La presentazione di un libro di storia, di un libro che narra di avvenimenti, per quanto importanti ma già trascorsi, porta con sé il rischio della commemorazione di un passato, che pur significativo, è già trascorso e quindi poco incidente sulle urgenze del presente.

La presentazione a Palermo del libro di Francesco Inguanti “Inizio e cammino dell’esperienza di Comunione e Liberazione a Palermo (1971-1981)” ha cercato, con buoni risultati di sottrarsi a questo rischio, divenendo così una circostanza per ripercorrere le tappe più significative della presenza di Comunione e Liberazione a Palermo e di essere al contempo un’occasione per aprire una prospettiva sull’oggi in grado di giudicarlo e abbracciarlo. Merito innanzitutto dell’autore del libro ed inoltre delle personalità chiamate a commentarlo sabato 18 ottobre nell’auditorium del Camplus Palermo Normanni di via dei Benedettini a Palermo.

In questo testo l’autore prosegue la narrazione che aveva iniziato nel suo precedente “Storia di una compagnia che ancora continua” ovvero il nascere, il radicarsi e il diffondersi dell’esperienza inizialmente di Gioventù Studentesca e poi di Comunione e Liberazione a Palermo e nella Sicilia Occidentale.

Quel volume si concludeva con la fine della narrazione dell’esperienza dei giovani di Gioventù Studentesca che aveva attraversato gli anni ’60 con la guida del Padre gesuita Guglielmo Neri. Constatando la deriva ideologica e politica che i giessini stavano prendendo a seguito delle vicende del sessantotto, comunicò con una lettera indirizzata ai ragazzi della comunità di G.S. di Palermo, la sua indisponibilità a proseguire quella esperienza.

Sembrava che tutto dovesse concludersi in quel 1971 ed invece proprio nell’estate di quell’anno con l’arrivo a Palermo di una studentessa del primo anno dell’Università Cattolica, proveniente da Desenzano del Garda, Maria Grazie Vitale, l’esperienza rinacque.

Il libro narra gli avvenimenti, ma soprattutto lo spirito e l’ardore di quei giovani studenti, cui man mano se ne aggiunsero altri, che hanno consentito per oltre 50 anni di proseguire una storia che è giunta fino ad oggi.

Nella introduzione al libro Francesco Inguanti pone una domanda: “Che cosa ha reso possibile che quell’avvenimento che coinvolse inizialmente solo dei giovani si perpetuasse nel tempo fino a giungere ai nostri giorni? Come quell’avvenimento è stato comunicato a tanti altri, giovani e meno giovani, negli anni successivi, dando luogo a forme adulte di presenza sociale, a iniziative culturali di grande respiro, ad attività di solidarietà e carità in tanti settori della società palermitana e siciliana?”.

La risposta che l’autore offre ai lettori ruota attorno ad un termine molto preciso: la parola “popolo”. Scrive infatti così: “Nel tentativo di individuare un termine sintetico potremmo dire che ciò che ha generato questa storia, che continua anche oggi, può definirsi la nascita di un popolo, di un popolo cristiano, vivo ed operante in tutti gli ambiti della società”. E poi spiega: “Ed allora perché scrivere questa storia? Innanzitutto, perché è una storia che ancora continua; dunque, i protagonisti di oggi devono essere in condizione di conoscere da dove provengono, quali testimoni hanno alle spalle e perché la loro testimonianza consente loro oggi di proseguire nella stessa strada. Quindi una storia che non è solo ricordi, ma è soprattutto memoria, memoria di un passato che giudica l’oggi, magari non con le stesse categorie di ieri, ma certamente con la stessa pretesa, la pretesa cristiana che è generata dalla fede”.

A presentare il libro sono stati invitati Giancarlo Cesana, in collegamento dalla Lombardia, e Walter Maffenini,che furono a Milano tra i protagonisti della nascita e dell’affermazione di CL in quegli anni, monsignor Michele Pennisi, Arcivescovo Emerito di Monreale e protagonista dell’esperienza siciliana in quel decennio e in quelli successivi, ed Emmanuele Massagli docente alla Lumsa di Palermo.

Emmanuele Massagli ha ripercorso a volo d’uccello le storie accadute nel decennio raccontato nel libro, dal nuovo inizio del 1971, a cui segue la fase da lui definita del “contagio”, quella degli anni in cui nascono, si incontrano e si coinvolgono altre persone, si allacciano i primi contatti con il Movimento di Milano e di Catania, dove il Movimento aveva una storia già consolidata.

