In una società dove forse non ci si stupisce più, dove abbiamo perso l’abitudine alla meraviglia, Giuseppe Savagnone, nel suo ultimo libro “Lo stupore dell’essere. Il pensiero alternativo di Tommaso d’Aquino”, pubblicato da Marcianum Press, mette in luce il nucleo della filosofia di Tommaso d’Aquino.

Presentato presso il Gonzaga Campus in Palermo, il volume si propone di contrastare l’idea che il pensiero tomista appartenga al passato, mostrandone piuttosto la straordinaria attualità su temi come fede e ragione, natura, bene e male, felicità e morale. L’approccio di San Tommaso, infatti, può essere una sfida come lo è stata per suo contesto storico, partendo dalla valorizzazione dell’essere sia come orizzonte onnicomprensivo di tutte le cose, sia soprattutto, come energia a cui esse devono l’emergere dal nulla. Una visione diversa da quella attuale in cui gli esseri e le relazioni divengono oggetti da consumare oppure strumenti da usare e che apre allo stupore.

La struttura del libro si articola in dodici conversazioni che, partendo dalla formazione culturale del giovane Tommaso (intorno al 1240), evidenziano lo stile di pensiero come sintesi tra ricerca filosofica e spiritualità, coinvolgendo intelletto, volontà e cuore. Un’occasione concreta per confrontarsi dal vivo con il pensiero di Savagnone e approfondire la sua lettura del pensiero di Tommaso d’Aquino come proposta “alternativa” alla cultura contemporanea.

L’autore sottolinea inoltre il valore dello stupore, distinto dalla fredda meraviglia dell’era moderna, come punto di avvio della riflessione filosofica. Sottolinea inoltre che la dottrina del bene ontologico aquinate, recentemente riscoperta dall’ecologismo, conferisce dignità all’essere creato in quanto intrinsecamente buono, pur sotto la regia discreta del Creatore. Un invito a intraprendere un percorso simile a quello del filosofo medievale, fatto di stupore e ricerca della verità come passione viva e come lotta al narcisismo intellettuale moderno.

Secondo l’autore abbiamo perduto un rapporto con la realtà che era contemplativo, non era di tutti, ma era presente, ora invece è scomparso totalmente. La realtà ormai è qualcosa da consumare o da usare, non da vedere. Gli occhi non si aprono più con gioia, con la meraviglia di chi scopre per la prima volta la bellezza, la ricchezza, il miracolo delle cose, della vita, e tutto questo è come perduto il nome della logica del profitto, il nome della logica del mercato, il nome della logica di una fretta frenetica.

Una fretta che non porta da nessuna parte, perché non abbiamo appuntamento con nessuno, è venuto meno pure l’appuntamento di Dio, ma neanche con gli altri, perché gli altri sono diventati anche loro oggetti da consumare. Ecco che oggi San Tommaso può essere, ancora un maestro, non certo nelle sue singole dottrine particolari, che chiaramente sono quelle di un uomo del XIII secolo, ma nell’atteggiamento di fondo.

Può essere ancora il maestro per una rinascita di una cultura dell’Occidente, diversa da quella che ci propongono figure della vita politica, che abbiamo sotto gli occhi, che parlano di rendere di nuovo grande l’Occidente, ma in realtà lo stanno rimpicciolendo in modo spaventoso.

Giuseppe Savagnone, Lo stupore dell’essere. Il pensiero alternativo di Tommaso d’Aquino, Marcianum Press (2025), pp. 280.

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Di Adele Di Trapani

Giornalista, collabora con “Radio Spazio Noi”, l’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo. Docente di Teologia Morale, Vicepresidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.