Domani, venerdì 4 settembre 2026 alle ore 10.30 nell’area antistante la Grotta del Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino, l’Arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice, insieme alle autorità civili e militari della Città, prenderà parte alla cerimonia di scopertura di una targa marmorea recante la traduzione in lingua ucraina delle due lapidi preesistenti (una in latino, l’altra in italiano) che evidenziano il contributo dei Ruteni nell’edificazione del santuario.

L’evento è promosso dall’Ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede e presso il Sovrano Ordine di Malta (SMOM). Sara presente l’Ambasciatore Andrii Yurash.
La richiesta era stata inoltrata due anni addietro dall’Ambasciatore ucraino presso la Santa Sede all’Arcivescovo di Palermo.

Chi sono i Ruteni?

La popolazione rutena – di remota origine Vichinga chiamata anche “Piccoli Russi” – è oggi una realtà molto variegata.
Secondo un interessantissimo resoconto storico di Girolamo Mazzola – già bibliotecario e paleografo presso l’Archivio Storico comunale di Palermo e dal 2012 Archivista volontario al Santuario di S. Rosalia – la parte più cospicua dei Ruteni vive in Ucraina sub carpatica o trans carpatica.

«I Ruteni – precisa Mazzola – furono convertiti nel sec. X dal principe Vladimiro di Kiev, chiamato Basilio alla nascita, divenuto Santo dopo una vita violenta e dissoluta quando, in seguito al battesimo, impose la sua cristianità in tutto il principato di Kiev e negli ultimi anni della sua vita si comportò con mitezza, generosità e austerità. Il popolo ruteno rimase lungamente dipendente dal Patriarcato di Costantinopoli ma divenne obbediente alla chiesa di Roma nel 1595/1596, in seguito al Sinodo di Brest, mantenendo però i riti e le istituzioni orientali».

I basiliani ruteni

I basiliani ruteni, ufficialmente noti come Ordine basiliano di San Giosafat, costituiscono un’istituzione religiosa cattolica di rito bizantino ispirata alla regola di San Basilio Magno. L’ordine è nato all’interno della Chiesa greco-cattolica rutena sulla scia dell’Unione di Brest del 1596, che ha riunito sotto la comunione con Roma diversi monasteri di tradizione bizantino-slava.

Il legame dei Ruteni con il Santuario di Santa Rosalia

Una prima coincidenza – che unisce la tradizione rutena con il Santuario di Monte Pellegrino – riguarda la vita di Santa Rosalia che secondo una delle tradizioni ha abbracciato la vita la vita monastica propria della comunità basiliana. Prova ne sia – precisa Girolamo Mazzola – «l’esistenza ancora oggi di opere pittoriche che la ritraggono vestita dal saio di monaca di tale ordine con la croce Patriarcale, a due braccia orizzontali, nella mano sinistra». 

Un’ulteriore coincidenza lega il culto di santa Rosalia alla comunità rutena: si tratta di una lapide conservata nel santuario di Montepellegrino. La targa è affissa proprio sulla parete rocciosa che un tempo ospitava un’antica edicola punica, poi trasformata nella cappella della Santa.

Questa lapide – osserva Girolamo Mazzola – «descrive l’intervento miracoloso a favore di una nave di Ruteni schiavizzati dai Turchi che, dopo aver impetrato il soccorso in loro favore della Santa verginella, il 7 dicembre 1627, riuscirono a fuggire dall’armata navale Turca che li scortava e ad allontanarsi con la loro nave dalla flotta senza subire alcuna ritorsione. Si racconta che l’ammiraglio turco, accortosi della fuga, non riuscisse a virare per inseguirli per effetto di un violento, provvidenziale, miracoloso vento contrario. In segno di riconoscenza alla Santa e, per fare dispetto ai Turchi, i marinai ruteni innalzarono sul monte la bandiera turca per celebrare la loro salvezza ed esprimere la devozione a santa Rosalia. In seguito aiutarono spontaneamente nei lavori di costruzione del santuario dedicato alla Santa (1626/1629) e offrirono una parte del loro bottino per completare la costruzione del tempio».

Immagine generata da IA

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È Presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, vicepresidente regionale e membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.