Nei giorni 19 e 20 dicembre, rispettivamente nelle parrocchie di Gesù Maria e Giuseppe e di San Giuseppe Cottolengo, a Palermo si sono tenuti due momenti di preghiera. Cuore delle celebrazioni è stata l’esecuzione dell’Inno Akathistos, un componimento strofico in onore alla Madre di Dio, eseguito dal coro “Sub tuum praesidium”.
Non seduto!
Il momento di preghiera è stato preceduto da un’introduzione di don Mario Consiglio che ha illustrato le origini di questo antico testo, precisando che il nome originale è andato perduto: Akathistos, infatti, è un’indicazione di carattere liturgico che spiega la modalità in cui esso va pregato, e cioè in piedi (letteralmente, infatti, significa “non seduto”). Anche l’autore è sconosciuto: sebbene in passato fosse attribuito da Romano il Melode, l’inno, nonostante presenti molte somiglianze con la produzione di quest’ultimo, è da considerarsi antecedente.
Quanto al motivo della scrittura, don Mario ha fatto riferimento a varie ipotesi: la prima è quella che vuole l’Inno scritto per una delle celebrazioni che sono nate contemporaneamente alla sua scrittura, come quelle del Natale (Natività ed Epifania), della Presentazione di Gesù al Tempio, dell’Annunciazione, della Dormitio Mariae, del Nome e della Natività di Maria. L’inno, pur riportando i temi di tutte queste celebrazioni, non li esaurisce mai del tutto. Se pensiamo, per esempio, al tema dell’Annunciazione, cui l’inno allude soprattutto nella sua prima parte, notiamo che il tema del “fiat” di Maria, pur essendo centrale, non viene mai esplicitamente menzionato.
Il titolo di Madre di Dio
La causa è dunque da ricercarsi in altro, per esempio, nella storia. L’inno è stato scritto nel periodo in cui la Chiesa si raccoglieva nei concili di Nicea, Efeso e Costantinopoli per discutere – tra le altre importanti questioni – anche sulla duplice natura di Gesù. Poiché, dunque – come stabilì successivamente il Concilio di Calcedonia (451 d.C.) – Gesù è stato ritenuto “vero Dio e vero uomo”, a Maria viene attribuito (già durante il Concilio di Efeso del 431 d.C. ) il titolo di “Madre di Dio” (Theotókos). È questo il motivo più probabile della scrittura dell’Inno Akathistos: l’affermazione del dogma sulla maternità divina di Maria.
Il componimento si articola in 24 strofe, denominate oikoi (stanze), suddivise a loro volta in quattro sezioni o “stasi”. La struttura prevede un’alternanza costante: le stanze dispari, più ampie, sono composte da venti versi caratterizzati dall’anafora del saluto dell’angelo, Chaire («Gioisci»), e si chiudono con l’invocazione «Gioisci, sposa senza nozze». A queste seguono le stanze pari, di soli otto versi, che ripercorrono gli episodi evangelici legati alla Vergine e a Cristo, terminando sistematicamente con il canto dell’«alleluia».
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