trova senso proprio perché anticipa il silenzio e il raccoglimento quaresimale – aggiungono i parroci -. Con le Ceneri, infatti, inizia la Quaresima: quaranta giorni che la Chiesa vive come cammino di conversione, di preghiera più intensa, di ascolto della Parola di Dio, di carità concreta e di sobrietà. Per noi cristiani, la prima domenica di Quaresima non è un giorno qualunque: segna l’ingresso pieno nel deserto di questo itinerario spirituale. La Quaresima è un tempo che chiede un clima diverso, uno stile più essenziale, un cuore disponibile al silenzio e alla riflessione”.

“Non intendiamo in alcun modo sminuire il valore umano e comunitario del Carnevale, né opporci alle scelte civili o alla partecipazione della città a questa manifestazione. Ci preme, piuttosto, offrire una riflessione serena per evitare confusione: i tempi della vita, per la comunità cristiana, non sono neutri. Esiste un ordine dei giorni, un ritmo che alterna festa e sobrietà, esuberanza e silenzio, celebrazione e penitenza. Quando queste differenze vengono appiattite, il senso stesso del tempo rischia di sfumare, e con esso la profondità dei gesti e delle esperienze che esso custodisce”.

“Indebita sovrapposizione”

“Il Carnevale trova senso nella sua collocazione storica e culturale: è il tempo del ridere, della creatività, della leggerezza. Mischiare questi due tempi significa correre il rischio di perdere la bellezza di entrambi. Custodire la distinzione dei tempi non è un formalismo: è un gesto di cura, un modo semplice e bello di rispettare la vita spirituale e comunitaria, affinché ogni festa e ogni cammino abbiano il loro sapore e la loro verità”.

“Per questo, nel dialogo autentico e senza alcun intento polemico, riteniamo opportuno ribadire che la prima domenica di Quaresima, per un cristiano consapevole, è un giorno che appartiene a un cammino di raccoglimento e di conversione. La concomitante celebrazione del Carnevale potrebbe essere percepita come una contraddizione e una indebita sovrapposizione di due eventi con significati profondamente diversi”.

“Evitare la possibile confusione è un modo per rispettare la storia, la cultura e la sensibilità di fede di tanti uomini e donne della nostra comunità – concludono -. Con spirito di collaborazione, confidiamo che nei prossimi anni il Carnevale possa essere programmato in modo da concludersi con il martedì grasso, come tradizione, lasciando alla Quaresima il suo carattere proprio così da tutelare la diversa natura dei tempi”.

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Di Roberto Immesi

Giornalista pubblicista, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo, oltre a essere componente del cda di Radio Spazio Noi, la radio dell'arcidiocesi di Palermo