E poi il 1973, l’anno decisivo quello della grande manifestazione del Palalido a Milano, che sancisce la manifestazione pubblica di CL in Italia e che arriva anche a Palermo. Poi la comparsa di importanti personalità sacerdotali, che hanno guidato quei ragazzi, il cui numero aumentava nel tempo mentre iniziavano adivenire studenti universitari. Per primo padre Gianni Trumello, passionista proveniente da Catania e trasferito nella parrocchia di santa Cristina a Borgo Nuovo, che diventa un punto di riferimento per quel gruppo di giovani che avevano iniziato una significativa esperienza nell’ateneo palermitano. E mentre CL si consolida e si afferma in tutta Italia, anche in Sicilia nascono tante altre comunità. Nella seconda parte del libro Francesco Inguanti narra gli inizi di ben 10 tra queste.

Nel 1978 compare sulla scena una personalità carismatica, don Giosuè Bonfardino, giovane sacerdote palermitano, che dopo aver incontrato CL a Roma inizia ad insegnare religione a Palermo e a coinvolgere con il suo ardore missionario centinaia di giovani.

Ma nel dicembre del 1979 una leucemia fulminate lo sottrae all’amicizia dei suoi ragazzi. La comunità rischia di non avere una guida ed ecco che grazie all’intervento di don Giussani giunge a Palermo don Carmelo Vicari, siciliano di origine ma ormai abitante in Lombardia. Don Giussani gli chiede di trasferirsi a Palermo e lui accetta e prosegue la sua testimonianza che ancora continua.

Monsignor Michele Pennisi, che incontrò CL in quel decennio e fu tra i promotori della nascita della comunità di Grammichele, ha detto durante il suo intervento: “Si tratta di una microstoria fatta di piccoli segni nella vita ordinaria nella quale le persone coinvolte in questa avventura, erano accomunate da una passione per la loro umanità, da una capacità culturale che aveva la pretesa di giudicare la realtà, da una generosità ispirata alla carità, da una forte tensione missionaria che portava a comunicare la propria esperienza alle altre persone incontrate nell’ambiente. Anche se alle vicende narrate in questo libro, come scrive l’autore, non sarà mai riconosciuto lo status di storia, con la S maiuscola, quella meritevole di far parte dei libri di storia, bisogna riconoscere che si tratta di una storia vera, fatta di tanti e talvolta ignoti protagonisti, che, lì dove sono stati chiamati ad operare e vivere, hanno reso testimonianza della loro fede a Gesù Cristo, una fede diventata nel corso degli anni sempre più adulta e matura, in grado di confrontarsi con gli avvenimenti con cui si è imbattuta”.

A presentare il libro sono stati chiamati due persone che hanno vissuto quegli anni e quella esperienza a Milano: Giancarlo Cesana e Walter Maffenini. Il loro punto di osservazione e il loro giudizio è stato particolarmente utile per inquadrare l’opera di Francesco Inguanti in un contesto di attualità di cui si è detto all’inizio.

Giancarlo Cesana, riallacciandosi anche alle modalità del suo incontro con CL ha preso in prestito un termine utilizzato da Maria Grazia Vitale e citato in una sua lettera e così si è espresso: “Quello che mi ha colpito di più è che tutto è cominciato grazie a una ragazza, Maria Grazia, che adesso è suora carmelitana di clausura a Venezia, ed è impressionante che sia cominciato tutto da questo che è proprio un’esplosione, come dice lei stessa, quando parla di un’esplosione di gioia. E poi dice addirittura:‘non sapevo bene che cosa mi fosse successo’. E questo mi fa pensare anche alla mia esperienza. Anche per me l’incontro con il Movimento e con don Giussani non è stato diretto, ma sentito attraverso il tasto di un registratore,cheha praticamente determinato un’esplosione. E io mi sono domandato: perché c’è stata questa esplosione? Che cos’è questa esplosione? Questa esplosione credo sia legata alla scoperta insieme della ragione e del mistero della ragione che introduce al mistero”. E poi a conclusione del suo intervento ha voluto citare alcune delle tante personalità che hanno consentito a questa storia di divenire attualità. “Ecco quello che colpisce è che non è stato Giussani a fare questa storia palermitana, è stata una ragazza che aveva incontrato il Movimento promosso da Giussani, pensate una ragazza. E questo è l’altro aspetto che mi colpisce del libro, perché in esso ci sono tante citazioni, tante testimonianze di coloro che hanno fatto la storia di CL insieme a don Giussani. Ci sono tanti nomi, decisivi anche per me: don Angelo Scola, don Massimo Camisasca, Pieralberto Bertazzi che aveva fatto il CLU e con il quale avevo praticamente cominciato la mia esperienza del Movimento; e poi tanti nomi di tanti siciliani,molti delle quali non conosco, ma tutti decisivi e protagonisti di questa storia. E poi vi sono i fatti che hanno riempito questa storia: il convegno del 1973 a Milano:“Nelle università per la liberazione”, oppure le elezioni in occasione delle quali emergemmo come una realtà di presenza nuova nell’università,
Ecco, questi sono alcuni eventi ma poi vi è tutto l’impegno intensissimodella vita, intensissimo proprio perché legato alla scoperta del senso e quindi al problema di vivere il senso della vita e di comunicarlo.”

