Padre, marito, “uomo giusto”, custode del Redentore, patrono della Chiesa. Sono innumerevoli i titoli che i cristiani, nel corso del tempo, hanno riconosciuto a San Giuseppe, lo sposo di Maria, di cui oggi, 19 marzo, celebriamo la solennità.
Una figura a cui Papa Francesco dedicò una lettera apostolica, la “Patris corde”, in occasione dei 150 anni della dichiarazione del santo come patrono della Chiesa universale.
“Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo”, ha scritto il pontefice argentino. San Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù, fu “padre nella tenerezza, nell’obbedienza, nell’accoglienza, dal coraggio creativo, lavoratore, nell’ombra”.
Uomo della presenza quotidiana
“Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità – si legge in Patris Corde -. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in ‘seconda linea’ hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine”.
La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.
Il dono di sé
“La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio”.
La liturgia
La liturgia di oggi sarà quindi solenne: colore bianco, recita del Gloria (unico caso in Quaresima insieme all’Annunciazione) e del Credo, seconda lettura prefazio proprio, Te Deum all’Ufficio delle letture.
I testi eucologici sottolineano la “purezza di cuore che animò San Giuseppe”, alla cui intercessione la Chiesa si rivolge nel chiedere di poter “cooperare fedelmente al compimento dell’opera della salvezza”. “Egli, uomo giusto, da te fu prescelto come sposo di Maria, Vergine e Madre di Dio – recita il prefazio – Servo saggio e fedele, fu posto a capo della santa Famiglia per custodire, come padre, il tuo unico Figlio, concepito per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo Signore nostro”.
La preghiera
Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male. Amen.
Per approfondire
Lettera apostolica Patris corde
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