Un nostro lettore ci chiede se sia possibile utilizzare l’aula liturgica di una chiesa per un momento di aggregazione popolare come la tombola. Per rispondere correttamente, dobbiamo guardare sia alla norma giuridica, sia al significato profondo del luogo sacro.
Cosa dice il Diritto Canonico
La regola fondamentale è sancita innanzitutto dal Codice di Diritto Canonico, che al canone 1210 stabilisce: «Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, ed è vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, tuttavia, può permettere per singoli casi altri usi, purché non contrari alla santità del luogo».
In aggiunta, le disposizioni della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) chiariscono che i locali destinati alle attività pastorali e sociali devono essere nettamente distinti dall’aula liturgica.
Il senso del “Sacro”
Sebbene l’intento sia nobile — favorire la convivialità e il senso di comunità — la tradizione ci insegna che la chiesa non è una sala polivalente. Un edificio sacro è un luogo dedicato e consacrato, sottratto all’uso profano per essere riservato esclusivamente al dialogo tra Dio e l’uomo.
Giocare a tombola dove si celebra l’Eucaristia non è un “peccato” in senso morale, ma rappresenta un anacronismo simbolico, e il rischio è quello di generare confusione tra lo spazio del sacro e quello del quotidiano.
La parrocchia è certamente una famiglia e, come tale, ha bisogno di ridere, giocare e condividere pasti. Tuttavia, per queste attività esistono gli oratori, i saloni e i locali parrocchiali. Confondere questi spazi rischia di “banalizzare” la chiesa come luogo di culto e di svuotare di significato l’oratorio, rendendolo un’appendice superflua.
Difendere l’esclusività dell’aula liturgica non significa allontanare i fedeli, ma offrire loro un luogo di dialogo interiore, raccoglimento e silenzio. La tombola è una bellissima tradizione di comunione che va però “celebrata” in luoghi diversi.
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