Walter Maffenini viveva in quel decennio a Gallarate e iniziò a frequentare l’Università Cattolica a Milano. Era nello sparuto manipolo di universitari che riprese una presenza in tutti gli atenei milanesi che erano totalmente occupati dai giovani del Movimento studentesco. Ha rievocato fatti e avvenimenti la cui eco si riverbera anche nel libro di Francesco Inguanti fra gli universitari ciellini palermitani che muovevano i primi passi nell’ateneo.

Ricordando poi il rapporto di amicizia che lo ha legato per tanti anni a don Giussani ha affermato: “Don Giussani proponeva, ci proponeva sempre qualche cosa che lui viveva, e ci proponeva di viverlo con lui, e questo era il modo di sfidare la nostra libertà. L’apertura totale a far sì che tutto quello che sta accadendo, tutto quello che incontri, rende la vita appassionata”. Ha ricordato alcune forme di presenza nelle facoltà, come i tazebaoche era il nome che i maoisti davano ai loro manifesti. “Ricordo che don Giussani, quando arrivava in Università Cattolica desiderava leggere quello del giorno. Ricordo che in Cattolica ce ne era uno a destra che era il nostro e uno a sinistra che era del Movimento Studentesco. Voleva conoscere ogni giorno il nostro giudizio sull’attualità religiosa, politica, sociale. L’esperienza che avevamo incontrato, ci rendeva attenti a tutto quello che capitava, cioè nulla ci era estraneo, tutto diventava per noi occasione di manifestare quello che avevamo incontrato”. Lo stesso accadeva in quegli anni in tutti gli atenei italiani e anche gli universitari palermitani si cimentarono con questi strumenti, come documentato nel libro.

A conclusione dell’incontro ha chiesto la parola Francesco Inguanti,autore del libro che ha voluto ringraziare quanti lo hanno aiutato nella stesura del medesimo, i presenti in sala e i tanti collegati a distanza. “Tutti insieme – ha detto – costituiamo un popolo, il popolo che è il vero protagonista del libro. Se non ci fosse questo popolo, non ci sarebbe stata alcuna ragione per scriverlo”.

Poi ha voluto rispondere alla domanda che più spesso gli è stata rivolta circa i destinatari del testo. “L’ho scritto – ha ripreso – per i giovani che oggi hanno la stessa età dei protagonisti di quegli anni, per i giovani che frequentano oggi la scuola superiore e l’università. Probabilmente non leggeranno il libro, perché per loro è troppo faticoso, troppo lungo. Tuttavia, questa generazione ha particolarmente bisognodi sentirsi parte di questa storia, di questo popolo. Forse lo comprenderà fra dieci anni, vent’anni, trent’anni; non importa. Poi mi auguro, che nel frattempo lo leggeranno anche i loro genitori e i loro nonni per ritornare con la memoria al passato, e per continuare a vivere e testimoniareciò che li ha aiutati a vivere, a vivere bene, a vivere con pienezza fino ad oggi, non dimenticando che quella esplosione di gioia di cui parlava Maria Grazia è accaduta a ciascuno di loro e la custodiscono ancora nel cuore. Con l’impegno di non seppellirla nel mare dei ricordi”.