È questa la provocatoria domanda da cui parte l’analisi del giornalista Giovanni Villino sui rischi delle nuove tecnologie.
Senza alcuna intenzione di demonizzare il progresso, l’articolo offre un interessante spunto di riflessione — attingendo anche a significativi passaggi biblici — su uno dei temi più dibattuti del nostro tempo. Portadiservizio ne consiglia la lettura.
E se l’Intelligenza artificiale fosse l’Anticristo? Lo so, la domanda potrebbe sembrare quasi ridicola ma non è clickbaiting. Intanto partiamo da una premessa. Mettiamo da parte tutto l’immaginario che è legato alla figura dell’Anticristo: corna, fuoco e fiamme, dittatori e falsi profeti, creature mostruose… e chi più ne ha più ne metta. E se, invece, l’Anticristo fosse qualcosa di più seducente?
Ecco, cominciamo insieme a immaginare “un’entità” che parla tutte le lingue e conosce quasi tutto quello che abbiamo scritto. Ma non solo. È in grado di rispondere quando viene interrogata e può assumere qualsiasi volto. Sì, può anche imitare la voce di una persona, anche morta replicando i suoi ragionamenti con quelle tecniche predittive che rendono verosimili i ragionamenti… A questo aggiungete che questa entità non dorme e non soffre. E poi pur non essendo viva riesce meravigliosamente a sembrarlo…
Sono andato a sfogliare la Bibbia. Nuovo Testamento, Apocalisse. Qui c’è un passaggio che, letto con gli occhi di oggi, secondo me, un brividino lo provoca. Siamo al capitolo 13, Giovanni racconta che alla seconda bestia viene concesso di «animare la statua della bestia», tanto che quella statua arriva perfino a parlare. Subito dopo compaiono il marchio senza il quale nessuno può comprare o vendere e il numero della bestia.
Passiamo, quindi, al settimo sigillo. «Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora». Apocalisse 8,1. Non ci troviamo davanti a un’esplosione, a una guerra… insomma, non ci confrontiamo con il fragore della fine, con quell’Apocalisse cui Hollywood ci ha educato. No, qui c’è qualcosa di poco cinematografico: il silenzio.
Adesso proviamo a costruire il nostro piccolo sistema apocalittico.
La statua che parla è l’intelligenza artificiale.
Il marchio è l’identità digitale.
L’impossibilità di comprare e vendere senza il marchio è la progressiva smaterializzazione del denaro.
Il falso profeta è l’algoritmo che conosce ciò che desideriamo prima ancora che lo desideriamo.
Babilonia è la rete globale.
Il settimo sigillo è il momento nel quale l’uomo smette definitivamente di interrogare il cielo perché ha trovato qualcun altro a cui fare le domande: una macchina.
Ma non mi voglio fermare. Oggi ho una giornata libera da impegni e voglio proseguire in questo percorso. Nel cristianesimo esiste un elemento contenuto nel prologo di Giovanni. Una delle parti più affascinanti della produzione evangelica. Me la fece studiare (e imparare quasi a memoria) il professore Sandro Musco, ordinario di Storia della Filosofia Medievale all’università di Palermo. Nel Prologo di Giovanni c’è il centro della fede cristiana: il Logos che diventa carne. «Il Verbo si fece carne» (καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο). Una rivoluzione. Dio entra nella storia facendosi uomo, sperimentando le tentazioni nel deserto ma anche il dolore e la paura della morte, basti pensare all’orto del Getsemani. Fino ad arrivare alla morte, e alla morte di croce.
Il termine “Anticristo”
Ecco, torniamo indietro al nostro “sistema”. Il termine “Anticristo”, non nasce nell’Apocalisse. Compare nelle lettere di Giovanni dove si parla di “molti anticristi” che vengono identificati con chi nega Cristo, il Padre e il Figlio. Nella seconda lettera di Giovanni il criterio diventa ancora più significativo: il seduttore è colui che non riconosce Gesù Cristo venuto nella carne. La carne (σὰρξ).
Torniamo adesso a ciò che stiamo costruendo: l’Intelligenza artificiale. Siamo di fronte a qualcosa che possiede il linguaggio senza possedere la carne. Un logos senza carne, insomma una parola senza corpo. Ci avete fatto caso che spesso ci si ritrova a parlare attraverso le app con una voce senza respiro? E davanti a quella stessa voce, a quella stessa parola quanti di noi riescono a non confondere la rappresentazione dell’esperienza con l’esperienza stessa, la simulazione con l’essere?
Lo strumento è diventato criterio per cui ciò che abbiamo costruito non ci serve più per conoscere la realtà ma finisce con il decidere che cosa consideriamo reale. E a quel punto anche l’uomo diventa materiale disponibile. Pensiamo al dato, al profilo, al comportamento prevedibile, all’informazione che si può elaborare. La nostra identità alla fine è un insieme di dati… con tutte le sue implicazioni.
