Durante la recente Udienza Generale del Mercoledì, Papa Leone XIV ha trattato uno dei gesti più sconvolgenti e luminosi del Vangelo, come il Pontefice stesso lo ha definito, l’episodio cioè dove Gesù, durante l’ultima cena, porge il boccone a colui che sta per tradirlo. Papa Leone lo considera molto di più di un semplice gesto di condivisione, e lo rilancia all’attenzione di tutti i fedeli come l’ultimo tentativo dell’amore di non arrendersi.
«Amare fino alla fine: ecco la chiave per comprendere il cuore di Cristo. Un amore – ha dichiarato il Papa – che non si arresta davanti al rifiuto, alla delusione, neppure all’ingratitudine. Gesù conosce l’ora, ma non la subisce: la sceglie. È Lui che riconosce il momento in cui il suo amore dovrà passare attraverso la ferita più dolorosa, quella del tradimento. E invece di ritrarsi, di accusare, di difendersi… continua ad amare: lava i piedi, intinge il pane e lo porge».
Gesù non ignora quanto sta accadendo, e le conseguenze contenute in quel boccone da noi considerato indiscutibilmente amaro. Proprio perché Gesù vede con chiarezza «ha compreso che la libertà dell’altro, anche quando si smarrisce nel male, può ancora essere raggiunta dalla luce di un gesto mite. Perché sa che il vero perdono non aspetta il pentimento, ma si offre per primo, come dono gratuito, ancor prima di essere accolto».
Quel boccone – ha detto Papa Leone – «è la nostra salvezza: perché ci dice che Dio fa di tutto – proprio tutto – per raggiungerci, anche nell’ora in cui noi lo respingiamo. È qui che il perdono si rivela in tutta la sua potenza e manifesta il volto concreto della speranza. Non è dimenticanza, non è debolezza. È la capacità di lasciare libero l’altro, pur amandolo fino alla fine. L’amore di Gesù non nega la verità del dolore, ma non permette che il male sia l’ultima parola. Questo è il mistero che Gesù compie per noi, al quale anche noi, a volte, siamo chiamati a partecipare».
Quella che per molti di noi rappresenterebbe una pagina di triste abbandono e di rifiuto della grazia di Dio, nelle parole di Papa Leone XIV diventa un’ulteriore possibilità di incontro per continuare ad amare, nonostante tutto!
«Quante relazioni si spezzano, – ha ricordato il Pontefice – quante storie si complicano, quante parole non dette restano sospese. Eppure, il Vangelo ci mostra che c’è sempre un modo per continuare ad amare, anche quando tutto sembra irrimediabilmente compromesso. Perdonare non significa negare il male, ma impedirgli di generare altro male. Non è dire che non è successo nulla, ma fare tutto il possibile perché non sia il rancore a decidere il futuro».
«Cari fratelli e sorelle, anche noi viviamo notti dolorose e faticose. Notti dell’anima, notti della delusione, notti in cui qualcuno ci ha ferito o tradito. In quei momenti, la tentazione è chiuderci, proteggerci, restituire il colpo. Ma il Signore ci mostra la speranza che esiste, esiste sempre un’altra via. Ci insegna che si può offrire un boccone anche a chi ci volta le spalle. Che si può rispondere con il silenzio della fiducia. E che si può andare avanti con dignità, senza rinunciare all’amore».
Le parole di Papa Leone risultano di grande intensità spirituale, mettono in discussione, si fanno preghiera, così da «saper perdonare, anche quando non ci sentiamo compresi, anche quando ci sentiamo abbandonati. Perché è proprio in quelle ore che l’amore può giungere al suo vertice. Come ci insegna Gesù, amare significa lasciare l’altro libero — anche di tradire — senza mai smettere di credere che persino quella libertà, ferita e smarrita, possa essere strappata all’inganno delle tenebre e riconsegnata alla luce del bene».
«Quando la luce del perdono riesce a filtrare tra le crepe più profonde del cuore, – ha concluso il Pontefice – capiamo che non è mai inutile. Anche se l’altro non lo accoglie, anche se sembra vano, il perdono libera chi lo dona: scioglie il risentimento, restituisce pace, ci riconsegna a noi stessi. Gesù, con il gesto semplice del pane offerto, mostra che ogni tradimento può diventare occasione di salvezza, se scelto come spazio per un amore più grande. Non cede al male, ma lo vince con il bene, impedendogli di spegnere ciò che in noi è più vero: la capacità di amare».
Il neretto è nostro.
Foto: screenshot – Vatican News
Segui Porta di Servizio
Seguici sul nostro canale WhatsApp oppure qui t.me/portadiservizio sul gruppo Telegram.