Nel cuore di un’umanità ferita dai conflitti, un’antica indulgenza dal sapore tutto francescano, fa capolino nel bel mezzo dell’estate.

Il 2 agosto di ogni anno, nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, si celebra il “Perdono di Assisi”. Una festa che affonda le radici nel XIII secolo, quando san Francesco, con l’umiltà e la determinazione dei santi, ottenne da Papa Onorio III l’indulgenza plenaria per tutti i pellegrini pentiti che avessero visitato quella piccola chiesa. Era il desiderio di un’anima assetata di misericordia.

Oggi, più che mai, il messaggio di San Francesco risuona oggi come un’urgenza: riconciliarsi con Dio e tra di noi. Quel desiderio sembra gridare nel silenzio assordante dei conflitti che devastano intere nazioni. Dall’Ucraina alla Terra Santa, dall’Africa al Medio Oriente, la guerra non è più lontana: entra nei nostri notiziari, nei cuori delle famiglie rifugiate, nelle coscienze anestetizzate da troppa indifferenza.

Che cosa c’entra il Perdono di Assisi con la geopolitica e le bombe? Tutto. Perché il perdono, è anche un seme di disarmo interiore che può cambiare il destino dei popoli. Francesco d’Assisi, che volle andare a incontrare il sultano nel pieno delle Crociate, ci insegna che il dialogo è possibile persino tra nemici dichiarati. Il suo esempio è una provocazione evangelica che rompe la logica della vendetta e spalanca la via della pace.

Nel tempo della guerra, il cristiano è chiamato a essere artigiano di riconciliazione, iniziando dal perdono più difficile: quello che dobbiamo a chi ci ha feriti, traditi, o delusi. Il Perdono di Assisi ci invita a riscoprire che la vera pace nasce da cuori riconciliati con Dio e tra loro.

Ogni volta che rinunciamo all’odio, che costruiamo ponti invece di muri, che accogliamo invece di respingere – ma soprattutto chiediamo perdono a Dio per i nostri peccati – stiamo rendendo attuale il miracolo della Porziuncola.

Mentre i potenti parlano di pace con le labbra e di strategia con le armi, il Vangelo ci invita a parlare di pace con la vita e la persona di Cristo: una pace che comincia inginocchiandosi davanti alla misericordia di Dio, e si compie abbracciando chi ci è stato nemico.

Oggi 2 agosto mentre tanti pellegrini attraversano la porta del perdono, chiediamoci quale guerra sto ancora combattendo dentro di me, e chi ho bisogno di perdonare e lasciarmi perdonare!

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Di Adele Di Trapani

Giornalista, collabora con “Radio Spazio Noi”, l’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo. Docente di Teologia Morale, Vicepresidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.