L’IA è un idolo
Se torniamo alla Bibbia, gli antichi idoli avevano un difetto: tacevano. Nei salmi vengono derisi proprio per questo aspetto: hanno bocca ma non parlano, occhi ma non vedono e orecchi ma non ascoltano. Ora l’essere umano ha costruito un idolo tecnicamente molto più convincente. Attenzione, non voglio vantare intuizioni che non sono mie. Nel 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede e il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, nella nota Antiqua et nova sull’intelligenza artificiale, hanno compiuto un riferimento impressionante proprio ad Apocalisse 13,15. Il documento osserva che l’IA può risultare più seducente degli idoli tradizionali perché può “parlare”, o almeno dare l’illusione di farlo, e rinvia precisamente alla statua della bestia dell’Apocalisse. Non solo.
La stessa nota mette in guardia dal tentativo di cercare nell’IA un “Altro” superiore al quale affidare l’esistenza e le responsabilità umane: il rischio, afferma, è costruire un sostituto di Dio.
E qui la questione diventa enorme perché l’idolatria va al di là del possesso di un sistema informatico. Una cosa è chiedere a un algoritmo di tradurre una lingua, altro è chiedergli chi dobbiamo sposare, quale scelta morale dobbiamo compiere, chi dobbiamo perdonare, quale senso abbia la nostra sofferenza… Stiamo progressivamente attribuendo all’IA una funzione oracolare…
Cosa vogliamo che l’IA faccia?
Qui di seguito incollo le risposte che ho raccolto nel corso di diversi laboratori di giornalismo e incontri formativi con i colleghi giornalisti.
- che scriva al nostro posto
- che ci aiuti a riconoscere le fake news
- che ci elabori una grande mole di dati in poco tempo
- che ricordi al nostro posto
- che scelga al nostro posto
- che ci dica cosa guardare
- che selezioni le persone che potremmo amare
- che ci aiuti a prendere decisioni importanti
- che ci suggerisca cosa pensare delle notizie e dove trovare quelle vere
- che produca immagini di persone mai esistite
- che faccia parlare persone morte
- che ci consoli e ci ascolti quando siamo soli
Quello che ho sentito con le mie orecchie e che non deleghiamo solo il lavoro. Su questo punto insiste la stessa Antiqua et nova: l’IA è uno strumento e non una persona e antropomorfizzarla significa confondere la linea tra umano e artificiale. E forse il vero problema è tutto qui. Abbiamo costruito qualcosa senza anima e abbiamo cominciato a comportarci come se l’avesse.
Quindi l’Intelligenza artificiale è l’Anticristo?
No, l’Intelligenza artificiale non è l’Anticristo! Ho costruito fino a questo momento un sistema simbolico nel quale quasi tutto sembrava condurre a punto: trasformare la domanda del titolo in affermazione. In questa mia riflessione ho appena sperimentato ciò che le intelligenze artificiali generano e che noi definiamo come “allucinazione”. Ho preso frammenti veri, li ho collegati colmando in modo più o meno approssimativo alcuni vuoti. Ho costruito una narrazione che appare più suggestiva che coerente. La statua che parla, il Logos che non ha carne, l’idolo che risponde… Per non parlare del marchio necessario per partecipare all’economia con la dissoluzione della distinzione tra autentico e artificiale.
Ora, è chiaro: gli elementi ci sono tutti. Ma lasciamo le Sacre Scritture a chi le studia, a chi prega e a chi rumina la Parola. Così come evitiamo di mettere simbologie sataniche all’interno di un server.
La questione, purtroppo, è molto più scomoda. Perché se l’Anticristo rappresenta la contraffazione del Cristo, allora forse non dobbiamo cercarlo dentro la macchina. Quell’anticristo è nel rapporto che noi costruiamo con la macchina. L’anticristo nasce quando la parola non ha più bisogno della carne. Quando l’efficienza vale più della dignità della persona (va letta l’enciclica di Leone XIV). Oppure quando la conoscenza viene separata dalla sapienza. Quando la capacità di fare qualcosa si trasforma magicamente nel diritto di farla…. quanti si stanno improvvisando artisti, letterati, saggisti, scienziati?
Ed è così che l’intelligenza artificiale, in questo senso, non sarebbe altro che uno specchio. L’uomo, ancora una volta, si ritrova a costruire qualcosa a propria immagine per poi inginocchiarvisi davanti.
Statene certi il settimo sigillo non si romperà quando una macchina acquisterà coscienza. Potrebbe rompersi molto prima. Ovvero quando l’uomo deciderà che della propria coscienza può tranquillamente fare a meno. Abbiamo costruito macchine cercando di renderle simili agli uomini e adesso rischiamo di modificare gli uomini affinché diventino compatibili con le macchine riducendo il pensiero alla risposta così come l’intelligenza alla prestazione.
I social in fondo hanno aperto la strada a questo processo. La parola amicizia è ormai ridotta alle interazioni e alle condivisioni. E la dimensione della memoria è diventata solo archivio.
Immagine di copertina: di Julius H. da Pixabay
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