No al diaconato femminile, sì a una maggiore comprensione del terzo grado del sacramento dell’Ordine, sconosciuto in molti Paesi, e a un maggior spazio alle donne nei ministeri laicali. Sono queste le conclusioni a cui è giunta la Commissione di studio sul diaconato femminile presieduta dal cardinale Giuseppe Petrocchi, consegnate a Papa Leone XIV lo scorso settembre e oggi rese pubbliche.
Una questione dibattuta da anni e che è stata centrale anche in occasione dell’ultimo Sinodo che ne ha discusso ampiamente, anche se alla fine la proposta è stata bocciata dall’assemblea sinodale ed è stata quella col maggior numero di voti contrari.
Una questione non nuova
Da tempo alcuni settori della Chiesa chiedono l’apertura del diaconato anche alle donne, specie nel mondo Occidentale, portando avanti una tesi sostenuta anche da autorevoli teologi ma che finora ha trovato la ferma opposizione della maggioranza dei vescovi e del Magistero.
Il tema è stato oggetto di studio di varie commissioni, per ultima quella voluta da Papa Francesco e guidata dal cardinale Petrocchi, vescovo emerito de L’Aquila. Il gruppo di lavoro si è riunito più volte e per più sessioni, dal 2021 a oggi, arrivando anche a spaccarsi su alcune tesi.
Il ruolo della donna
Il diaconato femminile è storicamente esistito ma si è sviluppato in modo disomogeneo nelle diverse parti della Chiesa. Il punto è che, in base alla conoscenza delle testimonianza bibliche e patristiche, secondo la commissione, non si può arrivare ad affermare che abbia rivestito “un carattere sacramentale” o che sia stato “il semplice equivalente femminile del diaconato maschile”.
Insomma, il diaconato femminile – scrive la commissione – sarebbe “stato concepito come un ministero sui generis. Questo ministero – a differenza dell’episcopato, del presbiterato e del diaconato conferito agli uomini – non si colloca nella linea della successione apostolica. A suo tempo, tale diaconato femminile ha testimoniato la capacità della Chiesa di rispondere a determinate sfide pastorali, all’interno di società caratterizzate da una rigida separazione tra i sessi”.
Favorevoli e contrari
I favorevoli al diaconato femminile richiamano “la condizione paritaria del ‘maschio’ e della ‘femmina’ come immagine di Dio”, di cui parla il libro della Genesi; si rifanno a san Paolo (“non c’è più Giudeo e Greco, schiavo e libero, maschio e femmina, perché tutti voi siete ‘uno’ in Cristo Gesù”, si legge nella lettera ai Galati) ma tirano in ballo anche la parità sociale fra i generi. Convinzioni che, però, aprirebbero alle donne non solo il diaconato ma anche gli altri gradi dell’Ordine sacro, ossia il presbiterato e l’episcopato.
I contrari invece, come riporta una tesi dibattuta dalla commissione, sottolineano che “la mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’Ordine, non è accidentale ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza”.
I favorevoli pongono l’accento sul fatto che l’ordinazione del diacono è “ad ministerium”, come dice Lg 29, e non “ad sacerdotium”; i contrari mettono in evidenza invece la necessità di preservare l’unità del sacramento dell’Ordine che, pur avendo tre gradi, rimane un unico sacramento.
Le conclusioni della commissione
La commissione, con 7 voti favorevoli e uno solo contrario, nel luglio del 2022 ha approvato la tesi per la quale si “esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’Ordine”, pur precisando che non si tratta di un giudizio definitivo.
La commissione ha anche analizzato alcuni contributi esterni, provenienti però solo da alcuni Paesi, e ha concluso che non basta considerare il diaconato come “un diritto” per poterlo approvare.
Il gruppo di lavoro però ha anche approvato, quasi all’unanimità, una tesi che chiede di “ampliare l’accesso delle donne ai ministeri istituiti per il servizio della comunità”, valutandone anche di nuovi, “assicurando così anche un adeguato riconoscimento ecclesiale alla diaconia dei battezzati, in particolare delle donne. Questo riconoscimento risulterà un segno profetico specie laddove le donne patiscono ancora situazioni di discriminazione di genere”.
Il tema del diaconato
Resta aperta però la questione sulla reale comprensione del diaconato. Un ministero antichissimo e che il Concilio Vaticano II ha avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione, seppur la strada da fare sia ancora molta.
Come ammette lo stesso cardinale Petrocchi, infatti, “in molte Diocesi del mondo non esiste il ministero del diaconato, e in interi Continenti questa istituzione sacramentale è quasi assente. Dove è operante, le attività dei diaconi non raramente sono coincidenti con ruoli propri dei ministeri laicali o dei ministranti nella liturgia, suscitando nel Popolo di Dio domande sul significato specifico della loro ordinazione”.
Per approfondire
La sintesi della commissione di studio sul diaconato femminile
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