L’idea iniziale del nostro logo era quella di realizzare il disegno – semplice ed intuitivo – di una porta che al tempo stesso formasse la lettera “A”, così da integrarla nel titolo della testata Porta di Servizio.
Chi realizzò il disegno (due semplici archi colorati in rosso) lo arricchì con il dettaglio di una maniglia, rappresentata da un piccolo tondino colorato, così da rendere ancora più esplicita l’idea di una porta.
Guardando bene l’immagine, però, ci si rese subito conto che il logo appena creato, oltre a rappresentare una porta e la lettera “A”, offriva distintamente i contorni iconografici di un pesce. Un importantissimo valore aggiunto che descriveva bene gli intendimenti della nuova testata giornalistica.

Il simbolo del pesce per i primi cristiani

Per i primi cristiani l’immagine del pesce oltre a rappresentare un importante significato iconografico assumeva una singolare valenza terminologica. Il termine greco per indicare il pesce, ichthýs (ΙΧΘΥΣ), è infatti l’acrostico delle parole: «’Ιησοῦς Χριστὸς Θεoῦ υιὸς σωτήρ», «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore», come lo stesso Sant’Agostino ricordava nel De Civitate Dei: «Se unisci le prime lettere delle cinque parole greche che sono ‘Ιησοῦς Χριστὸς Θεoῦ υιὸς σωτήρ, e significano Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore, si avrà Ἰχθύς, cioè pesce, termine con cui simbolicamente si raffigura il Cristo perché ebbe il potere di rimanere vivo, cioè senza peccato, nell’abisso della nostra mortalità, simile al profondo delle acque» (XVIII,23.1).

Il segno del pesce per riconoscersi cristiani

Il simbolo del pesce, noto come Ichthýs, era inoltre un segno di riconoscimento segreto utilizzato dai primi cristiani perseguitati dall’Impero Romano.
Per evitare infatti di destare sospetti, i cristiani lo usavano per riconoscersi tra loro. Quando un fedele incontrava uno sconosciuto, tracciava uno degli archi del simbolo per testarne la lealtà. Se l’altro completava il disegno, significava che entrambi erano seguaci di Cristo e potevano fidarsi l’uno dell’altro.

Ritroviamo spesso tale simbolo in antichi dipinti, sculture e iscrizioni funerarie risalenti a un periodo compreso tra la fine del I secolo e la metà del IV.
Il pesce (ichthýs) è uno tra i più antichi simboli cristiani a noi pervenuti, con un esplicito riferimento agli episodi evangelici della chiamata dei pescatori, della pesca miracolosa e della moltiplicazione di pani e pesci. La letteratura cristiana ne trasmetterà il valore dal II secolo in poi.

Clemente di Alessandria (morto nel 215) e Tertulliano (morto nel 230), due importanti Padri della Chiesa, furono tra i primi a legare il simbolo del pesce al Battesimo.
In particolare, Tertulliano, nel suo trattato De Baptismo, definì i credenti come “pisciculi”, ovvero “pesciolini”. Questo perché, secondo la sua visione, proprio come i pesci nascono e vivono nell’acqua, i cristiani ricevono la salvezza nascendo e rimanendo nell’acqua del Battesimo.

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Di Michelangelo Nasca

Direttore Responsabile, giornalista vaticanista, docente di Teologia Dogmatica. È Presidente dell’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo, “Radio Spazio Noi”, e membro dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.