La musica come linguaggio universale, ma soprattutto come strumento di incontro, crescita e costruzione della pace. Si conclude questa sera il percorso che ha visto il Gen Rosso protagonista a Palermo con un workshop artistico e musicale che, in questi giorni, ha coinvolto decine di giovani alla Parrocchia Maria SS. delle Grazie di Roccella. Un’esperienza che ha trasformato i ragazzi da semplici spettatori a protagonisti del concerto finale. Per approfondire il significato di questo progetto e il messaggio che il gruppo vuole lasciare ai giovani, abbiamo intervistato Emanuele Chirco, pianista e direttore musicale del Gen Rosso.

Da oltre sessant’anni il Gen Rosso porta in tutto il mondo un messaggio che va ben oltre il palcoscenico, coinvolgendo migliaia di giovani in workshop artistici che culminano in spettacoli condivisi. Al di là dell’aspetto musicale, quale messaggio sperate che i ragazzi portino con sé al termine di questa esperienza e in che modo questo progetto si inserisce nella missione educativa del Movimento dei Focolari?

«Partecipare a un workshop e al successivo concerto del Gen Rosso è un’esperienza che nasce dalla musica, ma va ben oltre. Speriamo sempre che i ragazzi vivano momenti autentici di integrazione e condivisione, imparando a fare spazio all’altro, all’amico con cui partecipano o a nuove persone che incontrano lungo il percorso. Ogni giornata prende il via con un motto che accompagna il lavoro comune. Può essere Making space for love, cioè fare spazio all’amore, accogliendo ogni persona nella sua totalità e accettandola per ciò che è, oppure Go for love, scegliere la via dell’amore, quella della tolleranza e della condivisione. La musica è il punto di partenza, il filo che unisce tutti, ma l’obiettivo finale è vivere una vera esperienza di amicizia, fraternità e condivisione».

In un’epoca in cui molti giovani soffrono di isolamento e disagio, quale valore aggiunto offre un workshop in cui i ragazzi smettono di essere spettatori e diventano protagonisti sul palco insieme al Gen Rosso?

«L’esperienza del workshop si completa quando i ragazzi salgono sul palco insieme a noi. Dopo il lavoro svolto nei laboratori, diventano parte integrante dello spettacolo: cantano, danzano e suonano le canzoni preparate durante il percorso. È un’opportunità straordinaria perché permette a molti di superare timidezze, paure e insicurezze. Esibirsi davanti a migliaia di persone non è semplice, ma proprio questa sfida aiuta a scoprire risorse e capacità che spesso non si immaginava di possedere. I ragazzi comprendono di far parte di qualcosa di più grande, per qualche ora lasciano da parte il proprio isolamento e sperimentano la forza del gruppo, della collaborazione e dell’esperienza collettiva. È proprio lì che possono nascere nuovi talenti, nuove amicizie e una maggiore fiducia in se stessi».

Che cosa rende il Gen Rosso diverso da una normale band e perché il suo progetto continua a coinvolgere giovani in tutto il mondo?

«Credo che la differenza principale sia il nostro stile di vita. Noi condividiamo la quotidianità, trascorriamo moltissimo tempo insieme e possiamo dire di essere una vera famiglia. Lo scorso anno, durante il Giubileo del 2025, vedevamo tante band salutarsi dopo un evento dandosi appuntamento alla prova successiva. Per noi, invece, non è così: finito un concerto, saliamo sul pulmino e continuiamo il viaggio insieme, vivendo ogni giorno fianco a fianco. Questa autenticità arriva alle persone. Inoltre, il Gen Rosso è composto da persone provenienti da culture, lingue e Paesi diversi. È una ricchezza che rende tutto più complesso, ma anche più vero. Se scegliamo ogni giorno di fare spazio all’altro e di prenderci cura gli uni degli altri, allora la diversità diventa un ponte e non un muro. Se questo atteggiamento fosse più diffuso nel mondo, probabilmente non assisteremmo a tante guerre».

Qual è il messaggio più importante che il Gen Rosso vuole lasciare ai giovani di Palermo attraverso questa esperienza?

«Il messaggio è quello che accompagna il Gen Rosso da sessant’anni: la pace è possibile. Una pace autentica, costruita tra i popoli e tra le persone. A Palermo vorremmo aggiungere anche un forte richiamo alla tolleranza, alla legalità e alla giustizia. Sono valori di cui oggi abbiamo un enorme bisogno, non soltanto qui, ma ovunque nel mondo. Noi incontriamo giovani provenienti da realtà molto diverse e vediamo come la mancanza di fiducia e di speranza possa trasformarsi in abbandono sociale e, talvolta, nell’illegalità. Il nostro modo di contrastare tutto questo è semplice: offrire messaggi che possano raggiungere il cuore delle persone e generare cambiamenti interiori. Ci auguriamo che i giorni trascorsi insieme diventino un’esperienza positiva, capace di lasciare un segno anche dopo la fine del concerto».

L’incontro con Emanuele Chirco ci ha trasmesso la passione e l’entusiasmo di un progetto che utilizza la musica come strumento educativo e sociale. Per alcuni giorni la musica è diventata un linguaggio capace di unire giovani provenienti da esperienze diverse, offrendo loro uno spazio in cui sentirsi accolti e protagonisti. È da percorsi come questo che può nascere una speranza concreta per una città come Palermo: quella di una comunità che investe nei suoi ragazzi, nei loro talenti e nella capacità di trasformare le differenze in occasioni di incontro e di pace. In un tempo segnato da divisioni, isolamento e sfiducia, il messaggio che il Gen Rosso continua a portare in tutto il mondo resta sorprendentemente attuale: costruire la pace inizia da piccoli gesti quotidiani, dall’accoglienza dell’altro e dalla scelta di trasformare le differenze in occasioni di incontro.

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Di Adele Di Trapani

Giornalista, collabora con “Radio Spazio Noi”, l’emittente radiofonica dell’Arcidiocesi di Palermo. Docente di Teologia Morale, Vicepresidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), sezione di Palermo.