“Ricominciamo da capo”. Le parole di san Francesco d’Assisi risuonano a Palermo, fatte proprie dall’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice nell’incipit della sua lettera pastorale alla Chiesa diocesana. Un testo presentato questa mattina nell’assemblea aperta ieri nella parrocchia di Santa Caterina da Siena e che traccia le direttrici per il cammino di quest’anno.
Una lettera sentita, accorata, che va di pari passo con gli orientamenti diocesani 2026/2027 che si basano sulle linee di orientamento dei vescovi italiani nella fase post-sinodale. “Questo documento ci accompagnerà nei prossimi anni”, dice monsignor Lorefice a un’aula gremita composta da presbiteri, diaconi, religiosi e laici.
La lettera alla Chiesa di Palermo
Nella sua missiva alla Chiesa di Palermo, l’arcivescovo esorta a “ricominciare da capo” ma anzitutto rivolge un pensiero a chi vive sofferenze e difficoltà: a chi è povero, disoccupato, ammalato, carcerato, ai giovani che guardano con preoccupazione al futuro. “Lo so, non si può parlare di ricominciare a voi che non avete smesso di lavorare, soffrire, piangere, vivere nel limite e nella fatica – scrive monsignor Lorefice – ma vi parlo perché sapete, come tutti, che ogni sofferenza viene affrontata in modo diverso se il cuore riposa su legami sicuri e affettuosi. Il Vescovo vi pensa, vorrebbe essere con voi, personalmente, chiamarvi per nome e invocare su di voi il conforto di Maria, madre dei dolori”.
L’arcivescovo esorta a ricominciare da capo, innamorandoci di Cristo: “Non siete soli, è questo il progetto che immagino, penso e desidero per l’anno che si apre: nessuno deve sentirsi solo”. Ripartire da Cristo, “con Lui e in Lui, questa è la nostra ragione prima e ultima del nostro stare insieme, la nostra gioia e la nostra speranza. Nessuno deve sentirsi solo, questo è il nostro compito, questo l’impegno che la Chiesa di Palermo deve assumere quest’anno”.
Un sogno, come ammette il presule, ma che può divenire “un segno nella storia” sull’esempio del beato Pino Puglisi: “Parroco in una parrocchia di periferia, difficile, travagliata, non lasciò il suo sogno. Chi sogna segna la storia”. Ma si guarda anche a santa Rosalia (“piccola, marginale, inutile ha segnato la storia di Palermo”) e alla fine il monito alla città: “Ogni cittadino deve nuovamente innamorarsi di Palermo”.
Luoghi di incontro
L’obiettivo è creare luoghi di incontro “che aiutino tutti a non sentirsi soli” e per farlo l’arcivescovo chiede a tutti (presbiteri, diaconi, religiosi, ministri istituiti, laici) “di offrire una disponibilità settimanale di una, due, tre ore per essere presenti nei vicariati. Tutti devono sapere che se vogliono parlare della loro fede, cercare un senso a un brano della Bibbia, esprimere le proprie difficoltà nella preghiera potrà trovare fratelli e sorelle con cui discutere e confrontarsi liberamente, in un certo posto e a determinati orari che faremo sapere a tutti”.
L’arcivescovo la chiama “conversazione teologica” (non filosofica o psicologica, ma teologica) a cui aggiungere una consulenza pastorale. “In una società che diventa sempre più frammentata – scrive l’arcivescovo – solo l’ascolto e le connessioni ci salveranno. Nessuno mai solo”.
Gli orientamenti diocesani
Sull’esempio dei discepoli di Emmaus, gli orientamenti pastorali diocesani poggiano sulle quattro direttrici individuate a livello nazionale: riportare al centro il dono della fede; puntare sulla vita comunitaria; dare impulso alla corresponsabilità differenziata; verificare l’adeguatezza delle strutture. Quattro obiettivi declinati su tre livelli: parrocchia, zona pastorale vicariato e diocesi.
Programmi e scelte che dovranno rispondere a cinque domande: la scelta aiuta a riportare a Cristo? A raggiungere realmente le persone? A fare crescere relazioni? Coinvolge realmente i diversi soggetti ecclesiali? Libera energie per la missione?
Le parrocchie dovranno diventare luoghi di incontro con Cristo curando la liturgia, rimettendo al centro l’ascolto della Parola, promuovendo la formazione degli adulti, valorizzando le famiglie come luoghi di trasmissione della fede, valorizzando i carismi: da qui l’indicazione, per ogni comunità parrocchiale, di individuare un percorso di rinnovamento dell’annuncio di fede, evitando di riproporre schemi abituali. Poi toccherà a vicariati e diocesi mettere in rete le esperienze e promuovere momenti comuni.
L’arcivescovo esorta le parrocchie a conoscere le situazioni del territorio, creando occasioni di incontro e sostegno specie per i più fragili con tempi e luoghi di ascolto; a favorire una corresponsabilità effettiva valorizzando ministeri, carismi, lavori di équipe con responsabilità definite; a evitare sovrapposizioni, doppioni o attività che sprecano energie senza “generare vita”.
Per approfondire
La lettera dell’arcivescovo alla Chiesa di Palermo e gli orientamenti pastorali 2026/2027
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